domenica 21 luglio 2019
Smart in the City

Una Mélancolie di genialità contemporanea

di Alessia Stefanini

6 Ott 2018

Alla Triennale Teatro dell'Arte va in scena un capolavoro di poesia e intelligenza firmato Philippe Quesne, autore e regista del già applaudito 'L'Effet de Serge'.

Avevamo lasciato Serge alla fine del bellissimo L’Effet de Serge, la scorsa stagione su questo stesso palcoscenico, con l’immagine esilarante e potentissima di parrucche agitate nel vuoto dal vento con luci rosse e musica rock altissima. Questa l’immagine che ritroviamo all’inizio di La Mélancolie des dragons. Quattro metallari sono chiusi in una Citroën AX con rimorchio bloccata dalla neve in uno spiazzo circondato da alberi.

Un inizio lunghissimo che ci immerge in un’atmosfera fuori dal tempo con una colonna sonora dominata da Still loving you degli Scorpions, finché non irrompe un quinto personaggio, una donna in bicicletta (Isabelle Angotti) che innescherà il tutto. Dal rimorchio escono altri tre metallari e si scopre che i sette compongono una band che sta portando in giro un “parco itinerante”, un Carro di Tespi rockettaro e psichedelico in cui la donna verrà immersa come primo spettatore. Parrucche appese (L’Effet de Serge docet, appunto), grandi sacchi di plastica industriali gonfiati da un ventilatore, proiettori, fontanelle d’acqua, scale a pioli, macchina delle bolle e della neve…oggetti semplici, espedienti quasi arcaici di una tecnica visivo-sonora, peraltro raffinatissima ed elaborata, che riporta alla più elementare delle sensazioni: quella di essere in un mondo in cui gli elementi e la loro combinazione trasformano in fatato. Teatro nel teatro nel teatro in un meccanismo a scatole cinesi che alla fine riporta all’essenza dell’arte e della realtà da essa veicolata.

La Mélancolie è dunque quella del Dürer, in cui protagonista è la natura contemplativa che è il preludio alla creazione artistica nella sua più pura forma, sganciata da qualsiasi elemento razionale. Ma oltre a Dürer c’è Bruegel, c’è Friedrich, c’è la Natura e c’è infine quell’Antonin Artaud a cui il teatro contemporaneo inevitabilmente guarda. Uno spettacolo magico e “indispensabile”, a più livelli, in cui lo spettatore avvezzo al teatro e in grado di cogliere le mille citazioni nascoste, potrà apprezzare tutta l’intelligenza di un autore che gioca abilmente con tutti i registri della contemporaneità.

Triennale Teatro dell’Arte di Milano, fino al 6 ottobre 2018. Una stagione da seguire con attenzione, ricca di teatro contemporaneo di grande qualità.

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