domenica 16 Febbraio 2020
Smart in the City
 

Ex-post

di Antonella Cicalò

6 Nov 2015

Abbiamo taciuto a lungo, molto a lungo. Con un certo anticipo rispetto all’inaugurazione del Primo Maggio avevamo concesso all’evento un’apertura di credito (Exponiamoci, esortavamo). Poi abbiamo preferito tacere, riflettere e rimandare al momento in cui un’altra fase prendeva il via: questo. Il decumano e il cardo sono luoghi irreplicabili e irripetibili, come è giusto che sia; diversi saranno per sempre lo spirito e il comune sentire che ci hanno tratto – a volte quasi a forza – dal provincialismo e dal malanimo che hanno caratterizzato a lungo Milano. Ma proprio per questo adesso è il momento di stare attenti, di vagliare progetti, di accompagnare la città in vista delle prossime scelte politiche e amministrative. Il post-Expo non deve essere vissuto come un ritorno alla rissa continua dopo una tregua olimpica lunga sei mesi. Come un fermo immagine di comodo cui segue una confusa riaccelerazione di un filmato visto e rivisto. Chi è stato a Expo una o più volte ha potuto constatare la sensazione di sicurezza, serenità e consapevolezza che ha coinvolto persone e pubblici molto diversi tra loro. Non tutto è stato condivisibile, ma molto è stato condiviso. Compromessi e concessioni ce ne sono state, ma nell’ordine delle cose; chi ha sentito l’esigenza di volare alto ha potuto farlo, chi ha cercato un conformismo più ludico lo ha trovato (è troppo nazional-popolare sperare in un evento a Capodanno?). E magari in occasioni diverse ognuno ha attinto a un po’ di questo e un po’ di quello. Ma il bilancio di Expo 2015 sarà positivo solo se si sarà messo finalmente in moto quel processo di responsabilità individuale che fa della “gente” una collettività, di una folla una cittadinanza. Questo ci manca da troppo tempo e questo dobbiamo costruire. Abbiamo conquistato un territorio, messo in opera un gigantesco cantiere. Ora è il momento di un buon progetto per andare avanti senza sovradimensionare illusioni e aspettative, ma senza arretrare di un metro rispetto alla nuova Milano che possiamo costruire nelle cose e negli uomini. Così torniamo, a parlarne e a scriverne, perché quando scende il silenzio è il momento di farsi ascoltare. A presto PS. Un grazie particolare agli uffici stampa  e al personale dei padiglioni di Angola, Austria, Bielorussia, Brasile, Cina, Colombia, Emirati Arabi, Giappone, Kuwait, Iran, Malesia, Marocco, Monaco, Nepal, Oman, Qatar, Regno Unito, Russia, Sudan, Svizzera, Turchia. E ancora, i cluster, Slow Food, Padiglione Zero, Caritas, Save the Children, i capolavori raccolti da Sgarbi, le mascotte, i pupi di Cuticchio e tutti coloro che hanno dato gambe e cuore a questo...

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