martedì 24 ottobre 2017
Smart in the City
 
Bauhaus made in London
Feb06

Bauhaus made in London

di Antonella Cicalò

6 Feb 2017

Si ispira alla celebre scuola di architettura, arte e design tedesca che operò in Germania dal 1919 al 1933. Il termine Bauhaus era stato ideato da Walter Gropius e richiamava il medievale Bauhütte, ovvero la loggia dei muratori. Oggi lo studio di architettura USE rilegge quello stile , realizzando la facciata strutturale di un nuovo edificio residenziale in una zona di Londra che sta vivendo una rigenerazione significativa. A testimonianza sia della rinascita del quartiere di Hackney, dove sorge il pionieristico progetto, sia della sua attrattività, ogni appartamento è stato venduto sulla pianta prima ancora che l’edificio fosse completato. Imponente e immacolato, il palazzo –  situato in Mentmore Terrace –  contrasta con la storicità delle arcate della ferrovia vittoriana di London Fields e aggiunge spettacolarità al paesaggio locale,riflettendo delicatamente la luce con l’ elegante finitura chiara e levigata. Realizzata interamente in DuPont™ Corian®, materiale che sta diventando una soluzione per facciate prediletta dai progettisti all’avanguardia, questa protezione ad alte prestazioni contro le intemperie promette di mantenere a lungo nel tempo la sua bellezza delicata e sofisticata . L’architetto Jo Hagan, da anni impegnato nella rigenerazione di quartieri inglesi come l’ Hackney dove egli stesso risiede, spiega che nel progetto c’è sicuramente un richiamo in  omaggio al Bauhaus, come la facciata e la sua relazione con le finestre e i balconi  che costituisce l’unico elemento decorativo. Il concetto si ispira anche al libro Fahrenheit 451 di Raymond Bradbury, epertanto è stato usato il rapporto di 4.5.1. tra i vari pannelli. L’edificio è rivestito in DuPont™ Corian®,” spiega ancora Hagan, il che  ha richiesto uno sforzo di immaginazione in quanto in Inghilterra questo materiale non è mai stato utilizzato su così larga scala. Inoltre, Iil rapporto applicativo 4.5.1 ha permesso anche la riduzione dei costi e l’ottenimento di un effetto visivo di rottura di quella che altrimenti sarebbe stata una struttura molto semplice. Il disegno della facciata è al contempo astratto e pragmatico, in quanto offre una maggiore varietà rispetto agli elementi verticali e accentua l’impatto del motivo decorativo grazie a spazi d’ombra, mentre da lontano ha un aspetto compatto. I singoli pannelli  sono stati realizzati e applicati da specialisti della società spagnola Urbana Exteriores, e installati attraverso un sistema di fissaggio Keil a un telaio Hilti. Completa la struttura l’installazione di DuPont™ Tyvek® UV Facade, una versione della famosa membrana traspirante  altamente tecnologica, creata appositamente per consentire maggiore libertà di progettazione, affidabilità e migliori prestazioni energetiche per facciate a giunti aperti. La sostenibilità è un aspetto chiave dell’edificio, ideato per valori U molto bassi (dove U è il valore di trasmittanza termica). Un sistema di scambio di calore fa sì...

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La nuova architettura
Dic15

La nuova architettura

di Antonella Cicalò

15 Dic 2016

Negli articoli precedenti abbiamo rispettato un criterio: porci davanti al percorso dell’architettura bioclimatica e della bioarchitettura dal punto di vista di un lettore interessato a conoscere meglio un argomento del quale oggi si parla molto, ma non sempre con cognizione di causa. Un lettore che non necessariamente apprezza il linguaggio specialistico nel quale ci si scambiano opinioni per addetti ai lavori e sostanzialmente impenetrabili ai non adepti, ma che invece vorrebbe saperne di più. Insomma, probabilmente già sapete più di quanto credete e meno di quanto vi piacerebbe. Questo è lo stato ideale per la divulgazione. Divulgare significa letteralmente “parlare tra il volgo” e parrebbe avere una connotazione negativa invece è la misura di ogni processo di apprendimento culturale. Probabilmente molti di noi si sono appassionati a un tema apparentemente ostico solo perché un insegnante, uno scienziato, un critico, un regista hanno saputo rendercelo piacevole. Magari da lì abbiamo proseguito e siamo diventati a nostra volta un’autorità in materia: la divulgazione si ferma infatti là dove incomincia il percorso di approfondimento di ciascuno.   È una spinta per avviare la salita, insomma, come al Giro d’Italia Grandi “spingitori” sono stati figure di scienziati come lo scomparso Giorgio Celli, o Konrad Lorenz, nello spiegarci l’essenza della vita fisica e psichica degli animali e il nostro legame con loro. Critici d’arte come Flavio Caroli, ne Il volto e l’anima della natura connette le nostre emozioni al paesaggio in una carrellata nel tempo. Registi come Marie Perenneu e Claude Nuridsanv con Microcosmos-Il popolo dell’erba e Jacques Perrin ne Il popolo migratore. Un gatto, un’anatra, una formica, un’oca selvatica. Esperienze che ciascuno di noi può fare e che il vero divulgatore trasforma in un archetipo capace di parlare a ciascuno, perorando la causa della Natura. Anche per l’architettura sostenibile deve essere la stessa cosa. Il filosofo francese Jacques Derrida (1930-2004) citato da N. Emery afferma ne Adesso l’Architettura: «L’architettura non è semplicemente un campo circoscritto di edifici, case e uffici. Non è come dipingere o creare determinati oggetti che circolano, ma si tratta di edifici in cui tutti vivono. Dunque, in una certa misura tutti sono competenti in architettura. Ogni cittadino ha qualcosa da dire sull’architettura. Questo è un altro tipo di competenza. Ognuno ha il diritto di porre domande sull’architettura. Competenza in questo caso significa essere politicamente autorizzati a interrogare l’autorità architettonica e gli architetti stessi su quello che fanno, poiché essi costruiscono lo spazio in cui viviamo. Da questo punto di vista ogni cittadino è competente e perfino i senzatetto (che sono quasi non-cittadini) lo sono. (…) Il cittadino deve avere il diritto di porre domande all’architetto, buone domande, domande competenti, deve...

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La bioarchitettura: da necessità a progetto
Nov20

La bioarchitettura: da necessità a progetto

di Antonella Cicalò

20 Nov 2016

Riprendiamo il filo del viaggio nell’architettura con alcuni mostri sacri, padri di tutte le archistar:  Le Corbusier, Alvar Aalto, Frank Lloyd Wright, Louis Isidore Kahn.   La città radiosa di Jeanneret-Gris In seguito all’invenzione e alla decisa affermazione del cemento armato nell’architettura, l’involucro esterno dell’abitazione si trasforma in un mezzo di separazione e protezione della vita negli ambienti interni dagli agenti atmosferici, dai rumori e da tutti gli effetti esterni che possono compromettere il benessere degli abitanti l’edificio. Non è più necessario l’impiego di materiali pesanti e opachi che devono reggere il peso dei solai e del tetto: il guscio, la conchiglia, diventano aerei, trasparenti, permeabili alla luce. L’architetto Charles-Edouard Jeanneret-Gris (1887-1965) – nato a La Chaux-de-Fonds in Svizzera ma naturalizzato francese – conosciuto da tutti con lo pseudonimo di Le Corbusier, è quello che meglio lo comprende: rende la parete esterna del tutto simile a un “pannello di vetro” che permette alla luce solare di entrare all’interno e contemporaneamente di aprire completamente l’edificio al panorama esterno. La “smaterializzazione” delle pareti esterne dell’edificio crea problemi nuovi legati soprattutto al riscaldamento degli ambienti interni, alla loro ventilazione e al soleggiamento (durante la stagione invernale svolge una funzione prevalentemente benefica, ma in estate può provocare effetti catastrofici per gli inquilini). Per risolverli vengono utilizzati sistemi come tende di tessuto più sottile o più spesso e con più strati; imposte di diversa natura, posizionate internamente o esternamente all’edificio e schermi da comporre architettonicamente in armonia con il disegno complessivo della facciata e del suo pannello di vetro trasparente. Le idee innovative di Le Corbusier si concretizzano negli avveniristici progetti urbanistici. Nel 1922 presenta il suo progetto modello per la Città per Tre Milioni d’Abitanti basata essenzialmente su un’attenta separazione degli spazi: alti grattacieli residenziali divisi gli uni dagli altri da ampie strade e lussureggianti giardini. Grandi arterie viarie per il traffico automobilistico garantendo alte velocità sulle strade. Ai pedoni è restituita la città attraverso percorsi e sentieri tra i giardini e i palazzi. Un ambiente a misura d’uomo nella sua interezza. Dieci anni dopo, nel 1933 queste sue idee vengono compiutamente sviluppate nel progetto teorico della Ville Radieuse, «la città di domani, dove sarà ristabilito il rapporto uomo-natura». La città ideale delle utopie rinascimentali e illuministe prende vita quando il primo ministro indiano Nehru chiama Le Corbusier per commissionargli l’edificazione della capitale del Punjab. Chandigarh (la “città d’argento”) è probabilmente il punto d’arrivo di quello che oggi chiameremmo un archistar. La città segue la pianta di un corpo umano; gli edifici governativi e amministrativi alla testa, le strutture produttive e industriali nelle viscere, alla periferia del tronco gli edifici residenziali – tutti qui molto bassi...

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Ca’ Rossa è finalmente “verde”
Giu18

Ca’ Rossa è finalmente “verde”

di Arch. Sergio Sabbadini

18 Giu 2015

Le mani scorrono sulle superfici murarie, percepiscono il calore degli impasti vegetali in calcecanapulo in contrasto con la fredda pietra calcarea di alcuni cantonali recuperati, accarezzano le curve morbide degli spigoli arrotondati e delle strombature delle finestre, seguono le scanalature delle texture murarie orizzontali del camino organico; nel soggiorno sentono le rughe del legno spazzolato dei mobili della cucina e dei serramenti, avvertono il calore di questo materiale nel calpestio a piedi nudi delle tavole naturali dei pavimenti in parquet. L’occhio cerca le nocciolature avorio tra le tavelle in cotto rosso mettendole a confronto con l’antico cotto variegato lombardo di recupero e le rugose tavelle recuperate dal sottotetto. La terra con i suoi colori naturali, nel suo intento igroscopico, conduce a un’inspirazione a pieni polmoni. Se la casa è la nostra terza pelle, questa nostra epidermide muraria deve essere compatibile e simbiotica con l’inimitabile perfezione delle nostre superfici corporee. L’approccio all’architettura bioecologica non può limitarsi all’efficienza energetica a ogni costo e con qualsiasi materiale, trascurando la dignità di un manufatto storico sopravvissuto a decine di generazioni. L’uomo deve essere messo al centro di ogni scelta di materiali e tecnologie, sperimentando anche mescole  nuove con materiali antichi, gustandone il benessere che  trasmettono e oltrepassando i limiti dei calcoli prestazionali. La casa è l’uomo, la famiglia, la famiglia allargata, così come  è la chiesa a essere comunità religiosa, non le pietre che la confinano. L’involucro ha il delicato compito del costruire attorno e interpretare l’essenza e le funzioni del vivere. Questa premessa alla presentazione necessariamente più didascalica del progetto è necessaria per trasmettere il senso del recupero di questa cascina, che già per il fatto della scelta di un fabbricato rurale rivela gli intenti primitivi dei clienti. Norme, certificazioni, standard, prestazioni spesso ci sviano da questa altissima funzione che ha l’architettura, medicina preventiva del nostro benessere psico-fisico. La scelta di un nuovo luogo da vivere, le scelte prioritarie tra materiali “eterni”, ma magari tossici e altri più carezzevoli e storici al contempo, sta nel cliente, vero primo attore di tutte le opere. Il professionista ha solo il compito di mettere tutta la sua esperienza e sensibilità nel dirigere il progetto verso questi intenti, mentre il costruire è affidato all’orgoglio delle maestranze, che devono avere il piacere e riconoscimento delle loro abilità aperte verso nuovi o antichi scenari. I TEMI DEL PROGETTO Recuperare un manufatto storico mantenendo i volumi e le murature esistenti Il tema del recupero comporta una scelta a monte da parte del committente e la consapevolezza in materia di consumo del territorio e valore dei manufatti storici. Recuperare i manufatti coinvolge economie e sensibilità progettuali nelle scelte compositive, dei...

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Viva l’Olanda
Mar16

Viva l’Olanda

di Antonella Cicalò

16 Mar 2015

Edificare a ridosso di un lungomare implica tenere in considerazione particolari esigenze costruttive. In queste difficili condizioni dopo un determinato lasso di tempo infatti, lo stucco assume un aspetto sgradevole, spiega Koen Olthuis, l’architetto dello studio Waterstudio di Rijswijk, in Ola nda,  responsabile del progetto. La soluzione è ricorrere a materiali tecnologici come DuPont™ Corian® , completamente impermeabili a umidità e agenti atmosferici. A distanza di decenni da oggi, la facciata di questa costruzione conserverà il medesimo aspetto. New Water, questo è il nome della villa, richiedeva da parte della committenza qualcosa di unico, una casa che anche tra cinquant’anni fosse moderna. L’architetto ha quindi progettato una spettacolare villa con una particolare facciata curva con un aspetto senza giunti visibili e senza dettagli che possano apportare distrazioni visive, come cornicioni, infissi e tettoie, elementi che distolgono dalla vera essenza. del progetto. Le facciate esterne di Villa New Water dunque, con la loro forma meravigliosamente arrotondata, costituiscono un vero catalizzatore di sguardi. Il progetto della villa ha rappresentato un lavoro molto interessante per la società costruttrice Van Leent Bouwbedrijf, che sapeva esattamente come trarre il massimo vantaggio dalle concrete possibilità della tecno-superficie DuPont™ Corian®, ed è stato in grado di realizzarlo nei tempi e nel budget prestabiliti....

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Denominatore comune: Dalì
Dic19

Denominatore comune: Dalì

di A.C.

19 Dic 2014

Milano Sarà in scena a Milano lo straordinario fondale originale del maestro spagnolo, ritrovato negli scantinati del Met di New York. Si tratta di La foret del idilles au printemps, scenografia che Dalì realizzò per il balletto Tristan fou nel 1944. Ora ricompare al Teatro Strehler di Milano nello spettacolo La Verità del Nouveau Cirque di Daniele Finzi Pasca. Per un giorno poi, il 27 dicembre 2014, la cittadinanza potrà ammirare le due figure umane in forma d’albero, protese in una carezza dalle proporzioni irreali, nei toni profondi delle ombre, dei rossi, dei blu. Un’opera riscoperta profondamente rappresentativa delle suggestioni dell’autore e perfettamente a suo agio nel contesto onirico della scena.   Barcellona Da Milano, e dalle destinazioni che via via la compagnia di Finzi Pasca toccherà con il suo spettacolo, circense si arriva  a Barcellona. Nel quartiere Eixample, al cuore della città, è stato inaugurato un hotel, il  Vincci Gala, ispirato  al genio di Dalí e alla sua musa e compagna, Gala. Lo ha realizzato TBI Architecture & Engineering, società di architettura e ingegneria tedesco-spagnola fondata nella capitale catalana, con una vasta esperienza in progetti per clienti nazionali ed internazionali. La guida l’architetto Miguel Jordá, uno dei primi a utilizzare l’innovativa DeepColour™ Technology sviluppata da DuPont che permette le prestazioni più elevate ai colori scuri. Proprio una delle quattro tonalità di nero  DuPont™ Corian®, Deep Nocturne, un nero corvino solido e molto versatile, è stata selezionata per l’Hotel Vincci Gala. Gregor Mertens, architetto e coordinatore di questo hotel a quattro stelle, progetto di grande impatto stilistico ispirato al maestro del surrealismo , spiega le motivazioni che lo hanno portato a prediligere questa soluzione che ha permesso di ottenere una forma continua di un intenso nero, in contrasto con il colore dorato (scelto per il bar) e allo stesso perfettamente adatto alla struttura rettangolare. Proprio il contrasto tra diversi colori, texture, atmosfere ed epoche è il tema conduttore del progetto del Vincci Gala, il cui nome -riferito alla compagna dell’artista – è stato scelto con una votazione popolare. Spiega Mertens “Si tratta di un palazzo del ‘900 di cui volevamo conservare la facciata, così come la grande scala di marmo bianco che risplende al suo interno.” La parte superiore dell’edificio, costituita da tre piani, è rappresentata all’esterno da una cortina muraria cui si sovrappone una rete d’ oro, simile a un tendaggio. Questa sovrapposizione crea una nuova e moderna facciata che armonizza perfettamente con la precedente sottostante. Il continuo gioco di contrasti che si osserva in tutta la struttura è sintetizzato nel nome stesso scelto per l’hotel. Gala e Dalì infatti costituivano una coppia disparata e stravagante e ispirarsi...

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