martedì 21 novembre 2017
Smart in the City
 
Un “disegno” comune
Ago18

Un “disegno” comune

di Nicola D'Angelo

18 Ago 2014

Le comunità creative sono realtà che si dedicano alla progettazione per migliorare il contesto abitativo, trasformandosi a volte in veri e propri imprenditori grazie alla rete e al social design. Il “design sociale” vuole migliorare il mondo attraverso la progettazione senza distaccarsi dal sistema economico col quale deve co-operare. Il compito del designer è quello di trovare la responsabilità e la trasparenza che dovrebbero caratterizzare tutte le professioni che possono influire sul mondo. È in questi contesti che il nuovo designer diventa alleato fondamentale perché capace di trasformare le utopie odierne in realtà future attraverso le sue conoscenze e competenze, portando innovazione sia tecnologica che sociale. Un processo di co-progettazione condiviso con abitanti e territorio, proveniente proprio dal basso: nasce così il “design partecipativo” dove gli attori sono anche progettisti attivi e beneficiari allo stesso tempo. Si tratta di attività che mirano a migliorare il mondo e che sono misurate non in base al profitto ma al grado di cambiamento apportato per risolvere un problema. In questo modo si vuole cambiare il profilo del design, conosciuto più per prodotti costosi e famosi che non per le numerose attività svolte in campo sociale mettendo al centro del suo operare l’uomo e il bene della società in vere e proprie comunità creative. La storia ci ha insegnato che il design imposto dall’alto non ha funzionato come avrebbe dovuto e oggi infatti si predilige un metodo che lavori più sulle capacità locali, integrandosi con le conoscenze globali del mercato. L’obiettivo è formare imprenditori in grado di sfruttare le tradizioni locali per sviluppare un business sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico. In molti si sono occupati di questo argomento cercando di definire nel miglior modo possibile il concetto di “vita sostenibile”, indagando e studiando i cambiamenti possibili nel caso si volessero modificare le proprie abitudini cercando di ridurre l’impatto ambientale senza però stravolgere lo standard della propria vita. Francois Jégou è tra i più importanti sostenitori e studiosi di questo argomento che, assieme a colleghi come Ezio Manzini e John Thackara, ha pubblicato alcuni testi, raccogliendo casi studio da tutto il mondo, portando esempi concreti del nuovo modo di fare design. Collaborative Services-Social Innovation and Design for Sustainability propone diversi scenari esemplificativi: dal car sharing su richiesta a sistemi di micro-noleggio di strumenti tra vicini di casa, da atelier di cucito condiviso a ristoranti casalinghi e servizio di consegna tra utenti che si scambiano i beni… Tutti questi scenari mostrano come alcune attività quotidiane potrebbero essere svolte da servizi strutturati, che fanno affidamento a una maggiore collaborazione tra individui. Anche se queste organizzazioni differiscono negli obiettivi e negli attori, possiedono...

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Il nuovo design dei servizi
Apr05

Il nuovo design dei servizi

di Nicola D'Angelo

5 Apr 2014

In questi ultimi anni si è sviluppato un nuovo modo di concepire le relazioni umane, nel quale le persone non sono più semplici consumatori, spettatori o portatori di bisogni, ma al contrario sono soggetti attivi, “portatori sani” di capacità, energia e conoscenza: vere risorse umane insomma. Per prima cosa bisogna riuscire a vederne e riconoscerne le potenzialità creative, rompendo anche alcuni stereotipi e sostituendoli con un nuovo concetto di cultura della sostenibilità. Per poter far emergere queste forze dalla società è necessario dunque osservare e studiare la società stessa, andando a scoprire e analizzare le organizzazioni nate attraverso l’inventiva e la creatività locale. Diverse sono le realtà sviluppatesi grazie allo spirito imprenditoriale di alcun innovatori che hanno creato veri e propri sistemi organizzativi, proponendo nuovi stili di vita: dal cohousing ai gruppi di acquisto solidale, dal carsharing alla banca del tempo: tutti casi ora noti, ma che spesso sono partiti da iniziative spontanee nate allo scopo di risolvere i piccoli problemi della collettività. Sotto certi aspetti si tratta di una nuova tipologia di “imprenditoria creativa” che osserva la società e ne riconosce le esigenze provenienti dal basso. L’intento principale non è quindi quello di proporre una soluzione o un risultato certo a priori, ma quello di creare le condizioni affinché le persone si attivino per trovare soluzioni, facilitando la circolazione di informazioni e conoscenze, creando momenti di vero incontro che valorizzino anche le capacità personali. Sono ormai numerosi i casi in Italia e nel mondo in cui un gruppo decide di collaborare e partecipare attivamente a iniziative o azioni coordinate sul territorio. A volte questa è una necessità, altre volte è un semplice primo passo per avviare uno stile di vita più sostenibile e condiviso, nel rispetto dell’ambiente sia dal punto di vista culturale, sia da quello sociale, dando vita a veri e propri sistemi di collaborazione come le Banche del tempo, i Gas (Gruppo di Acquisto Solidale), i Micronidi, le Ciclofficine, gli Orti condivisi o l’Ospitalità allargata. Tutti casi che richiedono un approccio particolare ai servizi e figure professionali attente a un nuovo punto di vista anche progettuale. Per la sensibilità e l’interesse verso i diversi temi, lo studio e la curiosità costanti, l’aggiornamento continuo riguardo le nuove tecnologie, l’analisi degli stili di vita e delle esigenze attuali dei cittadini, il “designer dei servizi” è la figura di riferimento che può proporre soluzioni utili e concrete, riuscendo a immaginare nuovi scenari pubblici. In tal modo le relazioni sociali si ampliano e si moltiplicano, tenendo conto dell’importanza di valorizzare le risorse già presenti sul territorio, ma con un occhio sempre rivolto all’ecoefficienza indispensabile per far nascere nuove idee di...

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