martedì 21 novembre 2017
Smart in the City
 
4: una rumorosa provocazione
Lug02

4: una rumorosa provocazione

di Alessia Stefanini

2 Lug 2016

Una premessa doverosa: ho letto praticamente ogni cosa scritta da Garcia e trovo sia uno degli autori contemporanei più interessanti, intelligenti e ironici esistenti. Detto questo, devo però aggiungere che non ho mai visto in teatro uno spettacolo che stesse al passo con la sua scrittura. Leggere Garcia è molto meglio che andarlo a vedere in scena. Quest’ultimo lavoro, 4, andato in scena al CRT Teatro dell’Arte di Milano a fine giugno, non fa eccezione. Lo spettacolo parte di una riflessione di Win Wenders: la semplice messa in relazione di due immagini basta a far nascere una storia. Indubbiamente vero. Ma quando le immagini sono tante, e confuse e originanti da mille stimoli diversi, il risultato è inevitabilmente un caos in cui per forza di cose, rischia di perdersi un senso – che, conoscendo Garcia, c’è sicuramente e sicuramente è profondo -, che in questa messinscena è faticoso trovare. Un tennista che si allena battendo la palla contro un muro su cui è proiettata L’origine del mondo di Courbet; teste di coyote; 4 galli imprigionati in scarpe da ginnastica che i 4 attori muovono come bambole e usano come oggetti (si spera nel rispetto dell’animale stesso che tanto a suo agio non ha l’aria di stare); un drone che si muove al suono si una chitarra elettrica suonata da un attore con la testa di coyote; due bambine che si trasformano da virginali Drusille in cubiste alla Little miss sunshine; balli di gruppo e interviste imbarazzanti che coinvolgono sul palco il pubblico; telecamere che riprendono in diretta il pasto di piante carnivore a base di vermi; una lotta-coito su un’enorme saponetta bagnata con una pompa da un samurai. Tutto questo susseguirsi di immagini e stimoli – intervallato dalla voce di un attore che, non visto, legge testi in lingua originale in un microfono – è, a nostro parere, banalmente, troppo. Si perde il senso profondo della provocazione. Il sesso è talmente esplicito ed esplicitato che diventa risata gratuita. La critica alla cultura moderna è chiara, ma non morde. Resta la bellezza dei testi, la poesia di Garcìa, sempre una perla di significato e di pura bellezza formale. I momenti in cui si respira e si riesce a penetrare nella poetica dell’artista sono sublimi. E gli attori, molto bravi e molto generosi. Ma tutto il gran “rumore” intorno, invece di fare da amplificatore, smorza invece lo spettacolo, che arriva a un finale non abbastanza potente da giustificare il caos precedente. Un’operazione, per noi, riuscita a metà, dove alla fine ci si chiede se i tre galli rimasti in scena fino alla fine fossero contenti di partecipare alla performance. Nonostante questo, riconosciamo al...

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