martedì 21 novembre 2017
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Sostenibilità: né carne, né pesce
Apr04

Sostenibilità: né carne, né pesce

di Beatrice Riganti

4 Apr 2014

Gli allevamenti intensivi e le infrazioni alle regole di pesca non sono solo una crudeltà verso animali prigionieri di stalle lager o ributtati in mare a morire dopo il taglio delle pinne (è il caso dei pescicane). Sono anche un danno per la salute umana e per il futuro delle risorse alimentari mondiali. Ma una reazione comincia a vedersi, su piccola o vasta scala. In Amazzonia, lato Brasile, Lacir Soares si batte contro la deforestazione che da sempre affligge la regione, per l’allevamento  sostenibile dei bovini. L’imprenditore agricolo, aiutato dagli ambientalisti, ha deciso di cambiare strada dopo che dieci anni di allevamento del bestiame privo di criteri di sostenibilità hanno incrementato esponenzialmente la distruzione della più grande foresta pluviale del mondo. Anche i consumatori locali (e internazionali) hanno cominciato ad accorgersene. Soares è ricorso all’alternanza delle semine e al miglioramento della vita del bestiame ottenendo di produrre maggiori e migliori quantità di cibo nella sua fattoria, ma soprattutto evitando di distruggere il prezioso bosco. Con oltre 200 milioni di capi di bestiame, il Brasile è il principale esportatore di manzo del mondo: il 20% delle esportazioni di carni bovine provengono dalla regione amazzonica, con un rapporto di una mucca per ettaro. Oggi, grazie alle sue pratiche più sostenibili, Soares riesce a sfamare 2,3 capi per ettaro, dimostrando che mantenere l’equilibrio tra il bestiame e la foresta assicura una maggiore produttività, oltre al rispetto della legge. Già, la legge. In base alla nuova legislazione forestale, entrata in vigore lo scorso ottobre, il Governo Federale impone ai produttori di presentare periodicamente un censimento utile a preservare le aree forestali. A partire dal 2010 la lotta contro la deforestazione in Amazzonia si è molto intensificata e i pubblici ministeri degli Stati principali produttori di carne (sono tredici) stanno intraprendendo azioni legali verso supermercati, aziende produttrici di calzature e aziende cosmetiche che acquistano prodotti e materie prime provenienti da aree deforestate. La moda sostenibile riguarda anche noi europei. Greenpeace ha reso di recente nota l’inquietante relazione sulle materie prime necessarie alle aziende di moda e di calzature, o ai supermercati e all’industria automobilistica denunciandone la provenienza da aree deforestate con una serie di campagne. Con buoni risultati se il famoso marchio del lusso Gucci ha lanciato quest’anno sul mercato una borsa realizzata in pelle Amazon, con tanto di certificazione di sostenibilità ambientale. Tutto ciò ha spinto il capo esecutivo delle Associazioni Esportatori di carne brasiliane Fernando Sampaio a cercare programmi alternativi per il delicato settore industriale e parte della soluzione è arrivata dalla tecnologia: nelle aree in cui l’accesso è difficile, le mappe satellitari aggiornate in tempo reale permettono di monitorare il disboscamento...

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