mercoledì 19 giugno 2019
Smart in the City
 
La natura vista da piazza Catuma
Lug15

La natura vista da piazza Catuma

di Antonella Cicalò

15 Lug 2014

Si chiama Catuma e nasce ad Andria il progetto che prende il nome da una…  piazza. L’idea nasce in quanto proprio la piazza è il luogo di incontri e momenti di socializzazione in cui si raccolgono idee e prodotti di vari generi, espressione della creatività popolare passata e presente. Da questa ricerca nascono occhiali che utilizzano inaspettatamente pietra, sughero, legno e lino; materiali sostenibili e inconsueti per questo genere di prodotto, che richiedono lavorazioni artigiane d’eccellenza: quelle  su cui si basa il marchio creato dalla ricerca incessante di Vincenzo Pastore e del designer Vincenzo Nesta, entrambi pugliesi. Abbinando varie essenze di legno (wengè, zebrano, noce, frassino, betulla, acero) con graniti e ardesie di differenti tonalità, si torna alle radici stesse dell’artigianato storico lavorato dall’uomo. Per fare un esempio, nei modelli in legno e pietra, in ciascun paio, a sei diversi strati di essenze viene contrapposto uno strato finale di legno a contrasto cromatico, coperto dall’ultimo strato esterno in pietra. Le aste sono composte da mosaici di diverse essenze assemblate. I terminali inoltre sono in sughero con un’anima in acciaio per una perfetta vestibilità. In alcuni modelli cerniere e alette sono totalmente in legno massello proveniente da antichi mobili. In altri, da donna, le aste sono formate da un elegante mosaico di essenze, in armonia con i colori delle pietre applicate e con le diverse scelte stilistiche. La speciale lavorazione a strati fa sì che materiali associati alla pesantezza e alla rigidità, come il legno e la pietra, assumano invece un’inedita leggerezza e malleabilità che ne consente un utilizzo inusuale nelle montature degli occhiali. Ogni singolo occhiale è un pezzo unico, realizzato sapientemente da artigiani locali. Il lino è invece l’anima di un’altra linea di occhiali Catuma: molteplici strati di questa fibra naturale vengono pressati e successivamente imbevuti con resina biodegradabile, che fa sì che il tessuto assuma una forma definita e rigida. La struttura estremamente leggera degli occhiali può essere rifinita in denim, bouclé, broccati, lurex, tessuti vintage, sugheri sempre diversi, perché tutti materiali di recupero, scelta che si conforma alla mission di sostenibilità ambientale dell’azienda. Speciale attenzione è dedicata alle lenti applicate: ciascun paio di occhiali è dotato di  trattamento antiriflesso sia interno che esterno. In alcuni modelli inoltre, specie in quelli realizzati in pietra, le lenti sono polarizzate per offrire la massima protezione UV esistente. (Catuma, tutti i diritti riservati su design e foto)   Occhiali Catuma realizzati in lino pressato, ricoperti da uno strato di juta nella parte frontale e di lana bouclè sulle le aste. Legno e pietra Fase di lavorazione del lino    ...

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Siamo tutti brasiliani? Magari
Lug13

Siamo tutti brasiliani? Magari

di A.C.

13 Lug 2014

Il Brasile ha vinto contro gli stereotipi che lo volevano in preda a un lutto violento e xenofobo. E invece i cronisti hanno faticato a trovare qualche autobus vandalizzato e un televisore scagliato fuori dalla finestra. Niente in confronto alle scene del nostro campionato. Ha vinto asciugando in fretta il pianto dei loro bellissimi bambini. Alla prima mazzata ok, alla seconda sembravano quasi ironizzare insieme agli adulti (complice forse anche l’abbraccio consolatorio in diretta di Robben a suo figlio, che – lui sì – alla coppa di papà ancora poteva crederci). Ha vinto contro gli Dei, interpretandone con grazia i segnali capricciosi: la pura gioia del riscatto di Julio Cesar ai rigori non è stata infranta da anatemi a posteriori; l’incidente a Neymar ha preservato agli occhi dei piccoli calciatori delle favelas il sogno del ragazzo d’oro, incatenato come Ulisse mentre i compagni affogano, ma pronto (sembra presto) a guidarli ancora. Ha vinto con la sportività con cui hanno cantato l’inno, applaudito gli olandesi e ignorato l’arbitro. Hanno vinto perché hanno subito cominciato a chiedere conto di quanto è accaduto (e che non dimenticheranno mai)pretendendo risposte chiare (a differenza dell’Italia che tra fughe e rimpalli altrettanto vergognosi di quelli visti in campo sembra già rassegnata al peggio e alla rimozione). Ha soprattutto dato vita a una nuova immagine di sé e del Paese al mondo e fatto un’ottima prova generale del grande evento sportivo globale che sarà la prossima Olimpiade a Rio nel 2016. Il Brasile è nato...

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La piscina comunale più grande del mondo
Lug11

La piscina comunale più grande del mondo

di Antonella Cicalò

11 Lug 2014

La ristrutturazione del patrimonio architettonico del London Aquatics Centre dopo i giochi olimpici del 2012, è giunta a termine. La struttura progettata dallo studio Zaha Hadid Architects è stata aperta al pubblico con grande successo. Il quotidiano The Guardian l’ha definita «la più sbalorditiva piscina comunale al mondo… un immenso patrimonio». L’Aquatics Centre è stato adattato alla nuova destinazione d’uso attraverso la sostituzione delle tribune temporanee degli spettatori con superfici vetrate e la creazione di nuovi elementi per gli interni, come un banco reception e i rivestimenti per pareti realizzati nella tecno-superficie DuPont™ Corian® giocando sul contrasto del nero con il bianco. Infatti, il rivestimento murale nella zona ascensori è stato installato per sostituire un preesistente rivestimento metallico, utilizzando un materiale in grado di donare un’estetica senza giunti visibili e nel colore nero corvino sviluppato da DuPont per offrire colori scuri più intensi e più profondi, con migliori prestazioni estetiche e una lavorazione più semplice. È stata utilizzata una particolare finitura opaca, anche se il nuovo colore di DuPont™ Corian® (denominato Deep Nocturne) se realizzato con finitura lucida, produce una splendida brillantezza. La zona destinata all’accoglienza al pubblico, invece, è stata risolta sotto forma di uno spettacolare banco reception nel colore Glacier White: una finitura resistente, immacolata e di facile manutenzione che assicurerà elevate prestazioni in un ambiente altamente frequentato. L’installazione, caratterizzata dalle linee morbide e sensuali che sono il tratto distintivo dei progetti dello studio Zaha Hadid Architects , è stata riproposta sotto forma di muretti, posti come barriera all’entrata, di sinuosi display e di info-point interattivi, sempre rivestiti in DuPont™ Corian®. La doppia curvatura del banco reception è stata ottenuta mediante una tecnica di termoformatura e di tecniche di giunzione. Il progetto inoltre ha previsto porte integrate, cassettiere e coperture cavi realizzate per una finitura in linea e omogenea. Un progetto che… fa acqua, ma in modo intelligente L’Aquatics Centre è stato pensato sia come luogo per la comunità che per le gare ed è stato costruito da Balfour Beatty. Fa parte del progetto di trasformazione del patrimonio del Queen Elizabeth Olympic Park da 300.000.000 di sterline attuato dalla London Legacy Development Corporation. Gestito dal Greenwich Leisure Ltd. ospita due piscine da 50 metri, una piscina per i tuffi e strutture per l’allenamento. L’Aquatics Centre, progettato per una sostenibilità ottimale, ha ottenuto la qualifica di eccellenza secondo gli standard Breeam (Building Research Establishment Environmental Assessment Methodology) sia in fase di costruzione, sia durante il suo ciclo di vita. Il progetto architettonico è «ispirato alla geometria fluida dell’acqua in movimento», che crea spazi e un ambiente circostante in sintonia con il paesaggio fluviale dell’Olympic Park. Un tetto ondulato...

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L’ultimo giapponese è un baleniere
Lug09

L’ultimo giapponese è un baleniere

di A.C.

9 Lug 2014

La storia racconta che Hiroo Onoda, (il soldato detto “l’ultimo giapponese”, morto nel gennaio di quest’anno a 91 anni) divenne suo malgrado il simbolo del militarismo del Sol Levante, dopo aver trascorso quasi tre decenni nella giungla delle Filippine ignorando che la Guerra Mondiale era persa. Un’altra guerra, prima o poi il Giappone la perderà, nonostante il sopravvivere di un nazionalismo culturale contro il quale non esitiamo a invocare il boicottaggio internazionale: la caccia alle balene. Il Giappone infatti ha deciso che continuerà a ucciderle nell’Oceano Meridionale (il delicatissimo Oceano australe o antartico) nonostante le Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia abbia stabilito  nell’ aprile 2014 che il programma di caccia della sua flotta a ogni estate australe debba cessare. La scusa è che il verdetto della corte non proibisce la caccia a fini di ricerca, ma in cosa consista la ricerca non si sa. Se mai, la scienza sta studiando i fenomeni migratori e sociali dei grandi cetacei da vivi, non da morti. E’ pur vero che anche commercialmente la caccia è fallimentare. Dato l’inquinamento delle carni il Giappone ha tonnellate di prodotto invenduto in magazzino. Resta alloro solo l’arroganza di una tradizione culturale nazionalista che priva la comunità internazionale del rispetto per un grande animale a rischio. L’Australia ha già espresso tutta la sua contrarietà e anche in patria la caccia alle balene comnincia a registrare oppositori tra i cittadini. Si spera che a breve un deciso boicottaggio mondiale si unisca al fronte interno e  faccia il resto. La nostra testata, come chi ci segue sa, non è preventivamente integralista su problemi spinosi, come gli ogm o la sperimentazione  animale. Su questi temi la discussione può restare aperta, specie in iIalia, dove la lezione di Galileo è fra le prime a essere poco imparata; ma sull’uccellagione o sulla caccia alle balene non ci sono margini di discussione: vanno vietate e basta perché sono sbagliate, diseducative e...

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La vittoria dei Visionari
Lug07

La vittoria dei Visionari

di A.C.

7 Lug 2014

Agli studenti di un master universitario va la vittoria della terza edizione di Expop con VespiAMO, progetto di scooter sharing per Milano e per tutte le città del mondo. Il progetto è risultato vincitore sia per quanto riguarda il voto popolare, che per la giuria di Vivaio e si aggiudica anche il premio speciale assegnato dalla rivista Wired. Per l’occasione, l’associazione Vivaio ha raccolto intorno a Expop 2014 ventitré proposte, dieci delle quali di giovani studenti di tutto il mondo aderenti ad Aiesec che hanno partecipato all’assegnazione di uno speciale premio a loro dedicato. Ecco la classifica ufficiale: Risultati voto popolare VespiAMO, di Giulia Mattoscio, Giulia Neri, Mia Pivcevic, Alessandro Razzini e Riccardo Serafini con 13,5% preferenze oltre al voto della giuria di Vivaio e al Wired Award IterArt di Duilio Forte con 12,4 preferenze e Menzione d’onore della giuria Slow Town di Sonia Guidazzi con 11,6% preferenze Menzione d’onore della giuria di Vivaio per i progetti giudicati più importanti da supportare nella realizzazione anche ad Artigiano Urbano, ID Metro Design e MIusic a cui va anche la Menzione d’onore di Wired L’ Aiesec Award per 10 idee dal mondo va a: 1 –Lampioni volanti di Chiara Gianola (Spagna) con 19,5% preferenze 2-Tram biblioteca di Xaris Einh Ho (Grecia) con 18,8% preferenze 3-Take away cinema di Ryan Wong (Canada) con 15,7% preferenze Abbiamo voluto dedicare questo Smartlook a Expop 2014 per sottolineare la necessità di rilanciare di Milano come capitale dell’innovazione e della creatività urbana, oltre le già affermate categorie della moda e del design. E l’importanza di farlo anche grazie al contributo internazionale di progettisti giovani e giovanissimi.          ...

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