mercoledì 20 settembre 2017
Smart in the City
 
La nuova architettura
Dic15

La nuova architettura

di Antonella Cicalò

15 Dic 2016

Negli articoli precedenti abbiamo rispettato un criterio: porci davanti al percorso dell’architettura bioclimatica e della bioarchitettura dal punto di vista di un lettore interessato a conoscere meglio un argomento del quale oggi si parla molto, ma non sempre con cognizione di causa. Un lettore che non necessariamente apprezza il linguaggio specialistico nel quale ci si scambiano opinioni per addetti ai lavori e sostanzialmente impenetrabili ai non adepti, ma che invece vorrebbe saperne di più. Insomma, probabilmente già sapete più di quanto credete e meno di quanto vi piacerebbe. Questo è lo stato ideale per la divulgazione. Divulgare significa letteralmente “parlare tra il volgo” e parrebbe avere una connotazione negativa invece è la misura di ogni processo di apprendimento culturale. Probabilmente molti di noi si sono appassionati a un tema apparentemente ostico solo perché un insegnante, uno scienziato, un critico, un regista hanno saputo rendercelo piacevole. Magari da lì abbiamo proseguito e siamo diventati a nostra volta un’autorità in materia: la divulgazione si ferma infatti là dove incomincia il percorso di approfondimento di ciascuno.   È una spinta per avviare la salita, insomma, come al Giro d’Italia Grandi “spingitori” sono stati figure di scienziati come lo scomparso Giorgio Celli, o Konrad Lorenz, nello spiegarci l’essenza della vita fisica e psichica degli animali e il nostro legame con loro. Critici d’arte come Flavio Caroli, ne Il volto e l’anima della natura connette le nostre emozioni al paesaggio in una carrellata nel tempo. Registi come Marie Perenneu e Claude Nuridsanv con Microcosmos-Il popolo dell’erba e Jacques Perrin ne Il popolo migratore. Un gatto, un’anatra, una formica, un’oca selvatica. Esperienze che ciascuno di noi può fare e che il vero divulgatore trasforma in un archetipo capace di parlare a ciascuno, perorando la causa della Natura. Anche per l’architettura sostenibile deve essere la stessa cosa. Il filosofo francese Jacques Derrida (1930-2004) citato da N. Emery afferma ne Adesso l’Architettura: «L’architettura non è semplicemente un campo circoscritto di edifici, case e uffici. Non è come dipingere o creare determinati oggetti che circolano, ma si tratta di edifici in cui tutti vivono. Dunque, in una certa misura tutti sono competenti in architettura. Ogni cittadino ha qualcosa da dire sull’architettura. Questo è un altro tipo di competenza. Ognuno ha il diritto di porre domande sull’architettura. Competenza in questo caso significa essere politicamente autorizzati a interrogare l’autorità architettonica e gli architetti stessi su quello che fanno, poiché essi costruiscono lo spazio in cui viviamo. Da questo punto di vista ogni cittadino è competente e perfino i senzatetto (che sono quasi non-cittadini) lo sono. (…) Il cittadino deve avere il diritto di porre domande all’architetto, buone domande, domande competenti, deve...

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