mercoledì 20 settembre 2017
Smart in the City
 
La tempesta: mille suggestioni per attore solo
Mag21

La tempesta: mille suggestioni per attore solo

di Alessia Stefanini

21 Mag 2015

È decisamente un one man show questa Tempesta di Ferdinando Bruni, che firma la regia con Francesco Frongia. Ma un one man show pieno di anime. Anime di stoffa che popolano il palco-isola di poesia e armonia. Anime rese vive da Prospero, solo,burattinaio degli spiriti e degli uomini. La Tempesta, si sa, è un testo di Shakespeare particolare: ultimo nella lunghissima carriera del Bardo, è un testamento artistico-morale, un addio alle scene che ha il sapore di una rinascita mista a espiazione. E Bruni (di cui speriamo l’addio alle scene sia molto lontano), sembra porre l’accento su questo aspetto: la rassegnazione di un Prospero che sa che, alla fine, nonostante tutto, le cose andranno come devono andare. Ariel e Calibano, personaggi su cui di solito le messinscene si concentrano per la spettacolarità che consentono a livello scenico-visivo, qui sono marionette come gli altri (pur di estrema bellezza), come a dire che anche spiriti magici poco possono davanti all’uomo che la magia la controlla. Come l’artista con la sua opera. Ma alla fine le persone, gli spiriti e le opere devono essere liberate dal proprio creatore per andare libere nel mondo, comunicare con gli altri e, soprattutto, amare. La bravura di Ferdinando Bruni è nota, ma qui, su questa spiaggia fatta di sabbia e luce, esplode in un crescendo di virtuosismo che però non toglie niente alla scena. E la precisazione è d’obbligo. Troppo spesso si vedono spettacoli in cui la volontà dell’attore di farsi vedere bravo oscura la volontà dello spettacolo di farsi significato. Bruni al contrario usa la sua bravura per dare vita a uno spettacolo visivamente bellissimo, curato in ogni minima parte, di cui si respira la magica atmosfera, ma che si fa portatore di profonde riflessioni sull’essere mago, l’essere re, l’essere umano. Mille voci, mille intenzioni, mille sfumature fanno di un unico attore un corpus scenico come se in scena ogni pupazzo, ogni burattino, ogni variazione di luce, vivesse di vita propria. Una menzione anche ai due servi di scena, Filippo Renda e Simone Coppo, che si fanno di volta in volta, manovratori di marionette, ombre ed eventi...

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