martedì 24 ottobre 2017
Smart in the City
 
Se la Guerrilla è una riflessione sul presente
Set15

Se la Guerrilla è una riflessione sul presente

di Alessia Stefanini

15 Set 2017

Un inizio di stagione promettente questo Guerrilla, portato in scena per la prima volta in Italia alla Triennale Teatro dell’Arte dal gruppo spagnolo El Conde de Torrefiel, compagnia giovane, fondata a Barcellona nel 2010, che da subito si è imposta sul panorama europeo. Tramite una call pubblicata quest’estate, sono stati coinvolti numerosi milanesi, che hanno collaborato condividendo con la compagnia le proprie esperienze e i propri vissuti. Questo materiale documentario, alternato a una buona dose di fiction (che, svolgendosi nel futuro, diventa quasi fantascienza) è stato la base su cui la compagnia ha scritto il testo, proiettato sullo schermo durante lo spettacolo. Questo è suddiviso in tre parti, ambientato in una giornata nel futuro, il 2019, anno di svolta per la pace mondiale. Sul palco gruppi di persone assistono a una conferenza di Angelica Liddell, partecipano a una lezione di Tai-Chi e ballano musica elettronica spaccatimpani a un rave alla periferia di una Milano, che potrebbe essere anche altrove. I cittadini condividono uno spazio e un luogo che diventano crocevia di pensieri e riflessioni dei singoli individui sul destino dell’umanità. È difficile parlare dello spettacolo senza svelarne la trama. Mi limiterò a dire che l’ho trovato molto interessante. Una riflessione che mi sto facendo io per prima, in questo periodo. Una riflessione sull’Europa – passata presente e futura – sul nostro essere cittadini del mondo, sulla noia, sulla tendenza dell’uomo alla guerra, sull’incapacità di analizzare l’oggi per capire il disastro di domani. È uno spettacolo che disturba, che stanca per certi versi perché richiede una costante lettura di testi bianchi su nero proiettati, a cui forse non siamo abituati, senza parole recitate, senza cambi scena, senza attori che vengono a prendere gli applausi. Uno spettacolo che porta a riflettere, che costringe a concentrarsi sulla parola, sul significato profondo della parola, sulla nostra società che fa fatica a restare nel presente, ma non ha altri posti dove andare perché il futuro fa paura e il passato, forse, pure. Meglio estraniarsi, rilassarsi, ballare e aspettare che le cose avvengano. Ma non sempre avvengono le cose che vorremmo. Ma poi, siamo in grado di capirle? Un inizio di stagione promettente e difficile in questo anno difficile per il mondo, in questo tempo che cambia e che si fa fatica a comprendere. Con un linguaggio fresco e interessante, a tratti forse un po’ retorico, ma l’essere umano è anche questo. L’uomo fa una grande cosa che non fanno gli animali: riflettere. E allora torniamo a riflettere, che se ne sente tanto il...

Leggi Tutto