martedì 21 novembre 2017
Smart in the City
 
La Domenica delle Palme
Mar16

La Domenica delle Palme

di A.C.

16 Mar 2017

Entrate prepotentemente nel dibattito orto-politico milanese e per fortuna uscite, le palme rimandano a un avvenimento evangelico già alle porte: quella Domenica delle Palme, appunto, che la liturgia colloca alla fine della quaresima e a ridosso della settimana santa. Ricorda l’entrata in Gerusalemme di Gesù in sella a un asino tra ali di folla festante. Una moltitudine osannante stendeva i mantelli sotto gli zoccoli dell’umile cavalcatura mentre i rami recisi dagli alberi in questione moltiplicavano le mani plaudenti. Questo alla domenica, venerdì Cristo era già in croce come da richiesta dl popolo, che come al solito gli aveva preferito un ladro (Barabba). Pare una rievocazione storica: le palme le abbiamo, il leader osannato finché fa miracoli anche, il popolo che alla fine sceglie sempre il furbetto pure. Non finì benissimo per chi guarda all’immediato, ma in prospettiva la resurrezione fu un successo replicato tuttora....

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Ma che bestie siamo?
Dic22

Ma che bestie siamo?

di Andrea Santillana

22 Dic 2014

Prima c’era stata una lettera della Ue di costituzione in mora che ci invitava a interrompere la caccia con richiami vivi, metodo vietato di cattura degli uccelli, concludendo che “le condizioni per applicare deroghe non erano soddisfatte  poiché l’Italia non ha posto rimedio alle violazioni del diritto dell’Ue derivanti da autorizzazioni concesse in modo illegittimo dalle Regioni e ancora in vigore” (febbraio 2014). Ora non ci sono più alibi perché a quel primo ammonimento è seguita a fine novembre una dura nota in cui la Commissione europea «sollecita l’Italia a porre fine all’utilizzo su larga scala di metodi di cattura non selettiva di uccelli selvatici, come appunto le reti vietate dalla direttiva uccelli». Nel dar conto della nuova procedura  di infrazione contro il nostro Pese, la Commissione europea sottolinea che «in alcune regioni italiane per molti anni è stata autorizzata ed effettuata la cattura con le reti di certe specie di uccelli (Columba Palumbus, Turdus pilaris, Turdus philomelos, Turdus iliacus, Turdus merula, Vanellus vanellus, Alauda arvensis) destinati a essere impiegati come richiami vivi». Ora il nostro Paese ha due mesi per «adottare tutte le misure necessarie per garantire la conformità e se non ottempererà a tale obbligo la questione potrà essere deferita alla Corte di giustizia. In attesa che l’Europa ci costringa a piantarla con una pratica ingiustificabile come l’uccellagione (a questo proposito documentatevi sul sito della Lipu), ecco che si affaccia la “tenuità”. La legge delega 67/2014 sulla messa a prova e le misure alternative al carcere prevede le «condotte di tenuità» con pene pecuniarie al posto del carcere per tutta una serie di reati. Ora, il dizionario definisce tenue (a parte l’intestino) qualcosa di sottile o poco denso (un filo, un barlume possono essere tenui) o scarsamente fondato, di minima gravità o importanza, come per esempio una tenue speranza. Quella che ancora coltiviamo, sperando appunto che in questa categoria non rientri (come si rischia seriemante ) l’abbandono di animali, la loro uccisione, il maltrattamento e persino i combattimenti gestiti dalla  criminalialità più o meno organizzata. Le associazioni che si occupano di benessere e diritti degli animali invitano a bombardare di emailgoverno e parlamento, mentre è già stata decisa una giornata di mobilitazione generale il 24 gennaio 2015, per evitare di cancellare dieci anni di battaglie per ottenere finalmente norme penali sui maltrattamenti agli animali. PS – Sotto la pressione che si è venuta a creare il ministro della giustizia Orlando ha assicurato che il reato di maltrattamento non entrerà nelle condotte di tenuità.          ...

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Il Perù però…
Dic13

Il Perù però…

di A.C.

13 Dic 2014

… visto dall’alto non è solo Nazca, deturpata, a detta del suo governo, dall’intervento di Greenpeace. Scelta incauta quella dell’organizzazione ambientalista, ma realizzata – va detto – con lettere di stoffa e ben al di sotto della linea di contorno del colibrì (uno dei soggetti presenti nella celebre area visibile solo dall’alto). C’è però un altro Perù, ripreso dai satelliti della Nasa, che mostra come nel solo 2013 siano stati abbattuti in aree diverse migliaia di ettari di foresta pluviale, pari a un chilometro quadrato ogni settimana, allo scopo di sfruttare le piantagioni di palma da olio. Prima di scandalizzarsi allora sarebbe bene riflettere sulle ragioni per cui esiste Greenpeace ed evitare di scagliare prime pietre, sia pure archeologicamente rilevanti come i geoglifi di  Nazca. Le scuse e la rifusione di eventuali danni, doverose da parte degli ambientalisti, dovrebbero bastare a tutti gli...

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Il palco piange
Dic05

Il palco piange

di Antonella Cicalò

5 Dic 2014

Quando piove il palco del Teatro Litta va a mollo. Eppure parliamo del più antico teatro in funzione a Milano, situato com’è all’interno di Palazzo Litta, una delle opere più belle dell’architettura tardo barocca lombarda. Sta nel cuore della storia della città: dalle vestigia dell’impero romano, con la risistemazione degli scavi di via Brisa, il recupero delle torri medievali e il bel Museo Archeologico, a quel Monastero Maggiore (San Maurizio affrescato dal Luini) che i turisti stranieri hanno portato alla ribalta con un efficacissimo passaparola. Senza dimenticare di citare un’adiacente recupero edilizio ad alta intensità economica. Poco considerato in vista di Expo 2015, là dove il concetto di “manifestazione diffusa” – rimasto sulla carta delle origini – avrebbe dovuto invece accenderlo come un faro, il Litta ha patito i lavori infiniti della facciata, la fatiscenza dell’esterno cantiere appena rimediata e ora le infiltrazioni piovane che mettono a rischio i recenti e costosi restauri che hanno consentito di riaprire spazi altrimenti inutilizzati, come la Cavallerizza, ovvero le scuderie del palazzo. Ricordiamo che l’edificio è dichiarato di eccezionale interesse culturale e sottoposto alla legislazione di tutela, ed è stato dato in consegna al Ministero per i Beni e le Attività Culturali (la sede regionale del Mibac è appunto a Palazzo Litta). Per ora l’infiltrazione è arginabile con sessantamila euro (avete letto bene, 60.000): una fogliolina, un germoglietto dell’Albero della Vita, che ultimamente sembra quello degli zecchini di Pinocchio. A ciò si aggiunga una stagione e un’attività didattica di tutto rispetto; e comunque il teatro è un valore aggiunto in una via ricca anche di attività professionali e commerciali. Vediamo pertanto di mettere doverosamente riparo a questa situazione senza scuse e senza ritardi.  ...

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La mela avvelenata
Dic02

La mela avvelenata

di A.C.

2 Dic 2014

Per una sorta di legge del contrappasso le email del signore di Cupertino continuano ad alimentare tutto un fiorire di cause postume contro la creatura che ha fondato. Che Steve Jobs avesse un lato oscuro emerge dalla stessa biografia* (regolarmente autorizzata) scritta da Walter Isaacson: l’indegno rifiuto della figlia, l’ossessione per il controllo, la ferocia intellettuale, il protezionismo maniacale sono raccontate in prima persona o attraverso una serie di colloqui con amici e nemici alla cui pubblicazione Jobs non ha posto vincoli o censure di sorta. Basta leggerla. Non si capisce quindi lo scalpore per le sue mail che raccontano di patti con o contro i concorrenti, di tolleranza verso fabbriche degli orrori e del feroce protezionismo che affligge da sempre gli utenti di Apple. Chi lavora con i Mac sa quanto è difficile e costoso dipendere dalle variazioni di programma imposte eslusivamente dalla Casa Madre. A riprova,  il processo che si apre in questi giorni a Oakland e che ruota attorno all’iPod, geniale creatura tra le tante di Jobs, oggetto – come tutti i suoi prodotti – di un culto estetico, oltre che funzionale. Ma è l’abbinamento dell’iPod con iTunes, colosso digitale per l’acquisto di musica, audiolibri, libri, film a celare un sopruso: Apple impediva di fare la spesa altrove in violazione della legge antitrust. Ancora una volta è Jobs stesso (cui probabilmente non mancavano le competenze per neutralizzare le tracce di mail compromettenti) a scrivere ai collaboratori per sollecitarli a “garantire che, quando Music Match (un concorrente di iTunes,n.d.r) lancia il suo negozio online, non sia accessibile dall’iPod”. E ancora, “Sì, il cliente pagherà di più, ma è proprio quello che vogliamo ” . Affermazione che citò siapubblicamente sia nelle lunghe interviste concesse al biografo Isaacson  a proposito degli accordi con gli editori per tenere alto il prezzo dei libri a danno dei consumatori. Narcisismo, senso dell’impunità fino all’autolesionismo? Forse, ma è come scoprire negli epistolari dei grandi – scienziati, artisti o pensatori – che hanno cambiato le nostre vite anche debolezze vergognose, cattiverie lesive della dignità altrui, abusi familiari e via dicendo. E accade assai spesso. E’ giusto tutelare chi subisce un danno, ma appare ridicola, nel caso di Jobs, la finta incredulità elo sdegno virtuoso dei suoi detrattori. L’uomo stesso non ha mai fatto mistero della sua diversità anche in materia di filantropia, eppure si deve  al suo impegno la legge americana 1395 sui trapianti, che creò il primo registro nazionale per donatori di rene, rendendo più semplice, per i possessori di una patente automobilistica, la possibilità di manifestare le proprie preferenze riguardo alla donazione d’organi. E se Jobs non si è mai, forse per...

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Se Rosetta è una pin-up…
Nov18

Se Rosetta è una pin-up…

di A.C.

18 Nov 2014

Ringraziamo il cielo (che Matt Taylor conosce così bene) se il grande fisico che ha contribuito in modo determinante alla riuscita della missione Rosetta ha mostrato un lato diverso dallo stereotipo dello scienziato autistico maniaco tutto tic e case tombali. Ha esibito una camicia sguaiata, e allora? A suo tempo gli americani incollarono la foto di Rita Hayworth, il ciclone Gilda della celebre pellicola, sulla bomba atomica sganciata nel 1946 sull’atollo di (guarda caso) Bikini e non per questo il pacifismo e la scienza al femminile si sono fermati (probabilmente Margherita Hack non si sarebbe sentita offesa da un indumento cafone). Scuse e lacrime (che non erano dovute) dimostrano se mai la validità di un altro luogo comune, che non basta la pin-up a fare il macho....

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