mercoledì 20 settembre 2017
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Il Gallo e le Streghe
Nov28

Il Gallo e le Streghe

di Beatrice Riganti

28 Nov 2014

Da Triora arrivano a Monesi le restrizioni per non disturbare il gallo forcello. Sembra buffo, ma in realtà ci sono ragioni importanti se un etologo sensibile come Danilo Mainardi non smette di interrogarsi sui confini tra Uomo e Natura, senza trovare una risposta assoluta. Quanto possiamo spostarli, i confini? In che direzione? E poi, esistono? Facciamo un piccolo esempio: un leoncino albino nella savana muore perché non può nascondersi, a differenza dei suoi fratelli fulvi. In quel caso l’uomo è spinto a preservare la creatura rara e indifesa, a trovarle un ambiente alternativo, a interferire con la natura, garantendo al cucciolo una sopravvivenza magari non del tutto conforme alla sua indole, ma in ogni caso garantita da una cattività che oggi si fa via via più a misura delle specie tutelate in questo modo. Ma se si tratta di specie alle quali contendere interessi sul campo come orsi e lupi il discorso si fa palesemente diverso e le mediazioni più necessarie e stringenti. Ricordiamo tutti la vicenda dell’orsa Daniza, mentre è in corso a Parigi una vertenza tra allevatori e lupi, con le greggi di pecore menate fin sotto la Tour Eiffel. Questa faccenda del gallo forcello si svolge tra Triora, in provincia di Imperia e la stazione sciistica di Monesi che da lei dipende. Triora è nota come la Piccola Salem per via dei processi alle streghe che vi si svolsero e il cui eco connota ancora oggi il borgo che ha trasformato i sinistri trascorsi in una risorsa turistica gestita in modo intelligente. Monesi, negli anni d’oro del turismo invernale anni ’60 veniva chiamata la Piccola Sestriere, per via delle belle piste e degli impianti di risalita. Qual è l’oggetto della discordia? E’ il gallo forcello, un prezioso fagiano di montagna che deve il soprannome alla particolare forma della sua coda pennuta. Per tutelarlo, il comune di Triora da cui dipende amministrativamente Monesi, ha emesso un’ordinanza assai restrittiva, che oltre a trekking, sci alpinismo e arrampicate vieta anche le ciaspolate (quelle silenziose camminate con le racchette da neve, dette appunto ciaspole). Il gallo forcello scava tunnel sotto la neve in vista degli accoppiamenti che iniziano a marzo e terminano a giugno e le attività umane potrebbero disturbarlo, sostengono i naturalisti. . La gente andrà da qualche altra parte a praticare gli sport invernali, temono gli operatori turistici, che vedono danneggiate le attività indotte dalle presenze già sempre più ridotte dalla crisi. Se ci sono i fanatici che auspicano quad e moto da cross tra sentieri e rododendri, è anche vero che le misure vigenti, meno restrittive, non hanno a quanto pare cacciato il raro gallo dal suo...

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Il giorno della Stella
Nov22

Il giorno della Stella

di Beatrice Riganti

22 Nov 2014

Sono sedici i Paesi europei che aderiscono al progetto Stars for Europe,  che ha come obiettivo la promozione di una corretta informazione sulle Stelle di Natale (o Poinsettia) che culmina con il Poinsettia Day il 12 dicembre, giornata internazionale dedicata proprio al fiore delle feste d’inverno. Un fiore semplice da curare L’Euphorbia pulcherrima (famiglia delle Eurphorbiacee), nota come Poinsettia o Stella di Natale è una pianta ornamentale originaria del Messico dove cresce spontaneamente e dove, allo stato selvatico, può raggiungere un’altezza anche fra i due e i quattro metri. Il nome deriva da Joel R. Poinsett, primo ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, che la introdusse negli Usa nel 1825. La sua bellezza è senza dubbio nella fioritura ma, al contrario di quello che si può pensare, il suo fiore, con i petali e i sepali disposti a coppa, non è rosso, ma di colore giallo e circondato da una corona di cinque brattee rosse, ma ve ne sono come vedremo numerose varianti  cromatiche. Seguendo pochi e semplici trucchi sarà possibile mantenere le coloratissime foglie radianti  anche dopo le feste. Le Poinsettie rosse, ma anche bianche, crema, rosa o rosé (ne esiste una raffinata versione color salmone), sono parte dell’iconografia del Natale tanto quanto gli alberi addobbati, le candele e i doni. Per ottenere il massimo dal proprio fiore, la prima cosa da fare è assicurarsi di comprarne uno sano, con un fitto fogliame e germogli giallo-verdi, siti in mezzo ai petali colorati. E’ importante portare la pianta al caldo, poiché  è estremamente sensibile ai climi rigidi. Una volta portata a casa, la Stella di Natale richiede una posizione calda e ben illuminata. Inoltre, è molto importante che sia protetta dalle correnti d’aria e dai raggi del sole. Il clima che più le si addice si aggira intorno ai 20 gradi Celsius. Se si presta attenzione a questi semplici consigli, una Stella di Natale rigogliosa e florida ricompenserà lo sforzo. Le indicazioni per annaffiarla sono semplici: piccole porzioni regolari di acqua tiepida sono tutto ciò che serve. Bisogna stare molto attenti ad evitare i ristagni perché questo fiore delicato non riesce a tollerarli. Per prolungare lo splendore dei petali colorati si potrà, una volta al mese, arricchire l’acqua con un fertilizzante liquido. Una piccola avvertenza per chi ha animali in casa: all’interno del fusto e dei rami è contenuta una sostanza lattiginosa leggermente irritante per la pelle umana, ma altamente tossica per cani e gatti. Molte persone non sanno che questo fiore è bello anche se reciso e adagiato in un vaso. Se si immerge brevemente il gambo in acqua riscaldata a 60 gradi si riuscirà a fermare la...

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La cognizione dell’importanza di riscoprire Gadda
Nov21

La cognizione dell’importanza di riscoprire Gadda

di Antonella Cicalò

21 Nov 2014

È in scena fino al 21 dicembre al teatro milanese Out Off  La cognizione del dolore, testo fra i più significativi di Carlo Emilio Gadda (1893-1973). Scrittore e poeta, ingegnere di malavoglia, è stato uno dei grandi protagonisti di una generazione milanese che ha segnato la narrativa del Novecento. Il testo in questione, incompiuto come tutti gli altri suoi romanzi, impasta al massimo livello espressivo originalissimi linguaggi diversi (dal dialetto al latino, dai neologismi ai termini gergali e tecnici) che stravolgono continuamente i canoni tradizionali del romanzo. Interventista profondamente segnato dalla guerra del ‘15-’18 porta questo luttuoso bagaglio ne La cognizione del dolore, insieme ai personali tormenti di figlio (Gonzalo) e fratello. La guerra, e il senso di colpa sulla scia del pensiero freudiano, sono il nucleo dell’opera, insieme alla denuncia della borghesia brianzola, riletta in chiave sudamericana (retaggio di un’esperienza odiata di lavoro ingegneristico in Argentina). La scelta registica di Lorenzo Loris ha un primo grande merito, quello di invogliare alla lettura di Gadda sull’onda di un testo sontuoso per ricchezza di lessico, attenzione ai dettagli emotivi e spiazzante contrasto nell’esprimere i contenuti più diversi, dalla raffinatezza dell’imitazione dei fumatori di Turmac, alla scurrilità popolare dei servi (una nota particolare alla bravura di Nicola Ciammarughi, che interpreta Josè e l’ispettore con grande versatilità; Cristina Caridi, ancora un po’ acerba, rivela ampi margini per maturare, ma rende la rozzezza del ruolo), alla banalità del cicaleccio del dottore (che Claudio Marconi interpreta con finezza). Ma è nel confronto tra madre e figlio, e tra il figlio e l’aleggiante fratello perduto, che si rivela la forza della messa in scena della casa-trincea, della dimora avita come terreno stesso della guerra. La scelta è rafforzata dalle proiezioni e sottolineata dai suoni, misurati e non invadenti. Due soli appunti. Uno puramente tecnico: il ritardo, specie in una serata preceduta da un commento su Gadda, anche se interessante per la contestualizzazione della rappresentazione, spezza un po’ la tensione iniziale dello spettatore. L’altro più nel merito: negli occhi rimane la dolente figura della madre (una bravissima Monica Bonomi) a confronto con la divorante e altrettanto dolente figura del figlio (un intenso Mario Sala). Spiace un po’ ritrovarne la personificazione attoriale nei panni dei maldestri sorveglianti. Impressione rafforzata dalla scelta finale di far riapparire l’ombra di Gonzalo, quasi che l’incompiuto di Gadda avesse qui trovato il suo colpevole. Resta comunque la straordinaria validità di un percorso drammaturgico su una contemporaneità di testi trattati senza compromessi in scena, attraverso la lettura e attraverso i dialoghi. Come per Pasolini e Testori (cari a Loris), anche questo Gadda mantiene la parola: dare senso ad autori che ci aiutano a capire dove stiamo...

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And the winner is… il Bosco Verticale!
Nov20

And the winner is… il Bosco Verticale!

di A.S.

20 Nov 2014

L’International Highrise Award, il prestigiosissimo premio assegnato ogni due anni dalla giuria del Museo di Architettura di Francoforte (Dam), dedicato agli edifici più innovativi al mondo in fatto di sostenibilità ambientale, è stato quest’anno assegnato al Bosco Verticale di  Stefano Boeri che sorge nel nuovissimo quartiere di Porta Nuova a Milano. Questa la motivazione: grande esempio di simbiosi tra architettura e natura. Finalisti insieme al Bosco Verticale il Reaissance Barcelona Fira Hotel di Barcellona, il De Rotterdam di Rotterdam, lo Sliced Porosity Block di Chengdu in Cina e lo One Central Park di Sidney in Australia. Il Bosco Verticale porta questo nome per i circa due ettari (la superficie di due campi di calcio circa) che ospitano ventimila tra piante e arbusti (di cui ottocento ad alto fusto) e che ricoprono i due grattacieli che compongono l’edificio, alti 111 metri (24 piani) uno e 78 metri (17 piani) l’altro, trasformando il complesso nell’edificio più green del mondo. Il Bosco Verticale di Stefano Boeri è il primo progetto italiano ad accaparrarsi l’ambito premio internazionale e va ad allungare le fila di un elenco molto prestigioso. Prima di lui, vincitori sono stati, tra gli altri: Jean Nouvel con la Torre Agbar a Barcellona, Norman Foster col quartier generale della Hearts a New York, lo Studio Architectus con lo 1 Bligh Street di Sidney (vincitore dell’ultima...

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Se Rosetta è una pin-up…
Nov18

Se Rosetta è una pin-up…

di A.C.

18 Nov 2014

Ringraziamo il cielo (che Matt Taylor conosce così bene) se il grande fisico che ha contribuito in modo determinante alla riuscita della missione Rosetta ha mostrato un lato diverso dallo stereotipo dello scienziato autistico maniaco tutto tic e case tombali. Ha esibito una camicia sguaiata, e allora? A suo tempo gli americani incollarono la foto di Rita Hayworth, il ciclone Gilda della celebre pellicola, sulla bomba atomica sganciata nel 1946 sull’atollo di (guarda caso) Bikini e non per questo il pacifismo e la scienza al femminile si sono fermati (probabilmente Margherita Hack non si sarebbe sentita offesa da un indumento cafone). Scuse e lacrime (che non erano dovute) dimostrano se mai la validità di un altro luogo comune, che non basta la pin-up a fare il macho....

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