martedì 21 novembre 2017
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Il cibo sale in cattedra
Mar04

Il cibo sale in cattedra

di Antonella Cicalò

4 Mar 2015

A partire dal 1835, sull’area della città romana di Pollentia (l’odierna Pollenzo, in provincia di Cuneo), per volontà di Re Carlo Alberto nasce una tenuta reale di casa Savoia. L’area si sviluppa nel complesso neogotico costruito già dall’inizio del 1833 e si presenta come un grande complesso “a corte”, con un’architettura derivante dalla curtis di epoca medioevale. Nel 1842 vi si costituì la prima Associazione Agraria con lo scopo di incrementare l’agricoltura e le attività a essa collegate nella zona. L’apertura al pubblico dell’Agenzia di Pollenzo, che aveva tutte le caratteristiche di un centro sperimentale di ricerca, avvenne durante la Primaria Adunanza Generale dell’Associazione Agraria, che si tenne nell’ottobre del 1843. In quella circostanza gli scienziati che vi parteciparono approfondirono gli aspetti economico-gestionali, tecnico-produttivi e sociali che la struttura si poneva come obiettivo. L’idea di recuperare l’Agenzia di Pollenzo e farne un polo internazionale dedicato alla cultura materiale del cibo e del vino nasce alla fine del 1997 da un progetto di Slow Food, che ha la propria sede a Bra, a pochi minuti di distranza. Nel 2004 proprio dall’associazione internazionale di Carlo Petrini, con la collaborazione delle regioni Piemonte ed Emilia Romagna e sponsor di diversi settori, nasce l’Università di Scienze Gastronomiche che realizza il progetto di creare un luogo dove potesse risiedere l’eno-gastronomia, intesa come scienza, come attività economica e come pratica piacevole. Oggi è un patrimonio inestimabile (la sede è patrimonio dell’Unesco) che legittima il nuovo concetto di qualità gastronomica che l’associazione vuole diffondere: buona dal punto di vista organolettico, sostenibile dal punto di vista ambientale, equa dal punto di vista sociale. Università degli Studi L’università di Scienze Gastronomiche www.unisg.it è una realtà formativa privata legalmente riconosciuta dallo Stato italiano che dà vita a una nuova figura professionale, il gastronomo, capace di operare nella produzione, distribuzione, promozione e comunicazione dell’agroalimentare di qualità: l’Università licenzia infatti i futuri esperti di comunicazione, divulgatori e redattori multimediali in campo enogastronomico, addetti al marketing di prodotti d’eccellenza, manager di consorzi di tutela o di aziende del settore agroalimentare o di enti turistici. L’attività didattica che si svolge a Pollenzo, si declina in un’ampio ventaglio di offerte formative bene illustrate sul sito e approfondite negli open day, e inoltre cultura del vino italiano e alto apprendistato. I corsi si rivolgono a partecipanti di Paesi diversi e ciò è particolarmente importante dal momento che il cibo etnico, se preparato con regole e ingredienti di alto livello, è a pieno titolo in grado di convivere con l’identità gastronomica nazionale, utilizzando ingredienti anche di provenienza italiana. Le restrizioni in tal senso non hanno quindi ragione di esistere in sé. La discriminante è infatti solo il buono...

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Parole da mangiare
Mag22

Parole da mangiare

di Gianni Vacchelli

22 Mag 2014

Suona la campanella, entri in classe, solito, i libri, i registri e un piccolo involto. Fai in modo di non farlo notare. Buongiorno ragazzi! Buongiorno, prof! Se c’è un ripiano sotto la cattedra (qualche modello ne ha), lo metti lì, al riparo. Se no, quando ti siedi, con nonchalance lo nascondi un po’ dietro i libri, coperto dalla borsa, ora artatamente sulla cattedra. È importante. Un piccolo rito. Che avviene con un libro speciale, con un autore amatissimo. Da qualche parte hai letto che nella tradizione ebraica talvolta l’inizio dello studio della Torah è inaugurato da dolci lettere dell’alfabeto, coperte di miele, offerte agli allievi. Allora puoi farlo anche tu, lo farai con Dante -(o con Saffo, con Eschilo, con Catullo, con Seneca, con Cervantes, con Shakespeare, con Leopardi, con Kafka, con Ungaretti etc, insomma con uno di quei libri che ti hanno profondamente toccato, che ti hanno fatto ridere, piangere, pensare, meravigliare, stare silente e che, naturalmente, conosci alla perfezione e su cui hai letto tutto). La Commedia della vita «Ragazzi la Commedia può cambiarvi la vita, e in qualunque caso vi nutrirà. La amerete, e, comunque, qualcosa vi lascerà, e poi la ritroverete, la rileggerete. C’è dentro la vita, la morte, la passione, l’amore più nero e quello più spirituale, il dolore, il male, la gioia, la luce, la bellezza, la follia, la cura, l’amicizia, la domanda su Dio, su se stessi, l’immaginazione, la natura, gli abissi e le altezze… La Commedia è così, ti entra dentro, ti fa crescere, ed è cibo per il tuo cuore, per la tua mente». Loro ti guardano, presi, meravigliati, ed è qui che recuperi, con destrezza prestidigitatoria, il tuo involto. Lo scarti. I tuoi biscottini presi nella miglior pasticceria della zona, o fatti da te se hai pure di queste arti (non è il mio caso). Anche se non sono a forma di lettera sono cibo dolce e prelibato. «Ecco per simboleggiarvi questo, per farne esperienza, adesso passo tra i banchi e ne prendete uno. Aspettate però a mangiarlo, vi raccomando». E loro sorridono, sorpresi, divertiti, anche con un sottile imbarazzo. Bello. «Questa ve la ricordate fin che campate. Ora potete mangiare…». E si gusta insieme il biscotto e subito dopo il testo, la spiegazione, la passione che circola… Beh, si capisce, credo. La piccola proposta è questa, la grande svolta è sottomano ogni giorno. La ricchezza è davanti ai nostri occhi… Dove?, ancora vi state domandando un po’ perplessi. Ma qui, davanti a noi, è la letteratura. E la modesta proposta è questa appunto: di spiegarla ai ragazzi e soprattutto di leggerla e viverla con loro per quello che...

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Hume sweet Hume
Apr05

Hume sweet Hume

di Antonella Cicalò

5 Apr 2014

Ci sono, per  David Hume (filosofo scozzese 1711-1776), due tipi di filosofia, una facile e ovvia, l’altra difficile e astrusa. Quella ovvia alla fine risulta fin troppo banale, l’altra è decisamente inservibile per la vita, perché orientata all’esaltazione di dispute interminabili. Hume raccomanda di superare ambedue queste forme del filosofare e imboccare una “nuova strada” del sapere che indicava in una “scienza esatta della natura umana”. Forse questo obiettivo è irraggiungibile, ma qualche anno fa (2006) a questo scopo venne fondata, da Piero Ostellino e Luca Ricolfi, insieme ad altri intellettuali vicini alla rivista torinese Polena, la Fondazione Hume. Senza entrare nel merito e nel credito di quella esperienza ci è sembra che il “manifesto” fondativo sia  interessante ancora oggi. Manifesto della Fondazione David Hume Il fine ultimo della nostra Fondazione è rendere inattuale questo giudizio di Pasolini: «Il coraggio intellettuale della verità e l’attività politica sono due cose incompatibili in Italia» (Scritti corsari, 1975). Pasolini era tutto tranne che un freddo osservatore della realtà. Pasolini guardava il mondo con un grande pathos, con un misto di pietas e di passione civile, di rimpianto e di speranza. E tuttavia in Pasolini il pathos non è mai disgiunto da una sincera, disinteressata, quasi ossessiva ricerca della verità. Una ricerca mai gregaria o settaria, una ricerca che non indulge mai al bisogno di riconoscimento, di appartenenza, o di legittimazione della propria parte politica. Una ricerca libera, disincantata, spietata, e dunque solitaria. E oggi? Oggi la figura di Pasolini è divenuta del tutto inattuale perché la passione e l’amore per la verità hanno preso due strade diverse. Se guardiamo alla politica, al giornalismo, e alle stesse scienze sociali è difficile non vedere che spesso, troppo spesso, l’impegno politico e il rispetto per la verità non vanno più d’accordo fra loro. Le passioni più accese si accompagnano ora con la più totale ignoranza dei fatti, ora con la più spudorata partigianeria: a quanto pare non esistono più fatti ma, come diceva Nietzsche, solo interpretazioni (tendenziose) dei fatti. La ricerca sincera della verità, d’altro canto, si scontra con la scarsità di filtri capaci di separare le fonti attendibili da quelle tendenziose, le informazioni genuine dalle pseudo-conoscenze e dalle pseudo-notizie: una sorta di omologante “internettizzazione” dell’informazione, che affligge innanzitutto i mass media ma non risparmia certo le scienze sociali, sempre più malate di irrilevanza e faziosità. I politici mentono spudoratamente, i mass media più seri si limitano a non distorcere troppo le loro menzogne, mentre mancano del tutto media che si occupino credibilmente di giudicare della verità delle affermazioni degli uni e degli altri. Né si può dire che al compito provvedano le scienze sociali,...

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