mercoledì 20 settembre 2017
Smart in the City
 
Alluminio, ovvero la lattina di … Leonardo
Apr22

Alluminio, ovvero la lattina di … Leonardo

di Antonella Cicalò

22 Apr 2015

Produzione, proprietà, applicazioni , riciclo, tutti aspetti di un percorso alla scoperta di questo materiale versatile e innovativo, leggero ma pesante dal punto di vista economico, tecnologico e perfino estetico.Inizio modulFine modulo Così è nata la nuova area Alluminio del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia. Un’esposizione permanente, progettata e realizzata con il CiAl – Consorzio Imballaggi Alluminio, inaugurata il 5 marzo 2015. “L’alluminio, con tutte le sue leghe, occupa un ruolo di rilievo al Museo non solo perché in poco più di un secolo è passato dall’essere un materiale prezioso e di nicchia ad essere un materiale indispensabile nelle più svariate applicazioni – dall’energia ai trasporti, dalle comunicazioni all’alimentazione -, ma anche perché la collezione Metalli accoglie alcuni degli oggetti più importanti e interessanti del patrimonio del Museo” ha rilevato Fiorenzo Galli, Direttore generale del museo, lieto di inaugurare questa nuova area permanente che racconta una storia molto italiana, fatta di innovazioni e innovatori, industria e design, energia e materiali, risparmio e riciclo. Tante aziende che hanno collaborato a questo progetto permettendo di aggiungere alle collezioni oggetti, sia storici che attuali, unici e curiosi per i nostri visitatori di tutte le età. “L’alluminio è un materiale pieno di vita” ha dichiarato nella stessa occasione Gino Schiona, Direttore generale di CiAl – Consorzio Imballaggi Alluminio “è un materiale permanente, un materiale che non si consuma, che si usa e si riusa, senza fine, conservando, in tutte le sue numerose applicazioni, l’energia necessaria per futuri e nuovi impieghi. Una delle sue principali caratteristiche è, infatti, l’infinita riciclabilità. Un insieme di valori che rendono evidente e intrinseco per l’alluminio il concetto di economia verde e di salvaguardia delle risorse, in linea con i principi dello sviluppo sostenibile e dell’impiego efficiente delle risorse. In quest’ottica il CiAl, Consorzio nazionale per la raccolta differenziata, il riciclo e il recupero degli imballaggi in alluminio, promuove e sostiene da anni iniziative tese a favorire la diffusione di una cultura sempre più ampia della sostenibilità ambientale verso tutti i pubblici di riferimento e, in particolare, verso i più giovani. In questo senso la nuo va area offre una visione d’insieme di tutta la filiera industriale dell’alluminio, dei suoi settori e delle sue infinite applicazioni, evidenziandone le performance tecniche e ambientali che caratterizzano i prodotti realizzati con questo materiale per l’intero ciclo di vita e che lo rendono uno dei più coerenti e affini ai principi e ai valori della green economy. Grazie anche al contributo di Centroal, Centro Italiano Alluminio è stato realizzato un percorso di conoscenza del metallo leggero assolutamente inedito. L’interattività e l’impiego delle più avanzate tecnologie permettono ai visitatori di compiere un’esperienza...

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In punta di matita
Lug04

In punta di matita

di Antonella Cicalò

4 Lug 2014

La prima comunicazione umana è avvenuta tracciando segni a carboncino e a grafite (dal greco γράϕειν ,”scrivere”). Il carbonio (dal latino carbo), comune a entrambi i materiali, era già conosciuto dalle popolazioni antiche che lo producevano bruciando materiale organico con poco ossigeno per produrre inchiostri Non è strano dunque pensare che la comunicazione e il carbonio siano inscindibilmente uniti nella storia della umana. E che da un comune denominatore così “primitivo” (basta pensare alle grotte di Lascaux o di Altamira) scaturisca oggi il più innovativo e promettente dei materiali: il grafene. Era il 1664 quando qualcuno si accorse che la grafite lasciava su un foglio di carta una traccia ben visibile, ma facilmente cancellabile con un po’ di mollica di pane e pensò di sfruttare questa proprietà del materiale (il 10 settembre 1665 furono messi in vendita i primi bastoncini di grafite protetti da un involucro di stoffa o da sottili canne di bambù). Era il 2004 quando la stessa osservazione si affacciò alla mente di due fisici, Andre Geim e Konstantin Novoselov, che nel 2010 ricevettero il premio Nobel per i pionieristici esperimenti riguardanti il materiale bidimensionale chiamato Grafene. Sono proprio i legami tra scienza, storia, cultura e comunicazione a essere necessariamente chiamati in causa oggi, quando la tecnologia sfida i nostri limiti, in primo luogo il nostro cervello da rettili. Mai come ora capacità e necessità si tengono così strettamente. È necessario comunicare con le tecnologie (perfino una banale radiografia oggi va letta sul computer), ma bisogna esserne capaci. La lampadina, il telefono, il televisore non sono certo invenzioni minori, anzi. Ma schiacciare un interruttore o girare un disco numerato erano operazioni alla portata di tutti; la fruizione scaturiva immediata. Oggi non è così: al valore d’uso corrisponde un’abilità tecnologica che non tutti posseggono e che merita la massima attenzione dato che la tecnologia non è di per sé una “risorsa” in senso stretto (in teoria si sopravvive anche senza, e in pratica accade a molte latitudini), ma qui e ora lo sta diventando e questo interroga anche l’etica e l’economia della comunicazione. Il nostro cervello per ora non è multitasking; malgrado la nostra presunzione (punita magari andando a sbattere mentre facciamo un selfie), non possiamo impegnarci a far bene più di una cosa alla volta. Ma questo non vuol dire che quando impariamo non possiamo attingere tanto alla scienza quanto all’umanesimo, per fare solo un esempio classico. Questa è dialettica, è multidisciplinarietà, e lo sappiamo fare benissimo. Anzi, rinunciare a integrare gli stimoli riduce e limita le nostre capacità intellettuali. E la comunicazione è  proprio una disciplina che anche più di altre deve avvalersi della capacità di...

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Le “Officine del Grafene”
Giu18

Le “Officine del Grafene”

di Antonella Cicalò

18 Giu 2014

Dal 2005 si occupa dello sviluppo, della commercializzazione e dell’utilizzo di processi innovativi per la generazione di nano materiali; oggi l’azienda si prepara a inaugurare un nuovo centro industriale che non solo si caratterizza per essere il più grande impianto europeo per la generazione di fogli di grafene altamente puro, basato su una tecnologia brevettata e approvata, ma è anche progettato seguendo una logica modulare replicabile ed esportabile. Sta forse nella sensibilità progettuale dell’azienda l’aver denominato “Officina” il nuovo centro: oltre al classico significato di complesso di impianti adibiti a lavorazioni di carattere industriale, l’officina ha infatti anche il significato di laboratorio d’artista e di centro di propulsione di attività intellettuali tanto che il termine, in senso figurato, è sinonimo di “scuola di pensiero”. Le Officine del Grafene sono dunque anche un modo di operare, che va al di là della pura etimologia latina*. Per Giulio Cesareo, Presidente e Ceo di Directa Plus, ne ha anticipato i contenuti in occasione del lancio dell’Italian Council for Eco Innovation (Osservatorio tecnologia ed innovazione per la green economy) “L’inaugurazione delle Officine del Grafene rappresenta una nuova significativa tappa nel percorso di sviluppo della  azienda, che ha sviluppato nel tempo una piattaforma tecnologica capace di produrre su larga scala materiali a base di grafene, ponendo grande attenzione all’ingegnerizzazione del prodotto, al fine di proporre diversi ‘gradi’ di grafene che possano soddisfare i  requisiti peculiari imposti da ogni diversa applicazione. Il primo modulo che inaugureremo a ComoNext ha una capacità produttiva di 30 tonnellate annue”. Nella stessa occasione è stato presentato il report Italy Cleantech 10, a lens on Innovative SMEs in Italy, – redatto da Cleantech Group Inc. in collaborazione con l’Italy Cleantech Network, il Ministero dell’Ambiente e l’Italian Trade Agency (ICE) – in cui Directa Plus figura tra le prime dieci PMI italiane, che si distinguono per innovare nel campo delle tecnologie cleantech. “Tra gli obiettivi dell’impresa – ha concluso Giulio Cesareo – sicurezza e sostenibilità ambientale sono sempre stati al primo posto. Crediamo sia questa la via per rendere fruibili le nuove tecnologie, e le nano tecnologie in particolare, in modo che portino beneficio a chi le utilizza, senza mai dimenticare le generazioni che ci succederanno. Per questo anche il nuovo impianto è stato ideato e progettato secondo una filosofia di tipo cradle to cradle **che prevede zero emissioni, zero scarti e limitato uso di energia fossile” * Officīna, più anticamente, opificīna, deriva da opĭfex -fĭcis ‘operaio’ e si compone di ŏpus -ĕris ‘opera’ e un corradicale di facĕre ‘fare’. **Cradle to Cradle (talvolta abbreviato in C2C, in italiano dalla culla alla culla) è un approccio  che consiste nell’adattare alla  natura...

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Fenice tecnologica
Mag12

Fenice tecnologica

di A.Sa.

12 Mag 2014

Ricordate il mitico uccello capace di rigenerarsi? Ecco, per la prima volta un materiale si è riparato da solo. Lacerato da qualcosa che ha lasciato un foro di tre centimetri è tornato come nuovo nei laboratori dell’università dell’Illinois (fonte rivista Science). I ricercatori , coordinati da Scott White del dipartimento di Ingegneria Aerospaziale dell’ateneo, si sono ispirati alla rete dei vasi sanguigni. Infatti, se i biologi possono puntare a rigenerare i tessuti, sfruttando la vascolarizzazione anche grazie alle cellule staminali, gli ingegneri dei materiali non hanno queste possibilità. Già nel 2011 erano stati ottenuti materiali capaci di auto-ripararsi, ma si trattava microcapsule di 10 millesimi di millimetro di diametro. Adesso i ricercatori hanno danneggiato il materiale provocando un foro dal diametro di tre centimetri e mezzo lacerando la rete dei capillari, ma i liquidi sono fuoriusciti trasformandosi in un gel che solidificandosi in 20 minuti ha richiuso completamente il foro, con un recupero fino al 62% della robustezza originale; cento volte meglio di quanto hanno finora fatto i materiali che si autoriparano....

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Banda larga tra Tizio e Caio
Apr29

Banda larga tra Tizio e Caio

di Andrea Santillana

29 Apr 2014

Senza ulteriori investimenti l’Italia non sarà all’altezza dei parametri di diffusione della banda larga fissati dalla Commissione europea. È la conclusione del rapporto realizzato a inizio 2014 dal commissario per l’attuazione dell’Agenda digitale Francesco Caio. Da una parte infatti, secondo lo studio, sono già operativi i piani di investimento degli operatori che garantiranno uno sviluppo delle connessioni veloci nei prossimi 2-3 anni. Dall’altra, oltre quell’orizzonte, ci sarà bisogno di un «forte, sostenuto e continuo impegno». Secondo il rapporto – che è stato redatto da Caio insieme a Scott Marcus, già funzionario della Federal Communications Commisson americana, e Gerard Pogore, professore presso la Scuola superiore di telecomunicazioni francese – entro il 2017 il 50% degli utenti probabilmente avrà a disposizione connessioni a 30 Mbps. Questo risultato, reso possibile dai piani già avviati dai maggiori operatori, non è però sufficiente a garantire il raggiungimento degli obiettivi Ue fissati per il 2020. L’agenda digitale europea, infatti, si è data come traguardo il 100% delle connessioni a 30 Mbps entro quella data. Secondo le stime dello studio, allo stato delle cose l’Italia non potrà andare oltre una copertura del 70%, cosa che renderà “opportuni interventi aggiuntivi”. Ancora più difficile – secondo Caio – la corsa verso l’altro traguardo fissato dall’Europa: il 50% delle connessioni a una velocità di 100 Mbps, sempre entro il 2020. Su questo la strada è ancora più in salita. «Nessuno dei piani di rete analizzati – si legge nel documento – considera esplicitamente il raggiungimento dei 100 Mbps». Ciò significa che alla scadenza fissata non si potrà realisticamente aspirare ad una banda superiore ai 60-70 Mbps, e solo nelle aree a più alta densità di popolazione dove gli operatori hanno più interesse ad investire. l’Italia è una dei Paesi europei con la velocità media di connessione più bassa, come ha potuto constate chiunque abbia provato a connettersi da una barca sul Nilo o da una slitta nella  Tundra. Si filava via meglio che da Milano e Roma, per stare in aree comunque privilegiate. L’Italia compare infatti al 48esimo posto al mondo per velocità della connessione internet misurata, il che la pone in fondo alla classifica dell’Unione europea. La velocità stimata sulle connessioni degli utenti nel terzo trimestre 2013 è stata infatti di 4,9 Megabit al secondo, cioè pari a quella di un’adsl 7 Megabit di decente qualità. Peccato che nel resto d’Europa (per non parlare del mondo) si diffondano le connessioni in fibra da 30 Megabit e oltre e siano sempre più popolari quelle veloci su cavo coassiale (tecnologia assente da noi). Da qui la distanza con gli altri Paesi: 12,5 Megabit al secondo è la velocità media nei...

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Re Arduino
Apr05

Re Arduino

di Nicoletta Cicalò

5 Apr 2014

La figura di Arduino, re d’Italia nel 1002, è poco nota oggi, anche se gli studiosi ottocenteschi ne fecero il precursore della dignità nazionale e della monarchia unitaria. E forse non a caso il genius loci è quell’Ivrea dove nascerà l’Olivetti. Oggi Arduino è una scheda elettronica di piccole dimensioni con un  microcontrollore e circuiteria di contorno, utile per creare rapidamente  prototipi e per scopi hobbistici e didattici. Con Arduino si possono realizzare in maniera relativamente rapida e semplice piccoli dispositivi come controllori di luci, di velocità per motori, sensori di luce, temperatura e umidità e molti altri progetti che utilizzano  sensori, attuatori e comunicazione con altri dispositivi. Arduino è fornito con un semplice ambiente di sviluppo integrato per la programmazione. Tutto il software a corredo è libero, e gli schemi circuitali sono distribuiti a loro volta come hardware libero. Arduino (per curiosità, prende il nome da un bar locale la cui insegna si ispira proprio allo storico re) comprende una piattaforma hardware per il physical computing sviluppata presso l’Interaction Design Institute, una struttura di formazione post-dottorale con sede proprio a Ivrea, fondata da Olivetti e Telecom Italia. Grazie alla base software comune ideata dai creatori del progetto, per la comunità Arduino è stato possibile sviluppare programmi per connettere a questo hardware più o meno qualsiasi oggetto elettronico. Dopo anni di sperimentazione è oggi possibile fruire di un database di informazioni vastissimo. Con Arduino è possibile creare una rete di sensori di temperatura, odori, movimenti, umidità, ecc., i cui dati possono poi essere trasformati in informazioni o attivare a loro volta altri sensori. Ad esempio per controllare elettrodomestici o piccoli dispositivi elettrici o per fornire la giusta quantità di acqua alle piante quando non possiamo curarle. Per approfondire le applicazioni hanno preso il via gli Arduino beginners. A scuola di makers Nell’ambito delle attività della Confartigianato di Varese ha preso il via il corso su Arduino, la potente scheda open source sviluppata da Massimo Banzi per interagire in modo assolutamente nuovo tra mondo digitale e oggetti, organizzato da FaberLab Varese con la docenza di Mirco Piccin di Officine Arduino. Gli workshop sono infatti il metodo migliore per chi vuole comprendere a fondo le  potenzialità di Arduino e vuole capirne l’applicazione pratica sia per progetti amatoriali che per prototipi aziendali. In due giorni di workshop infatti si acquisiscono  le capacità di realizzare diversi circuiti interattivi, introduttivi alle possibilità di applicazione e di sviluppo del physical computing.          ...

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