martedì 21 novembre 2017
Smart in the City
 
Benvenuti al Nord
Nov08

Benvenuti al Nord

di Antonella Cicalò

8 Nov 2014

L’estremo nord della Norvegia ha una nuova struttura  di eccellenza per accogliere gli esploratori del ghiacciaio Okstind.  Commissionato dalla Norwegian Trekking Association  (Dnt) e progettato da Jarmund/Vigsnæs Architects, il remoto rifugio Rabothytta è stato costruito secondo precise specifiche per resistere al clima estremo della regione ed evocare le forme  naturali del paesaggio circostante;  fa parte di una rete di rifugi autonomi e può ospitare gruppi fino a trenta persone in self-catering. Situato a 66 gradi di latitudine nord, 1200 metri sul livello del mare e 60 km a sud del circolo polare artico, il rifugio beneficia delle bellezze naturali dell’ambiente circostante e nonostante la posizione esposta è protetto da ciò che di meglio la moderna tecnologia costruttiva è in grado di offrire.  Progettato per la massima efficienza, soddisfa il suo fabbisogno energetico attraverso un sistema di riscaldamento a legna elettrico dato da una combinazione di pannelli solari, batteria di riserva e scorte di elettricità, se necessario.  Quando il budget lo consentirà saranno installate turbine eoliche. Ideato come campo base per spedizioni in alta quota, la struttura ha richiesto soluzioni robuste per la protezione contro la violenza di venti, pioggia, neve e ghiaccio e per ottimizzare le prestazioni termiche e il comfort interno.  Sono state quindi messe in opera due diversi tipi di membrane traspiranti avanzate della DuPont™ Tyvek® , utilizzate nell’edificio per garantire una copertura resistente al vento, protetta contro l’umidità, ma che consenta al contempo la diffusione del vapore. L’architettura del rifugio è costituita da un’intelaiatura in legno e strati di catrame con fondazioni in calcestruzzo e una facciata di 32 mm in abete bianco locale in una finitura naturale.  L’abete riveste anche le pareti interne e il pavimento del rifugio, mentre DuPont™ Tyvek® Soft sigilla l’involucro interstiziale, proteggendo il rifugio sia durante che dopo il processo di edificazione.  Le grandi finestre panoramiche sono costituite da due strati di vetro con un ulteriore strato esterno di vetro temperato dello spessore 13 mm, fornito dal produttore locale Trenor AS. La struttura del tetto a falde monta un sistema di travi in legno Kerto con isolamento, avvolte in DuPont™ Tyvek® Supro Grid come barriera ermetica contro vento e umidità – un elemento decisivo per proteggere la costruzione e per migliorare il comfort interno una volta occupato.  Un’ulteriore protezione è fornita da Isola Isokraft, una membrana di catrame estremamente resistente ricoperta da una finitura di tavole in legno Kebony. Secondo Svein Arne Brygfeld della Norwegian Trekking Association, Robothytta è l’anello mancante di una catena di sentieri e rifugi in questa zona importante per le spedizioni scientifiche e didattiche.  Nel rispetto di una simile opportunità  è stato scelto uno dei più importanti...

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Se i cipressi che a Bolgheri…
Mag13

Se i cipressi che a Bolgheri…

di Andrea Santillana

13 Mag 2014

La potatura di un albero ornamentale seguendo una logica naturale, contenendone cioè la struttura in modo sicuro e fisiologicamente corretto, presuppone l’osservazione delle piante nei boschi e nelle foreste, ma anche esperienza teorica e pratica per approfondire i concetti più moderni della potatura per essere proprietari/custodi ed eccellenti arboricoltori che con etica si impegnano nella cura di questi esseri viventi. A questo lo scopo si possono seguire i corsi professionali di potatura degli alberi ornamentali. La Società Toscana di Orticultura, per esempio, vanta ben 160 anni di esperienza e organizza corsi in collaborazione con la Fondazione Clima e Sostenibilità e il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Ore di teoria presso Villa Bardini e lezioni pratiche sul campo tenute da docenti universitari, giardinieri qualificati e vivaisti  illustreranno le più moderne tecniche di movimentazione in chioma e i nuovi sistemi di lavoro, anche per preparare chi vuole partecipare all’ esame di certificazione per diventare un futuro EuropeanTree Worker (Etw). Tagliare i rami secchi non è così semplice Esistono spettacolari filari di alberi come i cipressi di Bolgheri cantati da Carducci nel Davanti a San Guido o il viale dei tigli di Berlino (Unter den Linden), eppure nelle nostre città molto spesso si assiste ad arcaiche forme di mutilazione dettate dal timore che rami anche imponenti si abbattano su auto e persone. E il rischio c’è perché la gestione urbana del verde spesso espone le piante a condizioni di vita che ne minano stabilità e salute. Così, il viale alberato che ci riservava una certa gradevole frescura nel caldo sempre più torrido delle città, da un’estate all’altra si trasforma in un filare di piante dall’aspetto scheletrico da Ent  (gli alberi fantasy creati da Tolkien) malaticci e infelici. Questa forma di potatura si chiama capitozzatura e quello che segue è il parere di un esperto in materia*. Una tecnica di emergenza I tecnici specializzati in selvicoltura urbana e arboricoltura hanno ben presente tre assiomi fondamentali: 1) la potatura, comunque sia effettuata, è uno stress per la pianta; 2) la miglior potatura è quella che non si vede; 3) le piante più belle sono quelle non potate. Le potature devono essere eseguite a regola d’arte, cioè tendere a mantenere la chioma di ogni esemplare arboreo, per quanto possibile, integra e a portamento naturale tipico delle singole specie botaniche. Le finalità principali della potatura in ambiente urbano sono principalmente di mantenimento, ossia si interviene per eliminare rami secchi o deperiti e di sfoltimento diretto a diminuire la densità della chioma ma non il suo volume. Alle volte, però, si è costretti ad effettuare la capitozzatura o tree topping, vale a dire, una potatura...

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Il richiamo delle Sirene
Apr04

Il richiamo delle Sirene

di Andrea Santillana

4 Apr 2014

Il mito lo proclama da sempre. Un po’ pesci siamo anche noi, basta pensare a Sirene e Tritoni. Oggi la biologia blu dà un nuovo spessore a quelle remote “intuizioni”. Per esempio, prevedere la posizione precisa dei coralli aiuterà a capire come usare al meglio lo spazio marino per la pesca, la posa di cavi per le telecomunicazioni e le ricerche minerarie, proteggendo allo stesso tempo l’ambiente.  Si chiama  CoralFISH  il progetto coordinato dai ricercatori  Sadhbh Baxter e Anthony Grehan del dipartimento di Scienze Oceaniche e della Terra presso l’Università Nazionale d’Irlanda. Esso ha riunito un consorzio di 16 partner, in rappresentanza di 11 Paesi europei, che comprende biologi della pesca d’altura, ricercatori/modellatori degli ecosistemi, economisti e piccole e medie imprese dell’industria della pesca. Il progetto ha ricevuto finanziamenti per 10,8 milioni di euro, di cui 6,4 milioni  erogati dalla Commissione europea. La ricerca ha svelato nuove informazioni sul modo in cui i pesci usano i loro habitat in alto mare. I partner del progetto hanno esaminato l’interazione tra coralli, pesci e industrie ittiche e hanno poi usato queste informazioni per sviluppare strumenti di modellazione per  la gestione degli ecosistemi nelle acque profonde d’Europa e oltre. Si  sono anche monitorati i sistemi corallini che sono stati danneggiati dalle attività umane, come la pesca con reti a strascico in alto mare, e si è sono trovati modi per proteggerli da ulteriori danni. Infatti la competizione per le risorse in alto mare è diventata più intensa, mentre la necessità di garantire un’adeguata protezione di biodiversità e varietà genetica è una priorità per la salute futura del pianeta. Per la prima volta è stato possibile quantificare gli habitat corallini in sei aree: al largo della costa occidentale dell’Irlanda, Islanda, Mare di Norvegia orientale, Golfo di Biscaglia (Francia), attorno alle Azzorre e nel Mar Ionio (Italia). Sono stati sviluppati modelli per prevedere dove si possono trovare i coralli e questo ha portato alla scoperta di un campo di spugne precedentemente sconosciuto in acque norvegesi. Si tratta del primo tentativo europeo di sviluppare un’analisi video standardizzata per la mappatura del fondale marino profondo, con lo sviluppo di un programma software chiamato Cover (Customisable Video Image Observation Record)  incorporato nel software all’Istituto Francese di Ricerca per lo Sfruttamento del Mare (Ifremer). Anche se CoralFISH si è ora concluso, elementi del progetto proseguiranno grazie a finanziamenti provenienti dal programma quadro Orizzonte 2020 per la ricerca e l’innovazione. Ossi di…seppia Un altro progetto europeo integrato battezzato BlueGenics mira a produrre proteine ricombinanti da organismi marini, come le spugne, che grazie alle biotecnologie blu potrebbero essere utilizzate nella lotta all’osteoporosi. Finanziato con 6 milioni di euro dalla Commissione...

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