martedì 21 novembre 2017
Smart in the City
 
Aurelia Josz, chi era costei?
Feb26

Aurelia Josz, chi era costei?

di A.C.

26 Feb 2017

Aurelia Josz (1869-1944) era figlia dell’ungherese Lodovico Josz e di Emilia Finzi. Titolare della cattedra di Storia e Geografia nella Scuola Normale “Gaetana Agnesi” a Milano, ideò nuove metodologie didattiche per catturare l’attenzione delle sue allieve, utilizzando il teatro e realizzando con materiali cartacei, una sorta di museo geografico e antropogeografico. Un lavoro e un metodo innovativi su cui scrisse due manuali scolastici di grande successo. Nel 1902 fondò la prima scuola pratica femminile di agricoltura nell’orfanotrofio della Stella a Milano che diresse a titolo gratuito fino al 1931, sostenuta finanziariamente dalla Società Umanitaria, associazione milanese di ispirazione socialista fondata nel 1893 e tutt’ora esistente. Tra le allieve figuravano anche le figlie dei piccoli proprietari terrieri, spesso destinate a rimanere chiuse tra le mura di casa o a esercitare l’insegnamento, magari senza una vera vocazione. Convinta della necessità di una visione moderna dell’agricoltura, la Josz chiamò a insegnare i più importanti agronomi italiani e istituì molti corsi, tra cui bachicoltura e apicoltura. Nel 1921 fu la volta del primo corso magistrale agrario per maestre rurali. Viaggia molto per documentarsi e al III Congresso dell’Educazione Femminile di Milano nel settembre 1906 tiene una relazione in cui, tra l’altro, apprezza particolarmente «le scuole pratiche agricole del Belgio» che si propone «di imitare nella prima scuola pratica agricola femminile italiana, la scuola milanese di Niguarda […] ove con un biennio di vita collegiale spesa tra lo studio e il lavoro pratico nel campo sperimentale, nel giardino, nel caseificio, nella bigatteria, nel pollaio, lavoro fortificatore dei muscoli e dei nervi, le fanciulle si preparano al disimpegno di tutti gli uffici di massaia». Il valore del lavoro agricolo e di un ritorno alla terra era un tema d’attualità nella cultura assediata dalla Rivoluzione Industriale, ma anche un tema caro all’ebraismo cui aderiva, conciliando la sua fede con quella nella cultura, nell’impegno e nel progresso. Nella prima metà degli anni Trenta impiantò, in soli sei mesi, un’altra scuola agraria a Sant’Alessio in provincia di Roma. Il governo fascista, che le aveva dato l’incarico, poi la escluse affidando il nuovo istituto a un’altra direttrice più gradita; togliendo anche i finanziamenti statali alla scuola di Niguarda e l’incarico di direttrice ad Aurelia che aveva rifiutato la tessera del partito fascista. Nel 1931 la Josz lasciò anche l’insegnamento di storia e geografia alla scuola statale e si trasferì dalla sorella Valeria ad Alassio dove si dedicò a scrivere La donna e lo spirito rurale: storia di un’idea e di un’opera, dedicato alla missione di tutta la sua vita. Rifiutatasi di espatriare dopo le Leggi Razziali del 1938, il 15 aprile 1944 venne arrestata ad Alassio e condotta nelle carceri...

Leggi Tutto
Colata Verde
Gen27

Colata Verde

di Clara Origlia

27 Gen 2015

La prima tappa risale al giugno 2012. In quell’occasione, Vl’esplanade de la Bourgada, la prima tappa dell’ambizioso progetto della Coulée Verte venne inaugurata alla presenza del deputato sindaco di Nizza e presidente della metropoli, Christian Estrosi (che ha voluto dedicarne agli Italiani una sezione) e di Eric Ciotti, Presidente del Conseil général des Alpes-Maritimes. 12 ettari di grande parco urbano nascere nel cuore di Nizza. Si trattava di 4200 m² della piazza e la riqualificazione del sagrato della chiesa du Vœu con un rivestimento in pietra naturale basalto e calcare, nuova illuminazione pubblica e decorativa, nuovo arredo urbano e 50 nuovi alberi piantati. Poi, nell’ottobre 2013, è stato inaugurato il vero e proprio parco urbano, la Promenade du Paillon, una striscia verde progettata e realizzata sopra il corso del fiume omonimo (oggi il corso d’acqua esiste ancora ma è coperto) La capitale della Costa Azzurra ha infatti scelto di riqualificare un pezzo di centro cittadino, tra Avenue Faure e Boulevard Jean Jaurès: dove prima c’erano una stazione degli autobus e un parcheggio multipiano. Al suo posto è stato creato un parco che ricuce gli spazi della città vecchia e quelli della città ottocentesca. Un’ area a verde di oltre un chilometro che segue il percorso del fiume Paillon, che un tempo scorreva a cielo aperto dividendo in due Nizza. A fare da passerella tra il Musée Mamac, Place Masséna e il mare oggi c’è un nuovissimo parco urbano di 1,2 chilometri con 1600 alberi, 6mila arbusti, 50mila pianticelle e graminacee, che ha cambiato letteralmente il volto di una grande fetta di Nizza. Tappeti erbosi, fontane, getti d’acqua (128), nebulizzatori (un migliaio), chioschi, spazi coperti per il relax, giochi per bambini con creature giganti ispirate al mondo marino come tartarughe, delfini, una balena di 30 metri; e ancora percorsi pedonali incorniciati da mosaici e pietre decorative, perfino  una specie di grande solarium con poltrone in legno da cui ammirare il mare e la celebre Promenade des Anglais. Non mancano ambientazioni dedicate alle piante tipiche del Mediterraneo, ma anche di Asia, Africa, Americhe e Oceania. Per Nizza è l’occasione per farsi perdonare alcune discutibili scelte urbanistiche del passato all’insegna del cemento. Ma anche una ulteriore dimostrazione di come lo spazio urbano possa essere trasformato, in tempi rapidi, per soddisfare bisogni di tipo estetico, ludico e ricreativo della comunità. La Promenade du Paillon, non solo ‘utile’ ma piacevolissima, esperienziale, ironica, è stata immediatamente adottata da cittadini e turisti. Molti rimpiangono ancora‘gli alberi che c’erano prima’. Ma l’immenso successo di pubblico finirà per convincere anche gli ecologisti più conservatori. Noi italiani siamo sbalorditi dalla rapidità nella realizzazione di questo progetto. L’Italia ha un...

Leggi Tutto
Il giorno della Stella
Nov22

Il giorno della Stella

di Beatrice Riganti

22 Nov 2014

Sono sedici i Paesi europei che aderiscono al progetto Stars for Europe,  che ha come obiettivo la promozione di una corretta informazione sulle Stelle di Natale (o Poinsettia) che culmina con il Poinsettia Day il 12 dicembre, giornata internazionale dedicata proprio al fiore delle feste d’inverno. Un fiore semplice da curare L’Euphorbia pulcherrima (famiglia delle Eurphorbiacee), nota come Poinsettia o Stella di Natale è una pianta ornamentale originaria del Messico dove cresce spontaneamente e dove, allo stato selvatico, può raggiungere un’altezza anche fra i due e i quattro metri. Il nome deriva da Joel R. Poinsett, primo ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, che la introdusse negli Usa nel 1825. La sua bellezza è senza dubbio nella fioritura ma, al contrario di quello che si può pensare, il suo fiore, con i petali e i sepali disposti a coppa, non è rosso, ma di colore giallo e circondato da una corona di cinque brattee rosse, ma ve ne sono come vedremo numerose varianti  cromatiche. Seguendo pochi e semplici trucchi sarà possibile mantenere le coloratissime foglie radianti  anche dopo le feste. Le Poinsettie rosse, ma anche bianche, crema, rosa o rosé (ne esiste una raffinata versione color salmone), sono parte dell’iconografia del Natale tanto quanto gli alberi addobbati, le candele e i doni. Per ottenere il massimo dal proprio fiore, la prima cosa da fare è assicurarsi di comprarne uno sano, con un fitto fogliame e germogli giallo-verdi, siti in mezzo ai petali colorati. E’ importante portare la pianta al caldo, poiché  è estremamente sensibile ai climi rigidi. Una volta portata a casa, la Stella di Natale richiede una posizione calda e ben illuminata. Inoltre, è molto importante che sia protetta dalle correnti d’aria e dai raggi del sole. Il clima che più le si addice si aggira intorno ai 20 gradi Celsius. Se si presta attenzione a questi semplici consigli, una Stella di Natale rigogliosa e florida ricompenserà lo sforzo. Le indicazioni per annaffiarla sono semplici: piccole porzioni regolari di acqua tiepida sono tutto ciò che serve. Bisogna stare molto attenti ad evitare i ristagni perché questo fiore delicato non riesce a tollerarli. Per prolungare lo splendore dei petali colorati si potrà, una volta al mese, arricchire l’acqua con un fertilizzante liquido. Una piccola avvertenza per chi ha animali in casa: all’interno del fusto e dei rami è contenuta una sostanza lattiginosa leggermente irritante per la pelle umana, ma altamente tossica per cani e gatti. Molte persone non sanno che questo fiore è bello anche se reciso e adagiato in un vaso. Se si immerge brevemente il gambo in acqua riscaldata a 60 gradi si riuscirà a fermare la...

Leggi Tutto
Città al verde
Apr04

Città al verde

di aliste

4 Apr 2014

L’auspicabile diffusione del verde urbano, indicata anche dalla Carta di Aalborg quasi vent’anni fa (la Carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile firmata nel 1994) è un elemento di grande importanza per la qualità della vita nelle città. È però necessaria una valutazione attenta di alcune delle sue caratteristiche, per migliorarne la funzione e consentirne una corretta gestione. Per questo sarebbe auspicabile che il maggior numero possibile di Comuni (e non solo in quelli di maggiori dimensioni) adottasse uno specifico Piano del verde urbano, in mancanza del quale si determina un maggiore spreco di denaro pubblico e una minore fruibilità del verde per i cittadini. Nei paesi anglosassoni la disciplina che si interessa del verde urbano è conosciuta come urban forestry, (letteralmente: “forestazione urbana”), quasi a indicare come le aree verdi possano proporsi come oasi di ruralità entro gli ambiti urbani, con una sottolineatura della wilderness delle aree verdi inserite in un contesto edificato anonimo e arido. Per rendersene conto basta una delle tante serie televisive, da L’ispettore Barnaby alla celebre Downtown Abbey. Proprio con riferimento ai modelli culturali della sostenibilità delle aree urbane e al ruolo del verde dentro le città, potrebbe essere significativa la riscoperta – almeno nelle aree urbane meno degradate, ma anche e soprattutto nei centri più grandi – degli orti urbani, che sono oggetto (soprattutto oltreoceano, dove si parla di urban agriculture) di un movimento di riscoperta di un’agricoltura self-made, che oggi si ritrova in linea con gli obiettivi dell’Agenda 21 (si tratta letteralmente delle cose da fare nel 21esimo secolo stilate dalla Conferenza Onu su ambiente e sviluppo a Rio de Janeiro nel 1992). Gli orti urbani hanno fatto parte integrante della cultura architettonica europea con le cosiddette città giardino, eliminate nell’arco di poco più di un secolo da poche generazioni di architetti e ingegneri modernisti (e più in generale da una cultura industriale dell’edilizia e dell’urbanistica) che hanno privilegiato mattone e cemento più che la valorizzazione dell’ambiente (anche urbano), cancellando un elemento culturale presente nelle città europee sin dal Medioevo. Se le distruzioni belliche potevano inizialmente giustificare una sorta di furore edificatorio, è evidente che oggi solo la speculazione può preferire il continuo costruire al saggio riuso e ripristino dell’esistente, magari con nuove e innovative destinazioni d’uso. Si deve sottolineare anche l’importantissimo ruolo del verde dal punto di vista bioclimatico, visto che l’evapo-traspirazione prodotta dalle piante può contribuire a una sensibile mitigazione della temperatura estiva nelle aree urbane. Il verde urbano: molteplici funzioni, tutte vitali Ecco in sintesi le funzioni del verde nelle nostre città: Funzione ecologico-ambientale perché costituisce un elemento ecologico e ambientale che contribuisce in modo sostanziale...

Leggi Tutto