mercoledì 20 settembre 2017
Smart in the City

Uomo solo al comando in balia di un mare infinito

di Antonella Cicalò

9 Giu 2017

Nell'indifferenza della balena e nell'accanimento ossessivo di Achab sta la disperazione dell'uomo che non riesce ad afferrare la conoscenza. Al Teatro Litta di Milano va in scena fino al 17 giugno, "Moby Dick" di Corrado D'Elia

moby dick di corrado d'elia al teatro litta di milano

Conosce le sfere del sublime il capitano storpio che tiranneggia l’equipaggio del suo Pequod, ma non sa essere felice. Ecco che allora Moby Dick diventa la causa tangibile della sua solitudine disperata. Reso mostruoso da un mostro sì, ma anche responsabile di una sposa abbandonata dopo una sola notte, di un comando dispotico di uomini, di un’insonnia cui la caccia offre solo una debole giustificazione.

La balena conosce l’abisso, vede ciò che il capitano Achab non potrà mai vedere; sa del mare profondo, mentre Achab nulla sa del Cielo verso cui inveisce. Più la balena sfugge, più Achab rafforza la sua fanatica determinazione interiore. Ignora la vita e la legge del mare, rifiutandosi di soccorrere l’unico figlio del capitano di una nave amica, e trascina se stesso e i suoi uomini verso una profetica rovina che franerà su di lui come una torre di Babele. In cima o in fondo non fa differenza per l’uomo ossessionato da un nemico che in realtà lo abita. Questa consapevolezza è esplicita nel bel testo portato in scena da un ottimo Corrado D’Elia. Achab e Moby Dick sono la stessa cosa, l’arpione scagliato è in realtà l’arma di un suicida. Che la balena balena bianca muoia o meno non è dato sapere, se Achab si sia appagato finalmente di una segreta visione dell’abisso neppure. Il Cielo ha avuto comunque la sua vittima.

La messinscena, con quei cannocchiali disposti a raggiera che sembrano al tempo stesso i fucili puntati di un plotone d’esecuzione, richiamano questo dualismo tra interiore ed esteriore, tra tragedia intima dentro e fragore di soffi e marosi fuori. Bella anche la scenografia della struttura teatrale a vista che ben ricorda la tolda di un peschereccio.

Come spesso ricorre nel teatro di Corrado D’Elia l’uomo è solo al comando. Di se stesso, della nave e del suo pubblico, cui non manca mai di darsi totalmente con mestiere e tecnica sì, soprattutto nell’uso della voce modulata sul ricorrere di una melodia che continuamente ritorna a sottolineare l’idea fissa del protagonista, ma anche con autentica passione.

Un bello spettacolo.

 

Teatro Litta
5-17 giugno 2017
Io, Moby Dick
liberamente ispirato a Moby Dick di Herman Melville
Progetto, regia e interpretazione di Corrado D’Elia
Assistente alla regia: Federica D’Angelo
Ideazione scenica e grafica: Chiara Slavucci
Luci: Marco Meola
Audio: Gabriele Copes
Prod. Compagnia Corrado D’Elia

 

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