mercoledì 20 settembre 2017
Smart in the City
 
Anelando al capolavoro…
Feb26

Anelando al capolavoro…

di A.S.

26 Feb 2016

Nella carriera di ogni artista c’è sempre un momento in cui raggiunge un picco, in cui crea un capolavoro, in cui tutta la poetica si concentra in un atto artistico di epocale importanza. Dopodiché spesso seguono opere che fanno un passo indietro rispetto al picco-capolavoro. Per il duo Rezza/Mastrella a mio parere questo picco è stato raggiunto con Fratto X e da lì era inevitabile una flessione. Che poi flessione è solo se si conosce tutto il percorso di Rezza e si hanno aspettative altissime, come le avevo io. Questo non vuol dire che mi ha deluso. Lo spettacolo è sempre geniale e ricco di guizzi di straordinaria intelligenza e grottesco poetico. La struttura degli spettacoli di Rezza resta invariata: una serie di quadri apparentemente completamente slegati, tenuti insieme da leit motiv verbali che ricorrono e si reiterano, o da personaggi che ritornano. In questo Anelante uno di questi è Freud con le sue interpretazioni dei sogni. E poi i genitori, figure che ricorrono in tutto lo spettacolo e che sono protagonisti del folgorante monologo finale. Rezza quindi, sempre lui, riconoscibilissimo in questo non sense che però di senso ne ha molto, come di critica sociale e politica, se vogliamo. I personaggi di Rezza pur essendo grotteschi e surreali sono profondamente umani, e sono tutti legati da una nevrosi in particolare che in questo Anelante sembra essere la parola, parola che diventa riconoscimento sociale e mezzo stesso di sopravvivenza. Logorrea come ancora di salvezza in un mondo che parla ma che non ascolta. Insomma c’è tutto Rezza/Mastrella dentro Anelante. Ma allora perché parlo di flessione rispetto a Fratto X? Presto detto. Per la prima volta in questo spettacolo ci sono altri quattro attori in scena, e, cosa ancora più rivoluzionaria, parlanti. Senza togliere niente agli attori, che sono bravissimi a stare in modo tecnicamente perfetto dentro uno spettacolo certo non facile, la scelta di altra gente sul palco, a mio avviso, toglie e non aggiunge forza a testo e messinscena. Al di là dei momenti scenografici, come sempre perfetti e potenti, la confusione che si crea in certi momenti non aiuta a fare emergere tutta la potenza dei testi e soprattutto dei silenzi, che sono la grande forza di Rezza. Quei silenzi in cui succede tutto e che vengono “tagliati” e riempiti di significato dalle battute nette e folgoranti che sempre li seguono. Tanta gente in scena crea un “rumore” che fa scemare questo effetto. Ovviamente è una mia sensazione del tutto opinabile e contestabile. Sempre grandissimo, sempre a livelli di intelligenza artistica (e non solo) difficilmente imitabili, il duo Rezza/Mastrella convince e diverte moltissimo. Solo, forse, con un po’ di cattiveria e...

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La bellezza del teatro
Feb08

La bellezza del teatro

di Alessia Stefanini

8 Feb 2016

Quanta fatica fa ogni giorno la gente per trovare un po’ di bellezza nel mondo. Quanti affanni in questa ricerca e quanta frustrazione davanti all’inesorabile consapevolezza che la bellezza – come tutte le cose – più la cerchi e più ti sfugge. E quanta meraviglia nello scoprire che – come tutte le cose –  anche la bellezza è uno stato mentale che va ricercato nella propria vita, nel proprio cuore e nelle proprie scelte. La bellezza di un incontro, di una passeggiata senza pensieri, della propria famiglia, del proprio lavoro, di noi stessi nel mondo e tra la gente. Corrado Accordino ci accompagna in questa ricerca con la poesia di una drammaturgia dolce e graffiante allo stesso tempo e la grazia della recitazione dei grandi attori. Un uomo che si è costruito un mondo fatto di abitudini, di attimi scanditi con precisione; che ha un lavoro fisso; che ha una moglie normale e due figli indifferenti; un uomo che cerca svago nella palestra e nei corsi di teatro, che va dallo psicologo, che ogni tanto la sera esce per una passeggiata. Un uomo annoiato e stufo che cerca solo un po’ di bellezza e sa che può trovarla solo lasciandosi dietro tutto: è una scelta, la libertà, che in una corsa sfrenata tanto dà quanto prende. Un monologo potente, ironico, leggero, divertente quello di Corrado Accordino che si conferma attore, regista e drammaturgo capace di creare forti emozioni con una perfetta pulizia di gesti e voce. Una pièce che fa riflettere sulle nostre esistenze, su quello che possediamo, sul modo in cui impieghiamo il nostro tempo, su come guardiamo a noi stessi e al mondo circostante. Fa riflettere sulle occasioni di bellezza che quotidianamente ci lasciamo sfuggire e che basterebbe così poco per afferrare e tenere strette. E più si va avanti e si accumulano cose, sentimenti, persone e più la rinuncia è grande. Ma arriva un momento in cui è  inevitabilmente un momento  – “quel” momento –  diventa l’essenza stessa della bellezza della nostra vita che va respirato in un unico fiato di rincorsa. C’è tempo fino al 14 febbraio per non perdersi questo spettacolo, perché ne vale davvero la...

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