lunedì 17 Febbraio 2020
Smart in the City
 
Click e Clock
Mag13

Click e Clock

di Antonella Cicalò

13 Mag 2014

La cautela è d’obbligo, ma forse la sveglia sta per suonare. Chi cerca di scavare un po’ sotto la superficie ogni tanto si ringalluzzisce per qualche notizia che sembra andare in questa faticosa direzione, poi si ritrova a fare i conti con gli eterni “più cliccati”: che vanno immancabilmente dal cane concertista al topo immortale. E si ritorna alla depressione di partenza, ma in buona compagnia. Qualche giorno fa sulle colonne del Corriere Dacia Maraini si chiedeva a proposito del linguaggio e della scrittura se il diritto alla complessità fa ancora parte di una tenuta letteraria legittima e imponibile sul mercato oppure se per chi naviga utilizzando cinquecento parole, non sarà più facile dimenticare le cinquemila di cui si dispone. E non è solo questione di scrivere, è questione di leggere. Dalle stesse colonne infatti Massimo Gaggi cita Maryanne Wolf, neuroscienziata cognitiva alla Tuft University che teme che i 140 caratteri di Twitter stiano cambiando non solo il nostro modo di leggere, ma anche i circuiti stessi della mente. Il cervello dispone di un patrimonio genetico per la vista e la fonazione, ma non per la lettura. Quella è una capacità acquisita dalla nostra plastica materia grigia. Adattarsi fa parte della sua natura, ma in che modo dipende dal contesto culturale: costretti per troppo tempo in piccoli spazi angusti ci muoveremmo impacciati e maldestri; liberi in vasti orizzonti anche le nostre membra invece si distenderebbero forti e armoniose. Ma allora, non è il momento di assumersi la responsabilità di usare il web come un qualsiasi supporto cartaceo di buon livello? Non è questione di brevità o lunghezza, né di tecnologia informatica versus editoria tradizionale. È questione di contenuti: un fumetto per esempio è cartaceo e di poche parole: ce ne sono di bellissimi (anche senza arrivare alla graphic novel, ormai un vero genere letterario) e di insopportabilmente idioti. Non è la carta che salva. «Ed è subito sera» non è un testo molto lungo, anche se stampato, mentre certi blog verbosi e isterici affardellano migliaia di parole (ripetendo all’infinito le cinquecento di cui sopra). Per contro il web consente di accedere a testi e pensieri originali che nessuno conoscerebbe mai se non ci fosse la rete. Non sono concetti complessi e non è la domanda che manca. Spesso manca la risposta da parte di chi dovrebbe avere il coraggio di impegnarsi a darla, magari rimettendoci un po’ di notorietà e di immediato livello di attenzione. Qual è allora la bella notizia ventilata all’inizio e che vi meritate per il solo fatto di essere arrivati fin qui? Viene da Upworthy (sito da oltre 50 milioni di visitatori unici al mese) che...

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