martedì 21 novembre 2017
Smart in the City
 
Viva l’Olanda
Mar16

Viva l’Olanda

di Antonella Cicalò

16 Mar 2015

Edificare a ridosso di un lungomare implica tenere in considerazione particolari esigenze costruttive. In queste difficili condizioni dopo un determinato lasso di tempo infatti, lo stucco assume un aspetto sgradevole, spiega Koen Olthuis, l’architetto dello studio Waterstudio di Rijswijk, in Ola nda,  responsabile del progetto. La soluzione è ricorrere a materiali tecnologici come DuPont™ Corian® , completamente impermeabili a umidità e agenti atmosferici. A distanza di decenni da oggi, la facciata di questa costruzione conserverà il medesimo aspetto. New Water, questo è il nome della villa, richiedeva da parte della committenza qualcosa di unico, una casa che anche tra cinquant’anni fosse moderna. L’architetto ha quindi progettato una spettacolare villa con una particolare facciata curva con un aspetto senza giunti visibili e senza dettagli che possano apportare distrazioni visive, come cornicioni, infissi e tettoie, elementi che distolgono dalla vera essenza. del progetto. Le facciate esterne di Villa New Water dunque, con la loro forma meravigliosamente arrotondata, costituiscono un vero catalizzatore di sguardi. Il progetto della villa ha rappresentato un lavoro molto interessante per la società costruttrice Van Leent Bouwbedrijf, che sapeva esattamente come trarre il massimo vantaggio dalle concrete possibilità della tecno-superficie DuPont™ Corian®, ed è stato in grado di realizzarlo nei tempi e nel budget prestabiliti....

Leggi Tutto
I Mercati della Terra
Mar11

I Mercati della Terra

di Antonella Cicalò

11 Mar 2015

«Senza una prospera economia locale, le persone non hanno potere e la terra non ha voce». Così sosteneva Wendell Berry, ne L’Idea di un’economia locale. Questo principio è alla base del progetto, coordinato dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità, dei Mercati della Terra: nati in relazione alla pressante esigenza di avvicinare la terra alla tavola e i consumatori ai produttori, creando una rete internazionale di mercati contadini il progetto si è via via sviluppato, a partire da uno studio internazionale sui farmers’ market americani. Lo studio è partito da alcuni studenti del master in Food Culture dell’Università di Scienze Gastronomiche finanziato dalla Regione Toscana e in base ai dati raccolti si sono definite le linee guida per focalizzarne lo scopo e distinguerlo da altri. Il modello pilota è stato il Mercatale di Montevarchi ad  Arezzo, nel 2005. Nel 2009 aprono Beirut, Israele, Bucarest e via via le aperture si susseguono in Italia e all’estero. Con la creazione dei Mercati della Terra, si sviluppa  internazionalmente una rete attraverso la quale, pur in differenti contesti culturali, geografici, rurali, urbani e sociali, opera una struttura condivisa dai mercati stessi e che funge da riferimento e guida nel rispetto  della diversità e unicità di ciascuna realtà. Attualmente la rete comprende oltre all’Italia anche Austria, Bulgaria, India, Isola Mauritius, Israele, Libano, Messico, Mozambico, Poerorico, Turchia e Stati Uniti. Ogni Mercato della Terra è una rete di per sé: comprende istituzioni, associazioni, cittadini, ristoratori e produttori che collaborano  a creare e gestire il “mercato”. Gli obiettivi  arrivano a includere anche la creazione di gruppi d’acquisto e il coinvolgimento delle mense collettive e scolastiche locali. I mercati che fanno parte di un gruppo attivo e connesso sono infatti più forti e meglio in grado di dare un contributo significativo alla vita della propria comunità. Al primo posto vengono i produttori e i co-produttori, cioè consumatori che vanno oltre un ruolo passivo, ma si interessano a quanti producono il cibo, al modo in cui ha luogo questo processo, ai problemi dei produttori, diventando a loro volta consapevoli del processo di produzione. Ove possibile, i co-produttori mantengono strette relazioni con contadini, pescatori, allevatori, casari, non solo acquistando da loro, ma anche chiedendo informazioni e consigli. In questo modo possono comprendere meglio cos’è la qualità e accrescere la consapevolezza di ciò che significa un’alimentazione più salutare, gustosa e responsabile nel proprio territorio. Il contatto diretto fra consumatori e produttori è un dei modi più efficaci per raggiungere questa consapevolezza, e un mercato contadino è  quanto di più conveniente e piacevole ci sia per rafforzare questa relazione. Consumatori più informati e consapevoli motivano a lavorare usando tecniche che salvaguardino la...

Leggi Tutto
Il cibo sale in cattedra
Mar04

Il cibo sale in cattedra

di Antonella Cicalò

4 Mar 2015

A partire dal 1835, sull’area della città romana di Pollentia (l’odierna Pollenzo, in provincia di Cuneo), per volontà di Re Carlo Alberto nasce una tenuta reale di casa Savoia. L’area si sviluppa nel complesso neogotico costruito già dall’inizio del 1833 e si presenta come un grande complesso “a corte”, con un’architettura derivante dalla curtis di epoca medioevale. Nel 1842 vi si costituì la prima Associazione Agraria con lo scopo di incrementare l’agricoltura e le attività a essa collegate nella zona. L’apertura al pubblico dell’Agenzia di Pollenzo, che aveva tutte le caratteristiche di un centro sperimentale di ricerca, avvenne durante la Primaria Adunanza Generale dell’Associazione Agraria, che si tenne nell’ottobre del 1843. In quella circostanza gli scienziati che vi parteciparono approfondirono gli aspetti economico-gestionali, tecnico-produttivi e sociali che la struttura si poneva come obiettivo. L’idea di recuperare l’Agenzia di Pollenzo e farne un polo internazionale dedicato alla cultura materiale del cibo e del vino nasce alla fine del 1997 da un progetto di Slow Food, che ha la propria sede a Bra, a pochi minuti di distranza. Nel 2004 proprio dall’associazione internazionale di Carlo Petrini, con la collaborazione delle regioni Piemonte ed Emilia Romagna e sponsor di diversi settori, nasce l’Università di Scienze Gastronomiche che realizza il progetto di creare un luogo dove potesse risiedere l’eno-gastronomia, intesa come scienza, come attività economica e come pratica piacevole. Oggi è un patrimonio inestimabile (la sede è patrimonio dell’Unesco) che legittima il nuovo concetto di qualità gastronomica che l’associazione vuole diffondere: buona dal punto di vista organolettico, sostenibile dal punto di vista ambientale, equa dal punto di vista sociale. Università degli Studi L’università di Scienze Gastronomiche www.unisg.it è una realtà formativa privata legalmente riconosciuta dallo Stato italiano che dà vita a una nuova figura professionale, il gastronomo, capace di operare nella produzione, distribuzione, promozione e comunicazione dell’agroalimentare di qualità: l’Università licenzia infatti i futuri esperti di comunicazione, divulgatori e redattori multimediali in campo enogastronomico, addetti al marketing di prodotti d’eccellenza, manager di consorzi di tutela o di aziende del settore agroalimentare o di enti turistici. L’attività didattica che si svolge a Pollenzo, si declina in un’ampio ventaglio di offerte formative bene illustrate sul sito e approfondite negli open day, e inoltre cultura del vino italiano e alto apprendistato. I corsi si rivolgono a partecipanti di Paesi diversi e ciò è particolarmente importante dal momento che il cibo etnico, se preparato con regole e ingredienti di alto livello, è a pieno titolo in grado di convivere con l’identità gastronomica nazionale, utilizzando ingredienti anche di provenienza italiana. Le restrizioni in tal senso non hanno quindi ragione di esistere in sé. La discriminante è infatti solo il buono...

Leggi Tutto
MILLE ORTI IN AFRICA
Mar02

MILLE ORTI IN AFRICA

di Antonella Cicalò

2 Mar 2015

Nelle scuole, nei villaggi e nelle periferie delle città: è la sfida lanciata nel 2012 da Slow Food in occasione dell’incontro mondiale delle comunità del cibo Terra Madre*. Gli orti sono coltivati secondo tecniche sostenibili (compostaggio, preparati naturali per la difesa da infestanti e insetti, gestione razionale dell’acqua) con varietà locali e secondo i principi della consociazione fra alberi da frutta, verdure ed erbe medicinali. Il progetto, inoltre, intende promuovere lo scambio di sementi tra le comunità per salvaguardare la biodiversità e migliorare l’autonomia dei contadini. Gli orti di Terra Madre in Africa sono gestiti dalle comunità, ma anche da alcuni studenti che si sono laureati all’Università di Scienze Gastronomiche. Diversi giovani africani, infatti, grazie a borse di studio fornite da Slow Food, hanno studiato in Italia presso l’Università di Scienze Gastronomiche e, dopo la laurea, sono ritornati nelle loro comunità. Il progetto Mille orti in Africa consentirà infatti ad altri giovani di studiare in Italia e ritornare nel proprio Paese di origine per aiutare le comunità locali a rafforzare la propria economia e tutelare la propria identità culturale. La donazione prevista per sostenere le spese annuali di un orto è circa 900 euro ripartiti in: – Attrezzature: zappe, pale, rastrelli, innaffiatoi, sementi, piantine da trapianto…; – Formazione del personale locale e coordinamento delle attività in loco € 100; – Organizzazione di scambi di formazione con altri progetti, nello stesso paese o in paesi vicini; – Stampa e distribuzione di materiale didattico pubblicato nelle lingue locali (swahili, amarico, oromo, bambarà, wolof…) – Coordinamento generale del progetto e assistenza per consentire la realizzazione di orti in sintonia con la filosofia di Slow Food (con varietà locali, senza l’utilizzo di trattamenti chimici, ecc.) – Contributo a borse di studio per la formazione di giovani africani (presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo); – Contributo per coprire i costi di partecipazione delle comunità degli orti africane all’evento Terra Madre. Per fare un esempio, in Kenya l’agricoltura rappresenta oltre il 50% del prodotto interno lordo e occupa più del 70% della forza lavoro. Nonostante ciò, è pressoché assente dai programmi scolastici e la maggior parte dei giovani che completa gli studi primari e secondari non riceve alcun tipo di formazione per intraprendere attività agricole. Il progetto Orti scolastici in Kenya è nato nel 2005 su iniziativa dell’Ong Necofa (Network for Ecofarming in Africa), in collaborazione col convivium Slow Food Central Rift Valley e la Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus. L’obiettivo è stimolare un approccio positivo dei giovani kenioti verso l’agricoltura locale, le tradizioni alimentari e l’ambiente. Attraverso gli orti scolastici, gli studenti imparano a diversificare la propria alimentazione e a coltivare...

Leggi Tutto