mercoledì 20 settembre 2017
Smart in the City
 
“Orphans”, favola nera a tre voci
Ott25

“Orphans”, favola nera a tre voci

di A.S.

25 Ott 2016

Lo dico subito, amo moltissimo Dennis Kelly, la sua poetica e il suo modo di creare personaggi che ti si materializzano davanti mentre leggi. È per questo che sono andata con molto interesse a vedere Orphans, al Teatro Elfo Puccini di Milano, con la regia di Tommaso Pitta e attori del calibro di Paolo Mazzarelli, Lino Musella e Monica Nappo. Orphans è un testo pieno di colpi di scena, dove il punto di vista cambia di continuo così come il “giudizio” sui personaggi. Una sorta di thriller psicologico in cui vittime e carnefici si invertono velocemente sia nella mente dei personaggi che in quella degli spettatori. In breve la trama: durante una cena a lume di candela, Helen e Danny vengono interrotti dall’arrivo irruente di Liam, fratello di Helen, ricoperto di sangue e sotto shock. La versione di Liam di aver trovato per strada un ragazzino ferito e averlo aiutato cambia mano a mano che incalzano le domande di Danny e Helen e contemporaneamente cambia l’atteggiamento nei suoi confronti. Alla fine si scoprirà che le cose non erano andate esattamente come Liam diceva all’inizio in un’escalation che porterà al radicale cambiamento di Helen e Danny, sia a livello personale che relazionale. Tommaso Pitta sceglie una scenografia efficace (anche se forse un po’ vista) costituita da un tavolo con quattro sedie, un divano con un tavolino e una grande finestra. Il tutto montato su una pedana girevole che ai cambi scena viene ruotata dagli attori in modo da far trovare il mobilio in posizioni diverse man mano che cambia il punto di vista di storia e personaggi. Soluzione efficace per la resa del tempo che passa, contemporaneamente alla tensione. Il testo fluisce incessante, con quello stop and go tipico di Kelly che tanto rende umani i personaggi al di là dello psicologismo. I tre attori sono tutti bravissimi, ma voglio fare una nota particolare a Paolo Mazzarelli che rende perfettamente Danny, personaggio complessissimo nella sua normalità.  Da spettatori siamo incessantemente spinti a simpatizzare per i tre personaggi a turno, fino alla rivelazione finale che fa pensare che in fondo la verità era già lì davanti a noi, dall’inizio, ma talmente camuffata dalla fragilità umana da non essere avvertita come tale. Come sempre Kelly sa parlare ai lati oscuri rendendoli luminosi e viceversa creando nello spettatore quel ragionevole dubbio che fa tentennare ognuno di noi, ma risolvendolo alla fine con una chiarezza lampante. Unica nota stonata. Nel testo, nel finale, Kelly inserisce la figura del figlio della coppia, che interagisce con Liam quando la vicenda reale è stata svelata in tutto il suo orrore. La mancanza di questa figura nello spettacolo rende...

Leggi Tutto