mercoledì 20 settembre 2017
Smart in the City
 
Spirit of Mediterraneus
Dic29

Spirit of Mediterraneus

di Antonella Cicalò

29 Dic 2014

Sembrano le cronache del ghiaccio e del fuoco quelle che arrivano dal traghetto in fiamme nel Mediterraneo. Solo qualche giorno fa si celebravano i dieci anni dalla più grande tragedia legata al mare in epoca moderna: lo Tsunami del dicembre 2004. Solo poche ore fa si rimproverava alla nostra marina di essersi spinta troppo in là nei soccorsi dei barconi dei migranti. Ma  diamine, si rischia di vanificare il deterrente! Come se chi fugge da mesi dalla guerra si fermasse a un passo dal bagnasciuga, dissuaso dal computo delle miglia nautiche in più o in meno. Se in un’epoca  in cui il libro delle religioni viene prepotentemente riaperto fossimo almeno ancora bravi a capire le figure, come accadeva all’epoca delle grandi cattedrali (quelle sì veri e propri volumi di pietra illustrati per la comprensione e la divulgazione popolare) magari leggeremmo nel sottotesto dei simboli la didascalia di quello che accade in queste ore nel Mediterraneo più prossimo: in mare si soccorre e basta. Sotto l’occhio ancora una volta soprattutto isterico dei media cosa distingue la signora siriana con bambini piccoli, velo integrale e gravidanza in corso dalle migliaia di madri siriane incinte e con prole al seguito sbatacchiate in un barcone? Non il passaggio di denaro, il biglietto agli scafisti costa di più di quello di un traghetto di linea, ma la nazionalità svizzera. Solo questo, una patria in prestito. Il traghetto come un qualsiasi barcone pencolante, l’armatore nazionale già dipinto come uno scafista (come il solito, conferme e smentite seguiranno), il carico eccessivo delle onnipotenti merci, il gesto incauto e – soprattutto – i passeggeri con gli occhi fuori dalla testa, le coperte termiche, le nazionalità mescolate e i soccorritori. Stanchissimi, feriti a loro volta ma incessantemente all’opera con la sola paura di non fare abbastanza, di non fare a tempo. Sembra cronaca quotidiana e fuggevole dalle Lampedusa d’Italia, ma non è così: siamo noi che sbarchiamo stavolta e tifiamo perché ci tirino su tutti, e ci portino a terra salvi. Questo è oggi lo Spirit of Mediterraneum, una flotta che accorre e ci mostra come da un posto in prima fila un salvataggio di massa in mare; una condivisione di sentimenti che ci embravano riservati a un’umanità minuta e anonima e che invece riguardano un amico, un parente prossimo. “Oddio, ecco com’è”, da oggi se lo diranno in molti. Se il bilancio definitivo sarà quello di queste ore (una sola vittima) cerchiamo di cogliere fra le onde un segnale forte e chiaro, quel buon vecchio  SOS che a dispetto di tutte le tecnologie messe in campo (e sono tante e valide) ci dice ancora che la salvezza...

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Semplicemente una nascita
Dic23

Semplicemente una nascita

di La Redazione

23 Dic 2014

Semplicemente una Nascita. Un evento primario che ha bisogno di affetto, cura, cibo acqua calore. Come è accade a tutti e a ciascuno. Un diritto che oggi è ancora solo un augurio. Quello che oggi vi facciamo di cuore....

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Ma che bestie siamo?
Dic22

Ma che bestie siamo?

di Andrea Santillana

22 Dic 2014

Prima c’era stata una lettera della Ue di costituzione in mora che ci invitava a interrompere la caccia con richiami vivi, metodo vietato di cattura degli uccelli, concludendo che “le condizioni per applicare deroghe non erano soddisfatte  poiché l’Italia non ha posto rimedio alle violazioni del diritto dell’Ue derivanti da autorizzazioni concesse in modo illegittimo dalle Regioni e ancora in vigore” (febbraio 2014). Ora non ci sono più alibi perché a quel primo ammonimento è seguita a fine novembre una dura nota in cui la Commissione europea «sollecita l’Italia a porre fine all’utilizzo su larga scala di metodi di cattura non selettiva di uccelli selvatici, come appunto le reti vietate dalla direttiva uccelli». Nel dar conto della nuova procedura  di infrazione contro il nostro Pese, la Commissione europea sottolinea che «in alcune regioni italiane per molti anni è stata autorizzata ed effettuata la cattura con le reti di certe specie di uccelli (Columba Palumbus, Turdus pilaris, Turdus philomelos, Turdus iliacus, Turdus merula, Vanellus vanellus, Alauda arvensis) destinati a essere impiegati come richiami vivi». Ora il nostro Paese ha due mesi per «adottare tutte le misure necessarie per garantire la conformità e se non ottempererà a tale obbligo la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia. In attesa che l’Europa ci costringa a piantarla con una pratica ingiustificabile come l’uccellagione (a questo proposito documentatevi sul sito della Lipu), ecco che si affaccia la “tenuità”. La legge delega 67/2014 sulla messa a prova e le misure alternative al carcere prevede le «condotte di tenuità» con pene pecuniarie al posto del carcere per tutta una serie di reati. Ora, il dizionario definisce tenue (a parte l’intestino) qualcosa di sottile o poco denso (un filo, un barlume possono essere tenui) o scarsamente fondato, di minima gravità o importanza, come per esempio una tenue speranza. Quella che ancora coltiviamo, sperando appunto che in questa categoria non rientri (come si rischia seriemante ) l’abbandono di animali, la loro uccisione, il maltrattamento e persino i combattimenti gestiti dalla  criminalialità più o meno organizzata. Le associazioni che si occupano di benessere e diritti degli animali invitano a bombardare di emailgoverno e parlamento, mentre è già stata decisa una giornata di mobilitazione generale il 24 gennaio 2015, per evitare di cancellare dieci anni di battaglie per ottenere finalmente norme penali sui maltrattamenti agli animali. PS – Sotto la pressione che si è venuta a creare il ministro della giustizia Orlando ha assicurato che il reato di maltrattamento non entrerà nelle condotte di tenuità.          ...

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Diamoci un padre o una madre della patria

di Antonella Cicalò

22 Dic 2014

  Deve avere status internazionale, deve piacere all’Europa (e a tutti, stando alle polemiche già esplose in merito nel nostro litigioso Paese), deve sapere di economia e finanza. Tutto vero, ma non basta. Il futuro capo dello Stato deve essere molte altre cose: un po’ architetto per distinguere i ponti dai muri. Un po’ scienziato per mettere ordine nel Paese che crede a stamina. Un po’ ricercatore per rilanciare un settore d’eccellenza che langue. Un po’ umanista, per riprendere le fila di una scuola in affanno. Un po’ artista, per mettere finalmente a reddito il nostro straordinario patrimonio culturale. Un po’ ambientalista, per curare le ferite del territorio. Un po’ etologo, perché senza un nuovo patto con le altre specie non si andrà da nessuna parte. Un po’ medico, per una sanità rapinata. Un po’ giovane perché fino a pochissimi secoli fa il potere era dei 35enni, per il solo fatto che la vita media era cortissima, e lo slancio maggiore. Un po’ vecchio, perché in un Paese di anziani la cura è diventata indispensabile. Un po’ madre per confortare le donne e un po’ padre per ragazzi dalle identità smarrite. Un po’ laico e un po’ religioso perché è tempo di diritti civili e di carità. Un po’ sociologo perché l’integrazione dei gruppi umani è più lenta del loro migrare. Un po’ giudice perché Falcone e Borsellino siano sempre un esempio per gli italiani. Un po’ scrittore per raccontare a tutti noi un Paese che cambia, spiegandocelo in modo comprensibile. Infine, un po’ comunicatore, che non faccia dire come a Jessica Rabbit «non sono cattiva, è che mi disegnano così». Ecco, spesso si ha la sensazione che la cittadinanza reale e quella descritta siano cose molto diverse e che la facciata – come purtroppo accade per molti cantieri delle nostre città – sia un’impalcatura costruita solo per appiccicare una lucrosa pubblicità. Se dalle luminose ammiccanti occhieggiano servizi inutili e politici seminudi dati in crescita sull’onda di umori fantasma (alzi la mano chi si è mai sentito chiedere qualche cosa con una metodologia verificabile) è solo perché siamo in troppi ad adagiarci in una passiva pennichella sedativa. Allo spettacolo quirinalizio che si appresta ad andare in scena sarà bene esserci in veste di critici severi, se del caso, fischiare fino a far calare il sipario sugli attori mediocri, ma conoscendo al profondo la commedia (di urlare solo per farsi sentire son buoni tutti; abbiamo già dato). Vogliamo un cartellone e interpreti degni della platea pagante. Anche se non sembrano circolare per il momento innesti creativi tra Mandela e Malala, tra Gandhi e Lincoln, tra Bergoglio e Benigni, tra Leonardo da...

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Denominatore comune: Dalì
Dic19

Denominatore comune: Dalì

di A.C.

19 Dic 2014

Milano Sarà in scena a Milano lo straordinario fondale originale del maestro spagnolo, ritrovato negli scantinati del Met di New York. Si tratta di La foret del idilles au printemps, scenografia che Dalì realizzò per il balletto Tristan fou nel 1944. Ora ricompare al Teatro Strehler di Milano nello spettacolo La Verità del Nouveau Cirque di Daniele Finzi Pasca. Per un giorno poi, il 27 dicembre 2014, la cittadinanza potrà ammirare le due figure umane in forma d’albero, protese in una carezza dalle proporzioni irreali, nei toni profondi delle ombre, dei rossi, dei blu. Un’opera riscoperta profondamente rappresentativa delle suggestioni dell’autore e perfettamente a suo agio nel contesto onirico della scena.   Barcellona Da Milano, e dalle destinazioni che via via la compagnia di Finzi Pasca toccherà con il suo spettacolo, circense si arriva  a Barcellona. Nel quartiere Eixample, al cuore della città, è stato inaugurato un hotel, il  Vincci Gala, ispirato  al genio di Dalí e alla sua musa e compagna, Gala. Lo ha realizzato TBI Architecture & Engineering, società di architettura e ingegneria tedesco-spagnola fondata nella capitale catalana, con una vasta esperienza in progetti per clienti nazionali ed internazionali. La guida l’architetto Miguel Jordá, uno dei primi a utilizzare l’innovativa DeepColour™ Technology sviluppata da DuPont che permette le prestazioni più elevate ai colori scuri. Proprio una delle quattro tonalità di nero  DuPont™ Corian®, Deep Nocturne, un nero corvino solido e molto versatile, è stata selezionata per l’Hotel Vincci Gala. Gregor Mertens, architetto e coordinatore di questo hotel a quattro stelle, progetto di grande impatto stilistico ispirato al maestro del surrealismo , spiega le motivazioni che lo hanno portato a prediligere questa soluzione che ha permesso di ottenere una forma continua di un intenso nero, in contrasto con il colore dorato (scelto per il bar) e allo stesso perfettamente adatto alla struttura rettangolare. Proprio il contrasto tra diversi colori, texture, atmosfere ed epoche è il tema conduttore del progetto del Vincci Gala, il cui nome -riferito alla compagna dell’artista – è stato scelto con una votazione popolare. Spiega Mertens “Si tratta di un palazzo del ‘900 di cui volevamo conservare la facciata, così come la grande scala di marmo bianco che risplende al suo interno.” La parte superiore dell’edificio, costituita da tre piani, è rappresentata all’esterno da una cortina muraria cui si sovrappone una rete d’ oro, simile a un tendaggio. Questa sovrapposizione crea una nuova e moderna facciata che armonizza perfettamente con la precedente sottostante. Il continuo gioco di contrasti che si osserva in tutta la struttura è sintetizzato nel nome stesso scelto per l’hotel. Gala e Dalì infatti costituivano una coppia disparata e stravagante e ispirarsi...

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