mercoledì 20 settembre 2017
Smart in the City
 
Il Sogno di Tim Robbins: teatro, nient’altro
Giu23

Il Sogno di Tim Robbins: teatro, nient’altro

di Alessia Stefanini

23 Giu 2015

Capita a volte di andare a teatro e vedere uno spettacolo che ti fa pensare: «Ecco, questo è davvero teatro». Questo mi è capitato ieri sera, alla prima dello spettacolo A midsummer night’s dream di Shakespeare, con la regia del cineasta americano Tim Robbins e la sua compagnia, The Actors’ Gang, al Crt di Milano. Due stender ai lati del palco con tutti i costumi di scena per i tantissimi cambi a vista degli attori. E basta, tutto il resto è corpo, voce, musica. Teatro insomma. Quello vero, viscerale, senza artifici tecnici o sensazionalismi. I corpi degli attori e un testo che si fanno narrazione profonda, che tiene sulla sedia a bocca aperta per le due ore e mezza  – tanto dura lo spettacolo –  che sembrano due minuti. Perché al di là della notoria bellezza del testo, delle suggestive e armoniose musiche  e dei suoni, eseguiti dal vivo da due musicisti che seguono gli attori nel qui e ora della scena, poi c’è l’attore. Con tutto il suo bagaglio espressivo, fatto di carne e voce, che dà sangue e suono al palco, ci porta con lui nel mondo incantato del bosco, della reggia, del talamo di Titania, in un vortice di colore, divertimento e romanticismo. E  infine l’ensemble, che è poi la cosa più importante in questo spettacolo. Tredici attori che sono uno (e si scambiano i ruoli: la coppia Titania/Oberon è la coppia Ippolita/Teseo, i quattro amanti sono anche elfi e fate e attori della compagnia), con una gestione del corpo pazzesca e un lavoro di gruppo ai limiti della perfezione. Costumi semplicissimi, fiori e frasche, e loro, gli attori, in un unico corpo narrativo e poetico. Null’altro. Ed è tutto. La messa in scena è fedelissima al testo originale senza personali interpretazioni in chiave contemporanea. È Shakespeare, tutto qui. Con i suoi scherzi, la sua magia, il suo romanticismo, i suoi eccessi. Unica concessione: Puck non è interpretato da un attore, ma è un corpus di quattro attrici che danno unica e poliedrica voce allo spiritello. Questa, forse, è l’unica nota opinabile: il personaggio di Puck, così forte e riconoscibile,  rischia di essere un po’ indebolito dalla scelta di divisione del testo. Ma infine va bene così… sono talmente bravi gli interpreti che la potenza non manca comunque. Una nota particolare va al bellissimo inciso poetico ed extratestuale dei quattro amanti che, ritrovato ognuno il suo oggetto d’amore, trasformano la loro danza nel ciclo stesso della vita: amore spensierato, vita adulta, figli, vecchiaia, morte e poi ancora vita. Tim Robbins, con “pochissimo” , ma soprattutto con attori di una bravura tecnica e sensibilità corporea eccezionale, crea un...

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Ca’ Rossa è finalmente “verde”
Giu18

Ca’ Rossa è finalmente “verde”

di Arch. Sergio Sabbadini

18 Giu 2015

Le mani scorrono sulle superfici murarie, percepiscono il calore degli impasti vegetali in calcecanapulo in contrasto con la fredda pietra calcarea di alcuni cantonali recuperati, accarezzano le curve morbide degli spigoli arrotondati e delle strombature delle finestre, seguono le scanalature delle texture murarie orizzontali del camino organico; nel soggiorno sentono le rughe del legno spazzolato dei mobili della cucina e dei serramenti, avvertono il calore di questo materiale nel calpestio a piedi nudi delle tavole naturali dei pavimenti in parquet. L’occhio cerca le nocciolature avorio tra le tavelle in cotto rosso mettendole a confronto con l’antico cotto variegato lombardo di recupero e le rugose tavelle recuperate dal sottotetto. La terra con i suoi colori naturali, nel suo intento igroscopico, conduce a un’inspirazione a pieni polmoni. Se la casa è la nostra terza pelle, questa nostra epidermide muraria deve essere compatibile e simbiotica con l’inimitabile perfezione delle nostre superfici corporee. L’approccio all’architettura bioecologica non può limitarsi all’efficienza energetica a ogni costo e con qualsiasi materiale, trascurando la dignità di un manufatto storico sopravvissuto a decine di generazioni. L’uomo deve essere messo al centro di ogni scelta di materiali e tecnologie, sperimentando anche mescole  nuove con materiali antichi, gustandone il benessere che  trasmettono e oltrepassando i limiti dei calcoli prestazionali. La casa è l’uomo, la famiglia, la famiglia allargata, così come  è la chiesa a essere comunità religiosa, non le pietre che la confinano. L’involucro ha il delicato compito del costruire attorno e interpretare l’essenza e le funzioni del vivere. Questa premessa alla presentazione necessariamente più didascalica del progetto è necessaria per trasmettere il senso del recupero di questa cascina, che già per il fatto della scelta di un fabbricato rurale rivela gli intenti primitivi dei clienti. Norme, certificazioni, standard, prestazioni spesso ci sviano da questa altissima funzione che ha l’architettura, medicina preventiva del nostro benessere psico-fisico. La scelta di un nuovo luogo da vivere, le scelte prioritarie tra materiali “eterni”, ma magari tossici e altri più carezzevoli e storici al contempo, sta nel cliente, vero primo attore di tutte le opere. Il professionista ha solo il compito di mettere tutta la sua esperienza e sensibilità nel dirigere il progetto verso questi intenti, mentre il costruire è affidato all’orgoglio delle maestranze, che devono avere il piacere e riconoscimento delle loro abilità aperte verso nuovi o antichi scenari. I TEMI DEL PROGETTO Recuperare un manufatto storico mantenendo i volumi e le murature esistenti Il tema del recupero comporta una scelta a monte da parte del committente e la consapevolezza in materia di consumo del territorio e valore dei manufatti storici. Recuperare i manufatti coinvolge economie e sensibilità progettuali nelle scelte compositive, dei...

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