martedì 19 giugno 2018
Smart in the City

La bella parola della Bisbetica

di Alessia Stefanini

17 Feb 2018

Va in scena al Teatro Carcano di Milano, "La bisbetica domata" diretto da Andrea Chiodi. Fino al 18 febbraio.

La bisbetica domata è una delle prime commedie scritte da William Shakespeare e forse una delle più controverse. Il tema è dei più attuali: il rapporto uomo-donna. La trama semplice: due sorelle, una angelica (Bianca), l’altra diabolica (Caterina). Finché la diabolica non sarà maritata, il padre non darà in sposa l’angelica a nessuno. I pretendenti di Bianca aspettano con ansia che qualcuno si pigli la bisbetica per poter finalmente corteggiare la sorella “buona”. Il “fortunato” sarà Petruccio, che la piegherà al suo volere tramite la coercizione e la violenza. Caterina diverrà così la più remissiva delle donne, pronta a correre al volere del suo “perfido” marito, diventando così, nella remissività padrona della casa e del cuore di Petruccio.

Un continuo scambio di ruoli tra i pretendenti si rifà al classico shakespeariano, in cui ogni cosa è tutto e l’esatto opposto, in cui chiunque può essere chiunque a gabbare chiunque, in cui niente è come sembra e la burla/menzogna la fa da padrona. Questa Bisbetica domata di Andrea Chiodi (con traduzione di Angela Demattè), è fedelissima al testo shakespeariano mantenendo la magistrale capacità del Bardo di manipolare le situazioni con la parola. È la parola, infatti, la protagonista dello spettacolo: la parola che seduce, quella che inganna, quella che convince, quella che si sottomette.

La scelta di utilizzare anche un cast shakespearianamente filologico, con otto attori, si cui due en travesti, acuisce questa sensazione di trovarci davvero davanti a una messinscena elisabettiana. Se non fosse per la scenografia essenziale – per non dire quasi inesistente -, per gli inserti musicali contemporanei (gustosissimi e molto divertenti) e per la scelta dei costumi. Ogni personaggio indossa il proprio nome sulla schiena (come i componenti di una squadra di calcio) che vengono sostituiti mano a mano che si scambiano i ruoli. Solo Caterina non ha il suo nome, perché essa sfugge alle regole, con la sua personalità e il suo modo di stare al mondo. Alla fine però, domata, dovrà indossarlo, omologarsi, entrare nella squadra della società.

In un momento in cui la questione femminile è alla ribalta e il ruolo della donna scandagliato e messo in discussione da quotidiani fatti di cronaca, la Bisbetica domata risulta forse disturbante, inappropriata, insultante. Ma come, la donna viene sottomessa dalla violenza? Ma come, con le sberle si ottiene una moglie fedele e amabile? Sarà, ancora una volta, il teatro nel teatro e la potente parola shakespeariana a mettere le cose nel giusto posto.

Questa Bisbetica ha un livello di professionismo altissimo che trasuda da ogni scelta registica, da ogni costume, da ogni interpretazione. Una nota particolare ad Angelo Di Genio, Tindaro Granata e Christian La Rosa (veramente bravissimi, ma lo sapevamo già data la fama del talento di ognuno di loro).

E una menzione speciale anche al pubblico, per la massiccia presenza (in un teatro grande come il Teatro Carcano) a uno spettacolo non certo facile e di innegabile innovazione.

Da vedere.

 

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