giovedì 14 dicembre 2017
Smart in the City

Visioni del mondo e di se stessi

di Alessia Stefanini

10 Ott 2017

Alla Triennale Teatro dell'Arte, l'americano Richard Maxwell porta in scena uno spettacolo sul vedere, "Vision disturbance". Il vedere nostri tempi e la nostra anima

Veniamo accompagnate in un percorso inusuale al Triennale Teatro dell’Arte e ci accomodiamo in uno spazio che non è quello della platea. E per me che conosco bene il teatro è chiaro che siamo in uno spazio altro e che qualcosa dovrà significare.

La scena si svolge in una “scatola aperta” di legno chiaro con due sedie. Ai lati, un pianoforte e un piatto di batteria.

La trama è semplice: Mondo (diminutivo di diamond, diamante), una bella signora greca immigrata in America, comincia ad accusare problemi di vista. Vede in due dimensioni e fa fatica a riconoscere il mondo intorno a sé, compresa la sua stessa casa. Si reca quindi da un oculista, il signor Hull, che le consiglia di curarsi andando all’opera e suonando il pianoforte, perché il sintomo è causato da stress. Mondo sta in effetti affrontando un divorzio difficile.

Sarà proprio suonare al pianoforte che le guarirà occhi e anima. E come sempre nella vita, il finale rivelerà quello che c’è dietro alle parole. E il finale non lo vogliamo rivelare, perché spiega molte cose, sia per la trama sia per la scelta dello spazio.

Una drammaturgia apparentemente semplice, ma che rivela moltissimo nei monologhi di Mondo sull’essere donna e immigrata. Uno svolgimento lineare e coerente scandito dall’uso delle sedie da parte degli attori che trasformano lo spazio in modo chiaro e composto.

Gli attori, bravissimi, con una recitazione straniante sottolineano la forza del testo.

Uno spettacolo inusuale, forse lontano dal nostro modo di fare teatro, lasciato spesso alla pancia e all’emozione. Un testo “detto” che passa con la forza della bella parola (brava Christina Masciotti, interessante drammaturga newyorkese).

Una nota: per chi, come me, fatica a seguire un testo in inglese, l’essere costretti a leggere i sottotitoli comporta un’attenzione che a volte si perde nella recitazione. E si legge davvero il testo e si apprezza la scrittura, a volte più dello spettacolo in sé.

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