mercoledì 20 settembre 2017
Smart in the City
 
1 – La bioarchitettura: da necessità a progetto
Apr29

1 – La bioarchitettura: da necessità a progetto

di Antonella Cicalò

29 Apr 2014

Iniziamo qui un percorso alla scoperta degli architetti che ispirandosi alla natura hanno dato alla bioarchetettura l’ampio respiro di un progetto moderno e compiuto. Nel mondo antico i saperi non erano parcellizzati come oggi. Certo, ai sapienti, ai sacerdoti era demandata la trasmissione delle nozioni – prima oralmente, poi attraverso segni e scritture – ma la “cultura” si travasava con facilità da un ambito a un altro. Fuoco e l’Acqua associati al Vento e alla Luna. Luna e Sole complementari tra loro e la Terra, che prima della rivoluzione copernicana stava al centro di tutto. Nutriva il legno degli alberi, si ripopolava con le pietre disseminate da Deucalione, il Noè del mito greco, figlio non a caso del Prometeo che aveva donato il fuoco all’umanità; e via così, in un fluire che circondava l’uomo e lo poneva in rapporto costante con la natura: a volte dominava, a volte era dominato, ma sempre cercava di realizzare i propri fini. Corriamo ai ripari L’architettura nasce in primo luogo per soddisfare le necessità biologiche dell’uomo, come la protezione dagli agenti atmosferici, e come tale è presente – almeno in modo embrionale – in tutte le società umane. E dato che l’uomo è un animale sociale, ciò vuol dire dappertutto. Con lo sviluppo di organizzazioni collettive via via più complesse anche la bioarchitettura si sviluppa con funzioni tecniche e artistiche corrispondenti al cammino culturale e tecnologico dei gruppi sociali di riferimento. Provate a guardarvi intorno con questo spirito. Dovete “abitare” facendo tesoro di quanto avete e sopperendo con l’ingegno e lo spirito di osservazione a quanto non avete. Ricordiamo per esempio che l’impiantistica come oggi la conosciamo è stata sconosciuta fino agli inizi del secolo scorso. Pensiamo all’elettricità, così indispensabile oggi. L’elettricità è una proprietà fondamentale della materia, diffusissima in natura. Si manifesta in modo molto evidente, come nei fulmini. L’uomo è sempre stato attratto da questa forma di energia e l’ha studiata ed esplorata fino a sfruttarla. I primi studi risalgono probabilmente al filosofo greco Talete (600 a.C.) che si concentrò sulle proprietà elettriche dell’ambra. Questa resina fossile se viene sfregata attrae altri pezzetti di materia: il suo nome in greco era electron e questo è appunto il nome di battesimo dell’«elettricità» da cui tutti dipendiamo. I greci antichi compresero che l’ambra era in grado di attrarre oggetti leggeri, come piume e capelli, e soprattutto che un ripetuto strofinìo  poteva perfino generare scintille. Oggi l’ambra è soprattutto un ornamento, come pure il giaietto dei bijoux delle nostre nonne, eppure il Venerabile Beda, monaco inglese dell’VIII secolo, descrisse proprietà analoghe a quelle dell’ambra in un tipo particolare di carbone compatto: sì, proprio il...

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Banda larga tra Tizio e Caio
Apr29

Banda larga tra Tizio e Caio

di Andrea Santillana

29 Apr 2014

Senza ulteriori investimenti l’Italia non sarà all’altezza dei parametri di diffusione della banda larga fissati dalla Commissione europea. È la conclusione del rapporto realizzato a inizio 2014 dal commissario per l’attuazione dell’Agenda digitale Francesco Caio. Da una parte infatti, secondo lo studio, sono già operativi i piani di investimento degli operatori che garantiranno uno sviluppo delle connessioni veloci nei prossimi 2-3 anni. Dall’altra, oltre quell’orizzonte, ci sarà bisogno di un «forte, sostenuto e continuo impegno». Secondo il rapporto – che è stato redatto da Caio insieme a Scott Marcus, già funzionario della Federal Communications Commisson americana, e Gerard Pogore, professore presso la Scuola superiore di telecomunicazioni francese – entro il 2017 il 50% degli utenti probabilmente avrà a disposizione connessioni a 30 Mbps. Questo risultato, reso possibile dai piani già avviati dai maggiori operatori, non è però sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi Ue fissati per il 2020. L’agenda digitale europea, infatti, si è data come traguardo il 100% delle connessioni a 30 Mbps entro quella data. Secondo le stime dello studio, allo stato delle cose l’Italia non potrà andare oltre una copertura del 70%, cosa che renderà “opportuni interventi aggiuntivi”. Ancora più difficile – secondo Caio – la corsa verso l’altro traguardo fissato dall’Europa: il 50% delle connessioni a una velocità di 100 Mbps, sempre entro il 2020. Su questo la strada è ancora più in salita. «Nessuno dei piani di rete analizzati – si legge nel documento – considera esplicitamente il raggiungimento dei 100 Mbps». Ciò significa che alla scadenza fissata non si potrà realisticamente aspirare ad una banda superiore ai 60-70 Mbps, e solo nelle aree a più alta densità di popolazione dove gli operatori hanno più interesse ad investire. l’Italia è una dei Paesi europei con la velocità media di connessione più bassa, come ha potuto constate chiunque abbia provato a connettersi da una barca sul Nilo o da una slitta nella  Tundra. Si filava via meglio che da Milano e Roma, per stare in aree comunque privilegiate. L’Italia compare infatti al 48esimo posto al mondo per velocità della connessione internet misurata, il che la pone in fondo alla classifica dell’Unione europea. La velocità stimata sulle connessioni degli utenti nel terzo trimestre 2013 è stata infatti di 4,9 Megabit al secondo, cioè pari a quella di un’adsl 7 Megabit di decente qualità. Peccato che nel resto d’Europa (per non parlare del mondo) si diffondano le connessioni in fibra da 30 Megabit e oltre e siano sempre più popolari quelle veloci su cavo coassiale (tecnologia assente da noi). Da qui la distanza con gli altri Paesi: 12,5 Megabit al secondo è la velocità media nei...

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Europa tra la terra e il cielo
Apr29

Europa tra la terra e il cielo

di Gianni Vacchelli

29 Apr 2014

Il breve intervento proposto è, volutamente, un piccolo dittico (con frase – passo finale, che vorrebbe interconnettere il tutto). La prima parte, più ad ampio raggio, è ispirata alle riflessioni di Simone Weil e di Raimon Panikkar; la seconda è focalizzata sulla “nostra” Europa. Sono due movimenti, come dire interculturalità e intraculturalità, esteriore ed interiore. L’idea di fondo è che abbiamo bisogno di un profondo rivolgimento interiore, spirituale, inter/intraculturale collegati come in una triade. I. Primo movimento Per Simone Weil, la grande malattia dell’Occidente è lo sradicamento. Lo dice in un libro geniale e celeberrimo che data 1943: La Prima radice (ma il titolo in francese è L’enracinement, “Il radicamento”). La lucidità e la profondità della grande filosofa ci appaiono contemporanee (e oltre). Simone vede già la crisi della democrazia, il regno della quantità che ci domina. I partiti politici (da abolire, dice con provocazione e rigore), litigiosi e informi, non portano nulla. Dimentichiamo il nostro passato, ci ricorda la filosofa. Ma non in un senso solo culturale o museale. Il passato come esistenza vissuta, da rivivere e ricreare. Le nostre radici. La nostra interiorità. La Weil vede già il frastuono dell’informazione (nel ’43!), che ci ingolfa. Il nostro pensiero si fa torpido, pesante, poco creativo. Ci perdiamo così nella massa, in un collettivo dove il nostro io più profondo s’inabissa. Ma lo sguardo penetrante di Simone non è pessimista. Cerca il risveglio. Il radicamento. E le sue parole risuonano, simili e diverse, con quelle di Raimon Panikkar, uomo saggio e grande filosofo dei nostri tempi, che ha vissuto in sé l’incontro di più tradizione d’Oriente e d’Occidente. Panikkar infatti, di fronte alla crisi che viviamo (di cui l’economica è solo punta dell’iceberg), vede necessari due passi, apparentemente opposti e invero complementari: 1 – il ritorno creativo alle nostre radici. Dobbiamo cioè riscoprire il “genio” dell’Occidente, che non consiste tanto nei suoi gadgets tecnologici o nel mito del progresso (nel quale sempre meno si crede). Piuttosto dobbiamo riavvicinarci criticamente e creativamente alla nostra straordinaria tradizione culturale, artistica, scientifica, spirituale, riscoprendola molto più ampia e variegata di quanto pensavamo o ci hanno insegnato. L’Occidente è due guerre mondiali, due totalitarismi (con bombe atomiche annesse), ma è anche la Bibbia, l’Odissea, Platone e Aristotele, la Commedia di Dante, Shakespeare, Bach, Mozart fino a Freud, Jung, Planck e Gauss. L’elenco è inesauribile. Dobbiamo riscoprire l’interiorità della cultura occidentale, la sua dimensione simbolica. 2 – l’incontro con “l’arcobaleno” delle altre culture, delle altre tradizioni, delle altre religioni. L’arcobaleno, fenomeno fisico e simbolo insieme, ci ricorda che il monocromatismo (culturale, religioso etc.) è semplicemente un assurdo. Ridurre la realtà a un solo principio-colore è...

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IT Festival: la cultura a Milano è indipendente
Apr28

IT Festival: la cultura a Milano è indipendente

di Alessia Stefanini

28 Apr 2014

Parliamoci chiaro, schiettamente: non è vero che in Italia la cultura sta male. In Italia la cultura sta benissimo. E la dimostrazione sono la quantità di progetti che nascono ogni giorno nei più svariati campi espressi da questo settore. Festival di cinema, letteratura, musica proliferano e fanno grandi numeri. Perché la realtà è che se alla “gente” si propongono cose di qualità la risposta è sempre positiva: spesso il problema è nell’offerta, non nella domanda. Sono un esempio emblematico di questo i successi dei festival del cinema di tutti i generi, della manifestazione musicale MiTo, di Bookcity, del Festival della Letteratura di Mantova e dei festival teatrali estivi in tutta Italia. A Milano si svolgerà dal 2 al 4 maggio IT Festival, il festival del teatro indipendente, giunto, dopo il grande successo del 2013, alla sua seconda edizione. Il mondo della cultura underground milanese è molto ricca di idee, progetti e soprattutto persone. Ora, un gruppo di artisti e operatori ha trasformato un progetto in una scommessa: quella di portare in superficie e far conoscere al grande pubblico questo sottosuolo culturale così ricco, senza requisiti di accesso stabiliti se non quelli dell’appartenenza territoriale a Milano e dell’autoproduzione. È nato così, nel 2013, l’IT Festival che si svolse il 24, 25 e 26 maggio alla Fabbrica del Vapore: una maratona di spettacoli in loop di giovani compagnie milanesi che proposero 20 minuti dei loro spettacoli autoprodotti alla città. La scommessa fu vinta e vinta alla grande. Il premio? La seconda edizione, sempre alla Fabbrica del Vapore e la crescita esponenziale del progetto. Quest’anno IT mobilita 450 persone tra artisti, operatori, tecnici ed è la prima progettualità dell’Associazione IT-Indipendent Theatre. E rilancia la scommessa: portare l’evento a un livello di pubblico e di stampa che abbia un peso politico importante nel dialogo con le istituzioni. Ulteriore novità di questa edizione 2014: IT-Young, dedicato ai ragazzi da 0 a 14 anni, che si svolgerà il 3 e il 4 maggio dalle 16 alle 18 con spettacoli, giochi di strada, laboratori e animazioni. E poi, come ogni festival che si rispetti, gli eventi collaterali, tra cui voglio citare Mentor It: un progetto di mentoring che diventa occasione di formazione e approfondimento per gli artisti partecipanti. Ogni artista (o compagnia) ha individuato una figura di riferimento con la quale confrontarsi su vari temi. Il progetto ha lo scopo di gettare un ponte tra la scena indipendente e quella “ufficiale”, alla luce del fatto che i mentori sono invitati ad abbracciare la filosofia della cultura indipendente in vista anche di collaborazioni future. Qualche nome: Alberto Bentoglio, Renata Molinari, Serena Sinigaglia, Edoardo Erba, Enrico Bonavera, Ira...

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Maxi casa in 3D
Apr28

Maxi casa in 3D

di A.S.

28 Apr 2014

La nuova edilizia tecnologica è opera di Dus Architects, uno studio di architettura olandese, nei cui uffici si usano già stampanti 3D per plastici e modelli di progettazione. Ora si passa al cantiere vero e proprio, liberamente visitabile dal pubblico (molti cittadini e turisti di Amsterdam hanno pagato 2,50 euro per entrare nel cantiere e toccare con mano il primo muro ad angolo già montato) per vedere la stampante tridimensionale più grande del mondo che costruisce i pezzi della casa uno a uno, poggiando strati di plastica uno sull’altro fino a creare la forma desiderata. Realizzata in collaborazione con la Ultimaker, specializzata nella stampa 3D, può creare oggetti della grandezza massima di 2 metri di larghezza e 3,5 di altezza. I vantaggio di questa sorta di Lego gigante sono un terzo di costi di mano d’opera e materiali in meno oltre al fatto di poter costruire tutto sul posto abbattendo inquinamento e traffico. Infine, la plastica utilizzata è riciclabile, al 100%. E se si rompe qualche cosa o siete stufi di un pezzo d’arredo basta scaricare un file di quanto occorre e stamparlo. Al momento è possibile stampare con un solo colore, significa che i pezzi poi andranno verniciati e trattati. Inoltre il processo di stampa è molto lento e richiede tantissimo tempo: almeno tre anni per completare la casa. Neanche tanto, alzi la mano chi tra cantiere, modifiche e giri per mercatini non ci ha messo di più!...

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