mercoledì 20 settembre 2017
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Il raglio d’asino sale al cielo, eccome
Dic14

Il raglio d’asino sale al cielo, eccome

di Antonella Cicalò

14 Dic 2014

Presso i popoli antichi, il latte dell’asina era tenuto in gran considerazione. I Greci ritenevano fosse un rimedio eccellente; per i Romani era una bevanda di lusso, mentre Ippocrate lo raccomandava per avvelenamenti e intossicazioni, dolori articolari e cicatrizzazione dei tessuti. A Delfi l’asino era un animale sacro e in Cina l’asino bianco è spesso la cavalcatura degli Immortali. Del resto, la tradizione cristiana colloca un asino accanto a Gesù Bambino e un’asina lo porta in groppa all’entrata in Gerusalemme. Nella tradizione biblica quest’ultima annuncia a volta le intenzioni divine. Le testimonianze storiche più remote sono reperibili sui bassorilievi egizi risalenti al 2500  a.C.,mabisognerà tuttavia aspettare il Rinascimento perché tale prodotto diventi per la prima volta oggetto di considerazione scientifica. E ancora, tanti e sfaccettati sono i significati simbolici di questo animale che incarna virtù e pulsioni diverse.  Ma fuori da quest’ambito, ancora all’inizio del XX secolo, il latte d’asina era un rimedio al quale facevano ricorso un gran numero di persone. Soprattutto a Parigi vennero impiantate numerose stalle asinine, dove le signore eleganti si aggiudicavano la preziosa bevanda pagandola più di 8 franchi al litro che prima della guerra del ‘14-’18 non erano certo pochi. La bellezza dell’asino è un modo di dire, intendendo con ciò lo splendore della gioventù, ma è vero che il suo latte è idratante, ipoallergenico e lenitivo tanto che le matrone romane e le nobili egiziane come Poppea e Cleopatra, lo usavano per fare il bagno. Oggi la comunità scientifica riconosce la fondatezza di questo retaggio perfino in una funzione fondamentale come l’allattamento umano: qualora il latte materno non sia consigliato né disponibile e sia necessario un latte sostitutivo, proprio il latte d’asina rappresenta un’eccellente alternativa naturale dalle rare proprietà alimentari (Bergoglio stesso è stato alimentato così).  In caso di allergie, soprattutto alle proteine di latte bovino, il latte d’asina è un sostituto incomparabile rispetto a tutte le altre diete a base di latte. Tutte queste ragioni hanno messo in evidenza la concreta possibilità di realizzare un “circuito di latte d’asina”, anche approfittando del grande interessa per l’alimentazione sostenibile messo in moto da Expo 2015. L’asinella nutrice Per questo qualche giorno fa, durante l’udienza generale del mercoledì, Pierluigi Christophe Orunesu (origini in Sardegna, terra di asinelli e  di abitanti particolarmente longevi ) presidente di Eurolactis Group SA, ha offerto due asini e un consistente carico di latte d’asina a Papa Francesco e all’ospedale Bambin Gesù di Roma. Thea e Noé, i due animali consegnati al Pontefice, fanno parte del nucleo del primo progetto di filiera verticalmente integrata destinata alla produzione del latte d’asina. Per le sue caratteristiche, la comunità medico-scientifica si sta interessando...

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Condòmini della casa Terra
Apr04

Condòmini della casa Terra

di Beatrice Riganti

4 Apr 2014

È l’austriaco Konrad Lorenz (1903-1989, nella foto) lo scienziato considerato ufficialmente il “padre” dell’etologia moderna. Al ritorno in patria, dopo la guerra e la prigionia, cominciò la sua innovativa osservazione degli animali partendo da una prospettiva decisamente nuova, sostenendo che i ricercatori in generale si preoccupavano di chiudere gli animali negli spazi angusti dei laboratori, sottoponendoli a esperimenti allo scopo di confermare le proprie ipotesi. Al contrario, Lorenz considerava come suo “laboratorio” la propria casa e il terreno attorno. A differenza del metodo ufficiale, Lorenz si preoccupava di tenere gli animali “fuori”, per apprendere attraverso l’osservazione di un organismo vivente nel suo ambiente naturale come interagiva con membri della sua stessa specie da un lato, con le altre specie (compresi predatori e prede) dall’altro e – soprattutto – con la specie umana rappresentata da Lorenz stesso che si poneva in relazione con gli animali non dal punto di vista di uno sfruttamento unilaterale, ma da quello di un’innovativa convivenza tra specie diverse in rispettosa relazione tra loro. In tal modo lo scienziato si trovava a dover ricoprire diversi e impensati ruoli: madre, leader, membro paritario o gregario del gruppo e persino oggetto di avance sessuali (come nella descrizione del minuscolo codirosso che lo corteggiava, invitandolo a entrare nel suo nido, cioè il taschino della camicia). Questa nuova, ampia prospettiva gli valse la cattedra di filosofia teoretica, che fu di Kant, all’Università di Heidelberg. E nel 1973 la “sua” etologia fu consacrata con un Premio Nobel, condiviso con Tinbergen e von Frisch. Contemporaneamente si radicalizzò la sua vena ecologista, mentre la sua originale pubblicistica riflette la stessa versatilità del personaggio. Quattro importanti saggi – Evoluzione e modificazione del comportamento, Il cosiddetto male, L’altra faccia dello specchio – Per una storia naturale della conoscenza e Il destino dell’Uomo – vale a dire i suoi scritti con le maggiori implicazioni per la scienza contemporanea, sono passati quasi inosservati nel mondo della ricerca scientifica occidentale. Ma L’anello di re Salomone (1952) ha toccato il cuore di moltissimi lettori con le vicende dell’oca Martina, “covata” da Lorenz negli ultimi due giorni prima della sua nascita e che a Lorenz chiede sicurezza e protezione col suo primo pigolio (che lo scienziato traduce in «io sono qui e tu dove sei?»). Martina si sente figlia di Lorenz come tale si comporta, seguendolo come un’ombra e soffrendo fino quasi a morire per la sua lontananza. Proprio per queste sue esperienze dirette di cure parentali (l’imprinting), Lorenz si convince sempre più delle enormi analogie fra il comportamento umano e il comportamento degli animali. Alla sua empatia con questi ultimi (secondo la leggenda l’anello di Salomone consentiva di parlare agli animali)...

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