martedì 21 novembre 2017
Smart in the City
 
Quanto vale un piatto di lenticchie?
Lug12

Quanto vale un piatto di lenticchie?

di Antonella Cicalò

12 Lug 2017

A giugno, i primi accenni di fioritura sul Pian Grande di Castelluccio di Norcia, dopo la  faticosissima semina. Predomina il giallo che si stende sulla grande piana; è dovuto a fiori che, come spiegano i coltivatori locali, appartengono a una pianta riconducibile alla famiglia delle margherite. Poi, è toccato al rosso dei papaveri, al blu dei fiordalisi e finalmente all’azzurrino chiaro della lenticchia che completa la fioritura. L’8 luglio è stata riaperta la strada provinciale 477 che collega Norcia a Castelluccio. A distanza di nove mesi si può così tornare sul Pian Grande e nel borgo distrutto dal terremoto. Tra difficoltà e sensi alternati regolati da semafori, ma comunque la strada c’è. Lungo il tragitto si continua a lavorare per accogliere non solo turismo, ma testimonianza solidale e affettuosa. Prima del terremoto era un paradiso delle vacanze a quota 1.452 metri e a pochi chilometri (circa 28) dalla celebre e suggestiva Norcia. La vista spazia lungo le tre piane in cui si divide questa distesa: Pian Grande, Pian Piccolo e Pian Perduto, per un totale di 15 km² di altopiano circondati dai Monti Sibillini e dominati dall’imponente Monte Vettore, con i suoi 2.476 m di altezza. Per diverse settimane tra maggio e luglio di ogni anno migliaia di fiori sbocciano e le tre piane esplodono di colori, con tonalità che vanno dal giallo ocra al rosso, dal viola al bianco. Si possono ammirare lenticchie (caratteristiche e coltivate a Castelluccio, di cui costituiscono uno dei prodotti più tipici), genzianelle, papaveri, narcisi, violette, asfodeli, viole Eugeniae, trifogli, acetoselle e molte altre ancora. La Festa della Fioritura cade  ogni anno nella terza e nell’ultima domenica di giugno, e tutto dipende dall’andamento climatico della stagione, in base al quale sarà possibile trovare più o meno specie, più o meno colori. Lo sviluppo e l’andamento della fioritura infatti sono affidati a fattori come quanto ha piovuto nei periodi invernale e primaverile e l’esposizione al sole e la semina, soprattutto della lenticchia. Oggi tutto questo acquista un significato diverso e interroga tutti sul rapporto con la natura e sulle risorse dell’intervento umano. La pioggia e il sole non sono nelle nostre disponibilità, lo smaltimento delle macerie e la ricostruzione...

Leggi Tutto
MILLE ORTI IN AFRICA
Mar02

MILLE ORTI IN AFRICA

di Antonella Cicalò

2 Mar 2015

Nelle scuole, nei villaggi e nelle periferie delle città: è la sfida lanciata nel 2012 da Slow Food in occasione dell’incontro mondiale delle comunità del cibo Terra Madre*. Gli orti sono coltivati secondo tecniche sostenibili (compostaggio, preparati naturali per la difesa da infestanti e insetti, gestione razionale dell’acqua) con varietà locali e secondo i principi della consociazione fra alberi da frutta, verdure ed erbe medicinali. Il progetto, inoltre, intende promuovere lo scambio di sementi tra le comunità per salvaguardare la biodiversità e migliorare l’autonomia dei contadini. Gli orti di Terra Madre in Africa sono gestiti dalle comunità, ma anche da alcuni studenti che si sono laureati all’Università di Scienze Gastronomiche. Diversi giovani africani, infatti, grazie a borse di studio fornite da Slow Food, hanno studiato in Italia presso l’Università di Scienze Gastronomiche e, dopo la laurea, sono ritornati nelle loro comunità. Il progetto Mille orti in Africa consentirà infatti ad altri giovani di studiare in Italia e ritornare nel proprio Paese di origine per aiutare le comunità locali a rafforzare la propria economia e tutelare la propria identità culturale. La donazione prevista per sostenere le spese annuali di un orto è circa 900 euro ripartiti in: – Attrezzature: zappe, pale, rastrelli, innaffiatoi, sementi, piantine da trapianto…; – Formazione del personale locale e coordinamento delle attività in loco € 100; – Organizzazione di scambi di formazione con altri progetti, nello stesso paese o in paesi vicini; – Stampa e distribuzione di materiale didattico pubblicato nelle lingue locali (swahili, amarico, oromo, bambarà, wolof…) – Coordinamento generale del progetto e assistenza per consentire la realizzazione di orti in sintonia con la filosofia di Slow Food (con varietà locali, senza l’utilizzo di trattamenti chimici, ecc.) – Contributo a borse di studio per la formazione di giovani africani (presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo); – Contributo per coprire i costi di partecipazione delle comunità degli orti africane all’evento Terra Madre. Per fare un esempio, in Kenya l’agricoltura rappresenta oltre il 50% del prodotto interno lordo e occupa più del 70% della forza lavoro. Nonostante ciò, è pressoché assente dai programmi scolastici e la maggior parte dei giovani che completa gli studi primari e secondari non riceve alcun tipo di formazione per intraprendere attività agricole. Il progetto Orti scolastici in Kenya è nato nel 2005 su iniziativa dell’Ong Necofa (Network for Ecofarming in Africa), in collaborazione col convivium Slow Food Central Rift Valley e la Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus. L’obiettivo è stimolare un approccio positivo dei giovani kenioti verso l’agricoltura locale, le tradizioni alimentari e l’ambiente. Attraverso gli orti scolastici, gli studenti imparano a diversificare la propria alimentazione e a coltivare...

Leggi Tutto
La fine della terra
Apr04

La fine della terra

di Paolo Pileri

4 Apr 2014

Il suolo non è infinito: «Occorrono duemila anni per generare dieci centimetri di suolo che la benna di un escavatore distrugge in una manciata di secondi». Paolo Pileri, docente di Pianificazione territoriale ambientale al Politecnico di Milano, ne ha parlato alla seconda edizione del Forum sulla sostenibilità Wigreen del febbraio e più recentemente a un convegno di formazione per gli insegnanti organizzato dal FAI (Fondo Ambiente Italiano). Il consumo indiscriminato di suolo, «una risorsa ambientale, senza la quale tutti saremmo fritti, non riconosciuta come tale e, quindi, non tutelata dal legislatore» è un problema sul quale farsi domandi e avere risposte. Eccone alcune. Cos’è il suolo? Il suolo è la pelle del pianeta, sono quegli importantissimi 70-100 centimetri sotto i nostri piedi da cui dipendono fertilità, capacità di trattenimento delle acque e del carbonio sulla terra. Un risorsa ambientale limitata e non rigenerabile della quale nessuno si preoccupa. Perché nonostante sia vitale non ne sappiamo praticamente niente? C’è poca formazione, poca conoscenza e poca divulgazione in materia. Questa mancanza di cultura, soprattutto da parte di chi ha responsabilità sui cambi di uso del suolo, è un problema che produce grossissimi guai. Come per esempio l’Italia che frana. Qual è la correlazione tra frane e urbanizzazione? Un ettaro di suolo non urbanizzato è in grado di trattenere fino a 3,7 milioni di litri di acqua senza che la comunità impegni alcuna risorsa per questo straordinario servizio che il suolo libero ci rende. Nel momento in cui si urbanizza, è assolutamente necessario investire capitali nella realizzazione di infrastrutture in grado di trattenere il quantitativo d’acqua pari a quello che sarebbe stato assorbito dal suolo che è stato urbanizzato. Non facendolo quella stessa acqua non viene trattenuta a monte, la si ritrova aumentata a valle. Questo scempio di suolo, unito ai cambiamenti climatici in corso, produce quel patatrac che conosciamo bene: gli eccessi di acqua che fanno franare pezzi del nostro Paese o che ne mettono sott’acqua altri con un aumento della spesa pubblica di gestione delle emergenze e delle ricostruzioni. Il suolo è una risorsa (vale a dire un mezzo indispensabile per affrontare le necessità, ndr), eppure in Italia non esiste una legge di tutela. Il suolo non è riconosciuto come risorsa. Anche il Testo Unico Ambientale fa molta confusione e sarebbe da aggiornare perché l’art. 54 recita: «Suolo: il territorio, il suolo, il sottosuolo, gli abitati e le opere infrastrutturali». Il suolo, quindi, viene assimilato alle infrastrutture presenti su di esso, ovvero a qualcosa di molto diverso di quella sottile “pellicina” indispensabile alla terra. Quali sono le responsabilità? La nostra Costituzione è molto chiara in questo. Se il suolo venisse...

Leggi Tutto