lunedì 17 Febbraio 2020
Smart in the City
 

A proposito di Charlie

di Antonella Cicalò

12 Lug 2017

Era il 1973 quando Revlon lancia Charlie, un profumo che segna un salto nel costume femminile. Giovani donne in pantaloni si impossessano di una nuova femminilità attiva e consapevole, ben lontana dagli stereotipi della maliarda iperseduttiva o della ragazza acqua e sapone della porta accanto. Sono gli anni dei grandi referendum di costume (divorzio, aborto) e la scia di Charlie aleggia grintosa negli uffici e sui mezzi pubblici, dove le donne fanno la spola per inventarsi un’altra vita. È il 7 gennaio 2015 quando a Parigi un commando irrompe nella sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo. Qualche hanno prima, fedele all’intento prioritario della testata della difesa delle libertà individuali, civili e collettive, a partire dal diritto alla libertà d’espressione, erano apparse alcune vignette satiriche sul profeta Maometto. La tutela della libertà dell’individuo non profuma più di fiori e legni muschiati, ma di cordite e sangue. Oggi è la volta del Piccolo Charlie, divenuto suo malgrado simbolo di un diritto (quello di vivere a ogni costo), ma totalmente privo di qualsiasi voce in capitolo su una questione ineludibile: se invocarlo o meno questo diritto. Sfugge al  momento il senso intimo di questa battaglia, sfugge il silenzio che avrebbe dovuto circondare il dramma del bimbo inglese, sfugge la speranza, sfugge la rassegnazione. Possiamo solo augurarci che il destino riservi al nome Charlie una nuova opportunità: magari si chiamerà così un trattato di pace, un’opera d’arte, una rarità botanica senza pari o, perché no, una...

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Temperare
Gen12

Temperare

di Antonella Cicalò

12 Gen 2015

Gli eventi di Francia saranno spunto per una quantità di riflessioni, cosa di cui si sentiva molto bisogno, e ci vorranno tempo e spazio per assimilare gli insegnamenti di questi giorni. Chi lo farà guardando anche al passato: il Corriere della Sera per esempio cita l’Oriana Fallaci del 1979 che raccoglie le parole dell’ayatollah Khomeini “L’Islam è tutto, la democrazia è equivoca”. Chi contrapporrà che gli stessi concetti oggi serpeggiano nell’ala cattolica più conservatrice che osteggia Papa Francesco. Tesi, antitesi e sintesi ribolliranno si spera in lungo e in largo, riportando in scena non solo le opinioni degli opinionisti, ma il confronto parlato e scritto tra le persone. La folla di Parigi, ma della Francia e dell’Europa in generale, ha dimostrato una buona volta i limiti di teorie anguste rilanciate come valori universali da questo o quell’intellettuale, eletto a profeta da un sistema mediatico poco colto e troppo virtuale, scarsamente rappresentativo della società reale nel suo complesso. Allora dedichiamoci qui all’elogio della matita e del verbo “temperare” che le si accompagna. Nelle parole, sull’esempio del grande filologo Giovanni Semerano, si incorpora la somma delle idee, culture, simboli, usi, costumi, tradizioni che attraversano l’Europa e il Medioriente, come dimostrò con i suoi monumentali studi. Lasciando da parte i grandi, ecco che anche noi facciamo una piccola riflessione, a partire proprio da “temperare”, verbo che si addice in particolare alla matita. Ma oltre a fare la punta, “appuntire” (anche nel senso di puntuta, come si addice alla satira, per restare nel merito), temperare significa anche rendere più moderato, meno violento, mescolare una cosa con un’altra di diversa o opposta natura, allo scopo di attenuarla o addolcirla. O ancora, dominarsi, contenersi nello sfogo dei propri istinti. Sono tutte definizioni ufficiale del vocabolario che – tra le tante Religioni del Libro, come si definiscono i tre monoteismi – potrebbe essere a sua volta, insieme all’Enciclopedia degli illuministi, un assai degno Libro dei Laici. E ancora, l’umile anima di grafite (materiale peraltro al cui studio sotto forma di grafene l’Unione Europea sta dedicando ricerche finanziate con un budget miliardario) consente sfumature, ripensamenti, nuovi tragitti e traiettorie che il pur nobile inchiostro non permette. Invece saper tornare sui propri passi, pentirsi con una cancellatura o rafforzare anche furiosamente il tratto, in una molteplicità di linee è una qualità rara. Questa materia duttile, quindi, non a caso è il proseguimento ideale di una mano che segue liberamente il suo pensiero, senza i mai e i sempre di una mente più rigida. Poi è giusto che si addivenga a un impegno duraturo e che questo prenda la forma irrevocabile di un tratto a penna. Ma riso leggero,...

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