martedì 21 novembre 2017
Smart in the City
 
Chomsky, le rane e i dinosauri
Lug12

Chomsky, le rane e i dinosauri

di Antonella Cicalò

12 Lug 2017

Un team di ricerca internazionale coordinato da studiosi dell’Università della California di Berkeley e dell’Università di Guangzhou (Cina) ha dimostrato che la maggior parte delle rane moderne discende da tre lignaggi sopravvissuti alla grande estinzione di massa del Tardo Cretaceo, quella che 64 milioni di anni fa determinò la scomparsa dei dinosauri. Dalle analisi di 95 specifici geni è stato dimostrato che nove specie di rana su dieci oggi non sarebbero qui se non fosse avvenuta l’estinzione dei dinosauri. In particolare, tre gruppi (Hyloidea, Microhylidae e Natatanura) ebbero un tale successo da diffondersi negli habitat di tutto il mondo. Nonostante ciò le rane moderne sono sempre più in pericolo, anche a causa dei cambiamenti climatici e dell’urbanizzazione. Te la sei cavata coi dinosauri, ma gli umani sono un’altra cosa, anche se l’anfibio è oggetto di un interessante principio che ci riguarda da vicino: quello della rana bollita, utilizzato dal filosofo americano Noam Chomsky. Si rifà alla società, ai popoli, a tutti noi insomma che accettando passivamente vessazioni, declino culturale, scomparsa di etica e valori ne accettano di fatto la deriva. Funziona così: in un pentolone pieno d’acqua fredda nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è  sotto la pentola è acceso e riscalda l’acqua a poco a poco. La rana  trova il tepore piuttosto gradevole, ma la temperatura sale. Adesso l’acqua è calda ma la rana non si spaventa. Quando l’acqua è davvero troppo calda la rana la trova molto sgradevole. Ma si è indebolita, non ha la forza di reagire e prova a sopportare senza far nulla per salvarsi. Finisce morta bollita (se l’acqua fosse stata già bollente, la rana non ci si sarebbe mai immersa e con un energico colpo di zampa si sarebbe salvata). Ciò significa che quando un cambiamento viene effettuato in maniera sufficientemente lenta e graduale sfugge alla coscienza e non suscita nessuna reazione salvifica. Questo hanno capito i nostri moderni dinosauri (burocrazia, network, comunicazioni, tecnologie) che da un apparente progressiva offerta di comfort spostano sempre un po’ più in là la pressione di un disagio che alla fine è insostenibile. A conti fatti oggi se la sfangava il...

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A proposito di Charlie

di Antonella Cicalò

12 Lug 2017

Era il 1973 quando Revlon lancia Charlie, un profumo che segna un salto nel costume femminile. Giovani donne in pantaloni si impossessano di una nuova femminilità attiva e consapevole, ben lontana dagli stereotipi della maliarda iperseduttiva o della ragazza acqua e sapone della porta accanto. Sono gli anni dei grandi referendum di costume (divorzio, aborto) e la scia di Charlie aleggia grintosa negli uffici e sui mezzi pubblici, dove le donne fanno la spola per inventarsi un’altra vita. È il 7 gennaio 2015 quando a Parigi un commando irrompe nella sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo. Qualche hanno prima, fedele all’intento prioritario della testata della difesa delle libertà individuali, civili e collettive, a partire dal diritto alla libertà d’espressione, erano apparse alcune vignette satiriche sul profeta Maometto. La tutela della libertà dell’individuo non profuma più di fiori e legni muschiati, ma di cordite e sangue. Oggi è la volta del Piccolo Charlie, divenuto suo malgrado simbolo di un diritto (quello di vivere a ogni costo), ma totalmente privo di qualsiasi voce in capitolo su una questione ineludibile: se invocarlo o meno questo diritto. Sfugge al  momento il senso intimo di questa battaglia, sfugge il silenzio che avrebbe dovuto circondare il dramma del bimbo inglese, sfugge la speranza, sfugge la rassegnazione. Possiamo solo augurarci che il destino riservi al nome Charlie una nuova opportunità: magari si chiamerà così un trattato di pace, un’opera d’arte, una rarità botanica senza pari o, perché no, una...

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Quanto vale un piatto di lenticchie?
Lug12

Quanto vale un piatto di lenticchie?

di Antonella Cicalò

12 Lug 2017

A giugno, i primi accenni di fioritura sul Pian Grande di Castelluccio di Norcia, dopo la  faticosissima semina. Predomina il giallo che si stende sulla grande piana; è dovuto a fiori che, come spiegano i coltivatori locali, appartengono a una pianta riconducibile alla famiglia delle margherite. Poi, è toccato al rosso dei papaveri, al blu dei fiordalisi e finalmente all’azzurrino chiaro della lenticchia che completa la fioritura. L’8 luglio è stata riaperta la strada provinciale 477 che collega Norcia a Castelluccio. A distanza di nove mesi si può così tornare sul Pian Grande e nel borgo distrutto dal terremoto. Tra difficoltà e sensi alternati regolati da semafori, ma comunque la strada c’è. Lungo il tragitto si continua a lavorare per accogliere non solo turismo, ma testimonianza solidale e affettuosa. Prima del terremoto era un paradiso delle vacanze a quota 1.452 metri e a pochi chilometri (circa 28) dalla celebre e suggestiva Norcia. La vista spazia lungo le tre piane in cui si divide questa distesa: Pian Grande, Pian Piccolo e Pian Perduto, per un totale di 15 km² di altopiano circondati dai Monti Sibillini e dominati dall’imponente Monte Vettore, con i suoi 2.476 m di altezza. Per diverse settimane tra maggio e luglio di ogni anno migliaia di fiori sbocciano e le tre piane esplodono di colori, con tonalità che vanno dal giallo ocra al rosso, dal viola al bianco. Si possono ammirare lenticchie (caratteristiche e coltivate a Castelluccio, di cui costituiscono uno dei prodotti più tipici), genzianelle, papaveri, narcisi, violette, asfodeli, viole Eugeniae, trifogli, acetoselle e molte altre ancora. La Festa della Fioritura cade  ogni anno nella terza e nell’ultima domenica di giugno, e tutto dipende dall’andamento climatico della stagione, in base al quale sarà possibile trovare più o meno specie, più o meno colori. Lo sviluppo e l’andamento della fioritura infatti sono affidati a fattori come quanto ha piovuto nei periodi invernale e primaverile e l’esposizione al sole e la semina, soprattutto della lenticchia. Oggi tutto questo acquista un significato diverso e interroga tutti sul rapporto con la natura e sulle risorse dell’intervento umano. La pioggia e il sole non sono nelle nostre disponibilità, lo smaltimento delle macerie e la ricostruzione...

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