mercoledì 20 settembre 2017
Smart in the City
 
Colata Verde
Gen27

Colata Verde

di Clara Origlia

27 Gen 2015

La prima tappa risale al giugno 2012. In quell’occasione, Vl’esplanade de la Bourgada, la prima tappa dell’ambizioso progetto della Coulée Verte venne inaugurata alla presenza del deputato sindaco di Nizza e presidente della metropoli, Christian Estrosi (che ha voluto dedicarne agli Italiani una sezione) e di Eric Ciotti, Presidente del Conseil général des Alpes-Maritimes. 12 ettari di grande parco urbano nascere nel cuore di Nizza. Si trattava di 4200 m² della piazza e la riqualificazione del sagrato della chiesa du Vœu con un rivestimento in pietra naturale basalto e calcare, nuova illuminazione pubblica e decorativa, nuovo arredo urbano e 50 nuovi alberi piantati. Poi, nell’ottobre 2013, è stato inaugurato il vero e proprio parco urbano, la Promenade du Paillon, una striscia verde progettata e realizzata sopra il corso del fiume omonimo (oggi il corso d’acqua esiste ancora ma è coperto) La capitale della Costa Azzurra ha infatti scelto di riqualificare un pezzo di centro cittadino, tra Avenue Faure e Boulevard Jean Jaurès: dove prima c’erano una stazione degli autobus e un parcheggio multipiano. Al suo posto è stato creato un parco che ricuce gli spazi della città vecchia e quelli della città ottocentesca. Un’ area a verde di oltre un chilometro che segue il percorso del fiume Paillon, che un tempo scorreva a cielo aperto dividendo in due Nizza. A fare da passerella tra il Musée Mamac, Place Masséna e il mare oggi c’è un nuovissimo parco urbano di 1,2 chilometri con 1600 alberi, 6mila arbusti, 50mila pianticelle e graminacee, che ha cambiato letteralmente il volto di una grande fetta di Nizza. Tappeti erbosi, fontane, getti d’acqua (128), nebulizzatori (un migliaio), chioschi, spazi coperti per il relax, giochi per bambini con creature giganti ispirate al mondo marino come tartarughe, delfini, una balena di 30 metri; e ancora percorsi pedonali incorniciati da mosaici e pietre decorative, perfino  una specie di grande solarium con poltrone in legno da cui ammirare il mare e la celebre Promenade des Anglais. Non mancano ambientazioni dedicate alle piante tipiche del Mediterraneo, ma anche di Asia, Africa, Americhe e Oceania. Per Nizza è l’occasione per farsi perdonare alcune discutibili scelte urbanistiche del passato all’insegna del cemento. Ma anche una ulteriore dimostrazione di come lo spazio urbano possa essere trasformato, in tempi rapidi, per soddisfare bisogni di tipo estetico, ludico e ricreativo della comunità. La Promenade du Paillon, non solo ‘utile’ ma piacevolissima, esperienziale, ironica, è stata immediatamente adottata da cittadini e turisti. Molti rimpiangono ancora‘gli alberi che c’erano prima’. Ma l’immenso successo di pubblico finirà per convincere anche gli ecologisti più conservatori. Noi italiani siamo sbalorditi dalla rapidità nella realizzazione di questo progetto. L’Italia ha un...

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Lui, Lei e la paranoia
Gen26

Lui, Lei e la paranoia

di Alessia Stefanini

26 Gen 2015

Livia Ferracchiati, giovane autrice e regista diplomata alla Scuola Paolo Grassi di Milano, scrive e dirige Ti auguro un fidanzato come Nanni Moretti. L’amore ai tempi delle paranoie. In scena, Fabio Paroni e Chiara Leoncini (entrambi bravissimi) sono Lui e Lei alle prese con una storia d’amore tra due persone un po’ paranoiche, un po’ nevrasteniche, molto insicure, insomma…umane. I costumi di Laura Dondi e la scenografia di Chiara Bonomelli sono essenziali e funzionali: un piano inclinato dipinto come una tavola apparecchiata, si apre, si divide e diventa di volta in volta il letto, la poltrona, la sedia; un allestimento semplice, molto visto, ma perfetto per rendere l’idea di uno spazio domestico e sempre uguale in cui si agitano le passioni e le emozioni dei due personaggi, impetuose ma nonostante questo quotidiane. La ricerca della perfetta sintonia cerebrale, sessuale, emotiva sono alla base del rapporto. Una ricerca ossessiva che si risolve in conflitti che non vengono mai veramente risolti, creando una costante rincorsa a una perfezione che, ovviamente, non arriverà mai. Non arriverà mai perché i rapporti perfetti non esistono perché non esistono persone perfette. Lui disegnatore di orsi a fumetti, lei ingegnere. Lui cerebrale e paranoicamente geloso. Lei passionale e bisognosa di protezione da un lato, ferocemente indipendente dall’altro. Chiederete? Dove sta l’eccezionalità dello spettacolo? Il tema è quanto di più banale si possa immaginare. Vero. L’eccezionalità dello spettacolo sta infatti in un testo molto intelligente (la battuta “L’amore passa il sesso è storia” varrebbe da sola ottime critiche) che parla in modo diretto e senza retorica a tutti noi, ai nostri rapporti, al nostro modo di vivere l’amore. Per tutta la durata dello spettacolo ci si chiede: ma io faccio così? ma io e il mio compagno facciamo così? e, se sono single, le mie storie sono state così? Ecco, lo spettacolo pone delle domande. E al giorno d’oggi non è per niente poco. Si ride molto, si riflette molto e il finale molto aperto fa discutere all’uscita dallo spettacolo, portandolo oltre i confini del foyer. E anche questo non è poco. Come sarà realmente finito? Saranno morti? O avranno deciso di affrontare insieme la vita tenendosi per mano? Un finale aperto come aperte sono le nostre storie, i nostri amori, le nostre vite. Applausi.   Ti auguro un fidanzato come Nanni Moretti testo e regia di Livia Ferracchiati assistente alla regia Elena Costanzi con Chiara Leoncini e Fabio Paroni scene di Chiara Bonomelli Costumi Laura...

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Parlando con Dio si ride e si riflette
Gen18

Parlando con Dio si ride e si riflette

di Alessia Stefanini

18 Gen 2015

La giovane regista Lucia Menegazzo mette in scena il testo della giovane drammaturga Sara Meneghetti, Babel. E le genti furono piuttosto confuse, con tre giovani – e bravissimi – attori, neodiplomati alla Scuola Paolo Grassi di Milano (Lorenzo Frediani, Gabriele Scarpino e Giuseppe Scoditti). Un team giovane dunque, che affronta un argomento molto serio, “alto”, quasi, direi, imponente. Come dice il titolo, si parla della Torre di Babele, mitica costruzione che la Bibbia narra essere stata edificata col preciso scopo di arrivare a Dio. Ma, come in tutti i buoni spettacoli, si può parlare di un tema serio e spinoso con il linguaggio della risata. E in questo Babel si ride tanto, vuoi per la bravura di caratterizzazione degli attori, vuoi per il trattamento moderno e ironico del tema. Giuseppe Scoditti e Gabriele Scarpino (entrambi bravissimi a rendere l’idea dell’anzianità pur essendo molto giovani, attraverso un uso del corpo che attinge chiaramente alla Commedia dell’Arte), Filosofo e Geometra, Anziani del Consiglio che dirigono i lavori di costruzione della Torre, stanno nei sotterranei e parlano con la voce del Messaggero che li informa di come procedono i lavori. In loro compagnia un sacerdote-scheletro che avrebbe il compito di parlare con Dio, ma che è chiaramente morto da molto tempo. L’arrivo di uno straniero (bravissimo, Lorenzo Frediani) scombussola tutto, portando con sé un’epidemia di rabbia e la fuga nel deserto degli “operai”, fino al rovinoso crollo della Torre. Gli Anziani imputano tutto al fatto che Dio ha smesso di parlare con loro…ma in realtà, semplicemente, gli Uomini non sono più in grado di riconoscerlo, Dio. Al di là della bravura degli attori; al di là della regia brillante e incisiva; al di là del testo intelligente e molto divertente, lo spettacolo funziona perché parla di un tema tanto antico e insieme tanto contemporaneo. Parlando di un episodio biblico, Babel parla agli Uomini, che sono ciechi davanti all’evidenza, presuntuosi ma che non riconoscono ciò che pretendono di conoscere così bene, che scaricano su Dio la colpa delle proprie colpe. Ecco, contemporaneo. E ridendo di gusto si riflette…parecchio. Unico neo: avrei evitato alcune parolacce un po’ ammiccanti e inutili. Il testo è divertentissimo anche senza. Babel è andato in scena a gennaio allo Spazio Tertulliano di Milano, da sempre attento all scena giovanile ed emergente del ricco panorama teatrale milanese. Speriamo di rivederlo presto in scena. La locandina: Babel. E le genti furono piuttosto confuse di Sara Meneghetti regia di Lucia Menegazzo con Lorenzo Frediani, Gabriele Scarpino, Giuseppe Scoditti musiche originali di Stefano...

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L’occhiale nella roccia
Gen13

L’occhiale nella roccia

di A.C.

13 Gen 2015

Il progetto nasce ad Andria prendendo il nome da una piazza, denominata appunto Catuma; l’idea è di un luogo in cui ci si incontra per raccogliere idee e confrontare prodotti generati dalla creatività popolare in cui si uniscono vari generi espressivi. Quindi, voglia di sperimentare, spingersi oltre, mescolando stili e materiali, alla ricerca della perfezione. La ricerca ha portato Catuma a lanciare una collezione realizzata in fibra di carbonio e acciaio, abbinata a pietra e piallacci in legno. Materiali iper tecnologici i primi mutuati dal mondo dei trasporti, che rappresentano la leggerezza; simbolo dell’artigianalità e sinonimo di robustezza i secondi. La fibra di carbonio è un polimero caratterizzato da resistenza a rottura e trazione, ma estremamente leggero, quindi capace di adattarsi perfettamente al frontale in pietra dei modelli e fornire un supporto ai piallacci o alla pietra posti sulle aste, dando vita a forme senza tempo, futuristiche e moderne. Inoltre, la fibra di carbonio è completamente riciclabile, scelta in linea con il rispetto della natura che guida l’azienda. Anche i dettagli in pelle  sono ricavati ricavati da borse dismesse; posti sui musetti armonizzano il design degli occhiali, dando  calore  e morbidezza ai materiali “freddi” utilizzati. Una silhouette sottilissima resa preziosa da ardesia e granito, che riportano alla mente il luogo dove il marchio è nato, Andria, la città del Castel del Monte, patrimonio Unesco, famoso in tutto il mondo per la sua struttura unica, in cui ritorna prepotentemente il numero otto: pianta ottagonale circondata da otto torri ottagonali, con otto sale al piano inferiore ed otto sale al piano superiore e con un cortile interno a otto lati al centro del quale vi era una vasca pure ottagonale. Come Federico II, committente del castello svevo, Catuma ricerca la perfezione, fatta da un mix tra geometria, design e originalità. Occhiali  in fibra di carbonio e ardesia opalescente. I musetti sono ricoperti in pitone giallo proveniente da borse in disuso, per equilibrare forma e materiali  ...

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Temperare
Gen12

Temperare

di Antonella Cicalò

12 Gen 2015

Gli eventi di Francia saranno spunto per una quantità di riflessioni, cosa di cui si sentiva molto bisogno, e ci vorranno tempo e spazio per assimilare gli insegnamenti di questi giorni. Chi lo farà guardando anche al passato: il Corriere della Sera per esempio cita l’Oriana Fallaci del 1979 che raccoglie le parole dell’ayatollah Khomeini “L’Islam è tutto, la democrazia è equivoca”. Chi contrapporrà che gli stessi concetti oggi serpeggiano nell’ala cattolica più conservatrice che osteggia Papa Francesco. Tesi, antitesi e sintesi ribolliranno si spera in lungo e in largo, riportando in scena non solo le opinioni degli opinionisti, ma il confronto parlato e scritto tra le persone. La folla di Parigi, ma della Francia e dell’Europa in generale, ha dimostrato una buona volta i limiti di teorie anguste rilanciate come valori universali da questo o quell’intellettuale, eletto a profeta da un sistema mediatico poco colto e troppo virtuale, scarsamente rappresentativo della società reale nel suo complesso. Allora dedichiamoci qui all’elogio della matita e del verbo “temperare” che le si accompagna. Nelle parole, sull’esempio del grande filologo Giovanni Semerano, si incorpora la somma delle idee, culture, simboli, usi, costumi, tradizioni che attraversano l’Europa e il Medioriente, come dimostrò con i suoi monumentali studi. Lasciando da parte i grandi, ecco che anche noi facciamo una piccola riflessione, a partire proprio da “temperare”, verbo che si addice in particolare alla matita. Ma oltre a fare la punta, “appuntire” (anche nel senso di puntuta, come si addice alla satira, per restare nel merito), temperare significa anche rendere più moderato, meno violento, mescolare una cosa con un’altra di diversa o opposta natura, allo scopo di attenuarla o addolcirla. O ancora, dominarsi, contenersi nello sfogo dei propri istinti. Sono tutte definizioni ufficiale del vocabolario che – tra le tante Religioni del Libro, come si definiscono i tre monoteismi – potrebbe essere a sua volta, insieme all’Enciclopedia degli illuministi, un assai degno Libro dei Laici. E ancora, l’umile anima di grafite (materiale peraltro al cui studio sotto forma di grafene l’Unione Europea sta dedicando ricerche finanziate con un budget miliardario) consente sfumature, ripensamenti, nuovi tragitti e traiettorie che il pur nobile inchiostro non permette. Invece saper tornare sui propri passi, pentirsi con una cancellatura o rafforzare anche furiosamente il tratto, in una molteplicità di linee è una qualità rara. Questa materia duttile, quindi, non a caso è il proseguimento ideale di una mano che segue liberamente il suo pensiero, senza i mai e i sempre di una mente più rigida. Poi è giusto che si addivenga a un impegno duraturo e che questo prenda la forma irrevocabile di un tratto a penna. Ma riso leggero,...

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