martedì 21 novembre 2017
Smart in the City

La prima cotta di Poretti

di Nicoletta Cicalò

9 Nov 2015

Inizia il 26 dicembre 1877 in Valganna con la prima “cotta” di birra la storia della Poretti. Oggi lo stabilimento è un capolavoro d'arte e di tecnologia

porettiAngelo Poretti parte giovane da Varese, gira l’Europa e scopre una grande passione: la birra. Impara le ricette e i segreti del mestiere dai migliori mastri birrai di Austria, Boemia e Baviera e poi decide di importarla e diffonderla in Italia, riadattandola al gusto nazionale. Costruisce quindi il suo birrificio in Valganna, scelta per l’acqua purissima delle fonti, indispensabile per una vera birra di qualità.

L’impresa conquista in breve tempo una grande popolarità e nel 1881, in occasione di un’altra Esposizione Nazionale a Milano, i visitatori possono assaggiare la prima pilsner italiana: un tipo di birra sviluppata nella città boema di Plzen (Pilsen in tedesco) che assegna al luppolo un ruolo particolarmente marcato.

Non avrà figli e alla sua morte, nel 1901, il birrificio passa nelle mani dei nipoti Angelo Magnani e Edoardo Chiesa che portano a compimento l’edificio che ancora oggi ospita le unità produttive dell’azienda. Dopo i nipoti arriva un’altra generazione d’imprenditori lombardi, i Bassetti, che acquistano l’azienda e ne rilanciano l’attività.

Lo storico stabilimento di Induno Olona viene realizzato sul finire del XIX secolo dallo Studio di Architettura Bihl e Woltz di Stoccarda. Costruito secondo lo stile Jugendstil, il movimento tedesco dell’Art Nouveau, lo stabilimento è caratterizzato da elementi che collegano in modo coerente le esigenze funzionali della produzione industriale con il prestigio dell’immagine esteriore come dimostrano le grandi e ordinate vetrate che scandiscono con rigore le facciate, i mascheroni decorativi con teste di leoni alle sommità, le gigantesche lesene e la tinteggiatura in giallo e grigio.

Tra le opere principali che tutt’ora rappresentano lo stabilimento vale la pena ricordare la grande Sala di Cottura, realizzata nel 1908, raro esemplare di luogo di produzione originale che conserva la suggestiva bellezza dei tini in rame, dei lampadari e delle piastrelle sagomate che conferiscono all’ambiente un luminoso effetto cromatico e la Torre dell’acqua, edificata a partire dal 1909, punto di riferimento visivo nel paesaggio circostante che conserva la funzione originaria di serbatoio dell’acqua.

Ad Angelo Magnani risale, invece, la realizzazione di Villa Magnani, la grande abitazione ultimata nel 1905 che sostituisce la vecchia residenza dei Poretti. Il compito viene affidato all’architetto toscano Ulisse Stacchini (noto ai più come ideatore della Stazione Centrale di Milano) che la costruisce nel parco botanico circostante la fabbrica in posizione dominante rispetto allo stabilimento. Il risultato “monumentale” in perfetto stile Liberty è generalmente considerato uno delle migliori opere dello Stacchini. La bellezza dello stabilimento, nella sua interezza, è tale da essere meta ogni anno di moltissimi visitatori nonché uno dei beni aperti al pubblico durante le Giornate di Primavera del FAI – Fondo Ambiente Italiano con punte di 5.000 visitatori in un weekend.

Poretti è stata presente alla nuova expo milanese con un positivo bilancio sostenibile. Più di 1.000.000 i visitatori totali sono transitati all’interno della Piazzetta della Birra prendendo parte al laboratorio interculturale. 1.000.000 le birre consumate in tutto il sito con oltre 25.000 kg di CO2 non immessa nell’ambiente grazie all’innovativo sistema di spillatura che non avviene più attraverso l’immissione di CO2 ma per semplice compressione. E ancora, sono oltre 1.000, un numero maggiore rispetto al target prefissato all’inizio del progetto, gli alberi che troveranno dimora a fine Expo 2015 in qualità di lascito da parte di Birrificio Angelo Poretti ad alcuni comuni della Lombardia.

Il progetto Vivaio

Birrificio Angelo Poretti ha fatto propria l’indicazione di Padiglione Italia tesa a favorire il germogliare di nuovi talenti in un ambiente protetto, ma al tempo stesso a contatto con la ricchezza di stimoli di una vetrina globale. Ha sviluppato così il Progetto Vivaio, inteso come luogo di formazione per i giovani come opportunità di mettere in evidenza le nuove energie del  Paese, troppo spesso nascoste.

 

Per questo ha voluto condividere l’importante palcoscenico internazionale fornito da Expov2015 individuando nella Fondazione Cologni e nelle Scuole d’Arte i partner per raccontare in modo concreto e artistico i valori di artigianalità, unicità ed eccellenza. Ad alcune delle scuole segnalate nel volume La regola del talento – nato dalla collaborazione tra Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e la Fondazione Deutsche Bank Italia – è stato chiesto di creare un oggetto d’arte proprio del loro mestiere che racconti la marca.  Durante i sei mesi di Expo 2015 ogni scuola ha potuto esporre la sua creazione presso lo spazio Poretti all’interno di Padiglione Italia.

 

 

 

 

 

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